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Ancelotti: “La Roma in passato mi ha cercato ma avevo già firmato col Bayern. Futuro? MI riposo fino a giugno poi, vedremo”

MASSIMO CICCOGNANI

TORINO Il titolo del suo libro, premiato oggi a Torino con il Premio Antonio Ghirelli dice testualmente “Leader calmo”. E’mil profilo do Carlo Ancelotti, l’uomo che più di ogni altro ha dato lustro al calcio italiano, in patria ma soprattutto all’estero. Un vincente, dal Chelsea, al Psg, dal Real Madrid al Bayern Monaco. La calma è la virtù dei forti, si dice, e lui calmo lo è sempre stato. “Lo era mio padre, lo era la mia prima insegnante, lo sono diventato io nella vita”, spiega Ancelotti davanti ad un parterre tutto orecchie, tra cui Michele Uva, Renzo Ulivieri, Andrea Agnelli, Gianni Rivera. Calmo e schietto, come sempre. L’esonero bavarese alle spalle, totalmente proiettato verso il futuro.  “Il Bayern ormai rappresenta il mio recentissimo passato. Non è successo nulla di particolafre, l’esonero fa parte della vita e del nostro lavoro e non ne sono sorpreso. Ho chiuso un’avventura ora vediamo la prossima, ma io non cambio, sono sempre lo stesso”. Ma è inevitabile tornare a parlare di quel divorzio a stagione appena iniziata e soprattutto dei rapporti con i senatori incrinato. “Il rapporto con i giocatori è sempre stato buono con tutti, ho cercato di rispettare tutti alla stessa maniera e lo stesso è successo al Bayern, non ho avuto grossi problemi coi giocatori. Dopo si dice che qualche calciatore era contro me, francamente questo non lo so. Personalmente ho sempre cercato di rispettare tutti, anche se ero io a dover fare delle scelte. Quando giochi mandi in campo undici giocatori e sette in panchina e sta all’intelligenza delle persone accettare le scelte e nella forza di un club supportare il tecnico, perché se un giocatore va a lamentarsi dal presidente e questi gli mette la mano sulla spalla dandogli ragione, si fa solo del male”. E poi lo sguardo al futuro che però non ha trovato terreno fertile in Ancelotti. “Per adesso mi riposo fino a fine stagione poi, vedremo”. Le domande sono incessanti e portano di filata al Milan con riferimento alla battuta di Montella di essere prongo a fargli da vice. Ancelotti sorride: “Sulla panchina del Milan vedo Montella,  su quella della Roma Di Francesco, su quella dell’Italia Ventura. Li apprezzo e li stimo molto, e spero possano vincere tutte le partite da qui alla fine. Montella? Lui ha detto che farebbe volentieri il mio vice, io ho detto che farei volentieri il suo: possiamo fare una partita per uno, uno fa l’allenatore, l’altro il vice. Il problema è uno solo: dobbiamo trovare la società che ce lo fa fare, ma la troveremo.  Dai, non scherziano, io adesso sono in vacanza e ci rimarrò fino a giugno e non ho intenzione di rientrare prima. Dentro di me ho ancora la voglia di allenare tutti i giorni e per questo non penso di prendere una nazionale. Eventualmente lo farò solo quando questa voglia mi passerà. L’Italia ha la forza di arrivare al Mondiale e lì di far bene anche se ci sono nazionali più forti: il calcio è un gioco di squadra e le fortune si costruiscono con la solidità difensiva come è spesso successo all’Italia”. L’ultima battuta sulla Roma americana. Ancelotti fa finta di non conoscere bene nè dirigenti nè la situazione della società. Solo finta perché quando si ipotizza che difficilmente sarebbe preso in considerazione da una proprietà che pian piano sta cancellando il passato, e che non avrebbe mai preso in considerazione uno come Ancelotti legato alla Roma di Viola, ecco Carletto avere un sussulto. “Ma no, non è così perché il presidente Pallotta mi ha cercato. Peccato che avevo già firmato con i tedeschi”.

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