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Tiriamo fuori il veleno e andiamo in Russia

Massimo Ciccognani

Dal Cremlino all’Apocalisse c’è un sottile filo che lega la speranza alla tragedia. Per carità, le tragedie vere sono ben altre, ma è innegabile che un’uscita dal prossimo Mondiale di Russia sarebbe, col dovuto rispetto, una catastrofe per il calcio italiano. Domani o si fa l’Italia o si muore. Garibaldi, a suo tempo, fece perfettamente il suo dovere, riunendo l’Italia. Domani tocca agli Azzurri e a capitan Ventura fare l’Italia o meglio, portarla là dove dovrebbe meritare, ovvero il palcoscenico internazionale di maggior prestigio. Altrimenti sarà un fallimento al quale non vogliamo assolutamente pensare. L’Italia s’è persa dopo Madrid, quella sconfitta pesante, un macigno che ancora oggi pesa sulla testa di una squadra che in campo sembra il Borgorosso Fc, dove ognuno gioca per sè, dove la tattica è un optional, dove la qualità che pure i nostri dovrebbero avere non è mai uscita fuori, al pari di un “veleno” calcistico che avremmo voluto vedere negli Azzurri. Dentro o fuori, l’ennesimo bivio di un calcio italiano che forse non credeva oggi di trovarsi nella scomoda situazione di dover rimontare una Svezia, generosa, cattiva e pratica, ma pur sempre formazione mediocre. All’Italia di Stoccolma è mancato anche il veleno che aveva in corpo ai tempi di Antonio Conte. Per carità, niente paragoni, ma è innegabile che l’incredibile leggerezza dell’essere Italia,  finora ha fatto la differenza. Gian Piero Ventura ha certamente tante responsabilità (ma non il solo), prima su tutti quella di non aver dato un gioco, un’anima e una identità a questa Nazionale. Ha cambiato molto, ma invertendo i fattori il prodotto è rimasto lo stesso, quasi come se a Madrid fossero rimaste sul campo le ultime energie mentali. Ma non è così o almeno a questo ci aggrappiamo. Domani è un altro giorno, e allora che sia il giorno dell’Italia. Perché se Ventura ha sbagliato, in campo vanno sempre i giocatori. Molli, impalpabili, mai velenosi. Buffon ha detto le cose giuste, non servono proclami. Il tempo delle parole è finito, servono i fatti. Non ci interessa come, in che maniera l’Italia possa vincere questa partita contro la Svezia. La deve vincere e basta. E la debbono vincere i giocatori, perché l’Italia passa, l’Italia resta. E una sconfitta domani sera, sarebbe un’onta impossibile da lavare. E allora tiriamo fuori il veleno, tutto in novanta minuti, non per fare l’impresa, ma semplicemente quello che è nelle nostre corde. Giocare al calcio e vincere. Forza Italia.

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