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Gruppo C. “Biscotto” e ottavi: Francia e Danimarca non si fanno male

dall’inviato Massimo Ciccognani

MOSCA Alla fine “biscotto” era stato ipotizzato e “biscotto” è stato. In fondo Francia e Danimarca avevano poco da chiedere all’ultima del gruppo, ma la loro recita nell’ultimo game delle eliminatorie, è stata a dir poco penosa. Un punto per uno, buono alla Francia per blindare il primo posto, altrettanto per la Danimarca per avere la matematica qualificazione agli ottavi (0-0). Tanto turn over nella Francia: in panca Pogba, Lloris, Umtiti e Mbappe, mentre la Danimarca  schiera l’atalantino Cornelius al posto di Jorgensen. In campo anche l’udinese Larsen. A guardare l’avvio sembra una partita vera con la Danimarca che spinge forte fin dal calcio d’inizio. Danimarca in campo con 4-2-3-1, con lex romanista Kjaer e Christensen centrali di difesa, Eriksen un fulmine di guerra ne centrocampo a tre disegnato con Jorgensen centrale che in fase di non possesso si abbassa per comporre una linea di difesa a cinque, e Delaney dalla parte opposta. Davanti l’atalantino, ispiratissimo a provare a far breccia nella retroguardia transalpina. Francia invece schierata 4-3-3, Varane ad orchestrare il reparto arretrato, Kante e Nzonzi intermedi, Lemar, Griemann e Dembele alle spalle di Giroud. Tolisso, Pogba e Matuidi diffidati e per questo Deschamps preferisce non correre rischi. E nonostante le assenze, niente male. Tanta pressione da parte dei danesi che fanno densità nella metà campo francese. Eriksen spinge con continuità, cambia spesso il fronte d’attacco e diventa imprendibile, mentre Hernandez dalla parte opposta si evidenzia in una Francia dove sembra ci sia poca coesione tra gli attaccanti. Giroud spaesato, Griezmann si accende ad intermittenza. Tanto fumo e pochissimo arrosto, perché gli “screzi” in campo sono solo apparenza, perché alla fine Francia e Danimarca non graffiano, fatto tutto bene fino alla trequarti per poi spegnersi come cerini che durano giusto il tempo di accendere una sigaretta. Inizialmente la gente del “Luzhniki” si scalda per poi capire che di vero c’è solo il biglietto e i soldini tirati fuori per accomodarsi in tribuna. Spettacolo non condivisibile col prezzo perchè danesi e francesi preferiscono non farsi male,  innescando improvvisi controgioco ma senza farsi male. Guai. Primo tempo bruttino ma non aspettiamoci fuochi pirotecnici nella ripresa. Oltretutto la vittoria del Perù sull’Australia amplifica la voglia di Francia e Danimarca di arrivare in surplace agli ottavi. Musica che non cambia nella ripresa, mentre da casa cambia il canale di qualche utente che davanti al torello messo in atto da Francia e Danimarca prova a “sbirciare” Australia-Perù che ormai conta quanto il due di coppe quando regna bastone, ma almeno c’è animosità e voglia di vincere da ambi le parti. E la convinzione che se dovesse scapparci un inatteso vantaggio, si apriranno le praterie dell’immenso per permettere all’avversario sfortunatamente colpito per sistemare le cose. Qualche fischio dalle tribune, ma a danesi e francesi importa poco perché come diceva il Macchiavelli, il fine giustifica il mezzo. E allora pari avanti tutta con le navi francese e danese che sbarcano agli ottavi dopo una viaggio di novanta minuti di bonaccia. Ma la bordata di fischi al novantesimo, è stato un segnale che la gente di Mosca non ha gradito. Adesso scatta la fase ad eliminazione diretta, con la Francia attesa dalla seconda D (la conosceremo stasera, una tra Argentina, Nigeria e forse anche Islanda), mentre la Danimarca incrocerà le armi con la temibile Croazia. E dalla prossima settimana, biscotti solo a colazione. Nel cappuccino.

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