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Dalla Russia col pallone: Francia, Var, sorprese e delusioni. Fine dei giochi. Dasvidania

dall’inviato Massimo Ciccognani

MOSCA E’ finito, il mondiale 2018 passa già agli archivi, oggi è già domani e testa alla prossima edizione invernale in Qatar. Il tempo è volato lungo 64 partite, trentuno giorni di gare. Emozioni? Tante, a cominciare da un Paese caldo, accogliente ospitale. Ha vinto la Francia, onore ai Blues che hanno vinto, meritatamente, sfruttando quella che una volta era la nostra arma migliore, ovvero catenaccio e contropiede. Merito di Didier Deschamps, che in Italia ha vissuto e giocato molto e imparato presto l’arte del prima non prenderle poi, speriamo in Dio. Ha vinto la squadra meglio organizzata che non ha perso un colpo, compreso quel pari con la Danimarca pilotato da giorni perché faceva comodo ad entrambi. Ha vinto la squadra più cinica, più cattiva, con una buona organizzazione di gioco e con in campo tanti talenti a cominciare da Antoine Griezmann per chiudere col gioiellino Mbappé. Doveva essere il suo mondiale. E così è stato, fino in fondo. La Croazia s’è fermata sul più bello. Voleva regalare un sogno al suo popolo e c’è riuscita, in parte. Talenti puri in campo (Luka Modric da pallone d’oro), ma soprattutto una qualità costruita grazie alla saggezza di un tecnico, Dalic, che ha preso la squadra in corsa, l’ha portata al mondiale, ha insegnato loro il suo credo e i risultati gli hanno dato ragione. Anche a Zagabria hanno fatto festa, come a Parigi, consapevoli, loro sì, di essere tornati a casa a testa altissima. Sono mancate le stelle annunciate. La Spagna è saltata ai rigori contro la Russia, vittima del suo tiki taka e di zero tiri in porta. Finito un ciclo, un sistema di gioco? Forse no. L’esonero di Lopetegui a due giorni dal via,  non ha giovato alla causa comune. Hierro ha fatto quel che poteva, ma la Spagna di Lopetegui, forse, avrebbe raccontato ben altra storia. A casa anche la Germania, i padroni dell’universo calcistico che hanno masticato amaro per un mondiale sottotono, mai da protagonista. Squadra vecchia, da rifondare, con Low che qualche colpa se la porta dietro, ma soprattutto una condizione fisica pessima. Il mondiale, non lo vince solo la squadra più forte, ma quella che nell’arco temporale della World Cup, riesce ad esprimersi al massimo. Come ha fatto la Francia. A casa anche Argentina e Portogallo. L’Albiceleste continua a non convincere, un tecnico incapace di gestire, Sampaoli è stato poi esonerato, e vittima dello spogliatoio che ha lasciato a casa uno come Icardi, capocannoniere in serie A, con Higuain e Dybala impiegati col contagocce. Poi, la querelle Messi che continua a sentire sulle spalle il peso di una eredità pesantissima, quella di Diego Armando Maradona. Senza gioco e identità, giusto tornare a casa. Portoghesi invece troppo e solo legati a Ronaldo che l’ha portati agli ottavi, ma senza una squadra attorno, anche le stelle finiscono per restare a guardare. A casa è andato anche il Brasile e questa sì che è una delusione forte perché i verdeoro potevano e dovevano centrare la finale. Traguardo disatteso complice un gioco non sempre brillante che si mette in moto grazie ai guizzi dei singoli, ma non può bastare per vincere. Neymar ha fallito anche questa opportunità e più che per i suoi gol, sarà ricordato per le sue sceneggiate in campo che non fanno certo onore ad un campione. E’ stato il mondiale delle sorprese? Si, ma fino ad un certo punto, perché il Belgio è una gran bella squadra, talento e fantasia al potere, ha fatto fuori il Brasile con una prestazione poderosa, ha rischiato di cadere contro il gagliardo Giappone rimondando due gol nel finale e mettendo la freccia proprio sulla linea del traguardo. Hazard, De Bruyne, sono talenti di grandissimo spessore, il gigante Romelu Lukaku è apparso a tratti devastante, ma come ci suggeriva qualche collega inglese, riesce ad essere grande con i piccoli e nascondersi quando il gioco si fa duro. E’ piaciuta l’Inghilterra del nuovo corso che Southgate ha avviato proprio in questo mondiale. Squadra giovane ma di prospettiva che a gioco lungo ha pagato inesperienza a certe latitudini, ma che può ripartire da tante certezze. A cominciare da un uragano chiamato Harry Kane, miglior bomber di premier league e incoronato re anche a Mosca. Ha fatto tanto, forse troppo, la squadra di casa che molti non davano neppure agli ottavi. Il “colonnello” Cherchesov ha fatto un ottimo lavoro, il resto lo ha confezionato quell’inno da brividi che una volta in campo ha dato una spinta in più a Golovin e compagni (e non solo per modo di dire). Sono sparite presto le africane e poche gloria per le altre sudamericane, escluso l’Uruguay che ha giocato un mondiale di spessore. Ha vinto il Maestro Tabarez per il quale potrebbe non esserci un’altra opportunità calcistica, ma quel suo festeggiare, alzarsi dalla panchina con la stampella e abbracciare i suoi, rimarrà una delle cartoline più belle e commoventi di questo mondiale. Delusione Egitto? No, perché Salah è un ottimo calciatore, e basta. E da soli non si vince. Oltre alla Francia, il trono spetta alla Russia, per organizzazione, sicurezza e un modello da seguire. Stadi perfetti, sempre pieni, controlli meticolosi e giusti. Metal non sono negli stadi ma in ogni angolo della città. Sfida vinta. Putin ha regalato alla storia il più bel mondiale di sempre, e non certo dal punto di vista qualitativo altrimenti si offenderebbero i predecessori che a qualità ne hanno da vendere, ma il miglior mondiale per i motivi sopra elencati. E poi ha vinto Infantino, il presidente che decide, che ha voluto il Var che è stato decisivo. Errori ridotti al 99%, quasi niente. La nuova tecnologia ha salvato il mondiale da qualche figuraccia e da qualche rimpianto. Rigori assegnati con la moviola, altri concessi e poi revocati grazie alla tecnologia. Questo si chiama futuro ed è, a distanza di tanti anni, la vittoria di un caro amico, di un papà come Aldo Biscardi che la moviola in campo la voleva e invocava da anni, illuso dalle parole di presidenti come Blatter che in campagna elettorale promettevano per poi voltare le spalle al futuro. Infantino no, è stato di parola. Voleva la moviola ed il Var è stato il primo atto del suo mandato. Aldo, ne è stato felice, guardando dallo schermo di teleparadiso il mondiale e ci sembra di sentirlo in chiusura di trasmissione: “Denghiu Infantino”. E poi è stata la vittoria della gente, un milione e 300mila tifosi arrivati da tutto il mondo, felici, raggianti, chiassosi, da Mosca a Sochi, da Kazan a Niznij, da Samara a San Pietroburgo. Perché il calcio è di chi lo ama. E allora game over, mondiale finito. Se ne riparla tra quattro anni quando l’inverno asiatico aprirà le porte all’edizione di Qatar 2022. Dasvidiana.

IL MONDIALE IN UN CLICK

Un uomo solo al comando: Deschamps
L’amarezza di Luka Modric
Un successo mondiale per Infantino e Putin
Russia 2018 è stata la vittoria del Var
I meravigliosi tifosi islandesi

 

 

 

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