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Champions. Roma ad un passo dall’impresa, ma in finale va il Liverpool

Massimo Ciccognani

Lo sdegno è totale. In finale non vanno i migliori, ma i più aiutati, il Real e il Liverpool che all’Olimpico subisce il 4-2 che per poco non ribalta il 5-2 di Anfield, ma sulla gara dell’Olimpico, come su quella del Bernabeu, pesano i clamorosi errori dell’arbitro Skomina che ha negato due colossali rigori ai giallorossi oltre ad un’espulsione. Va avanti il Liverpool, ma la Roma mastica amaro. Maledetto Var che in Europa non lo vogliono e che ha finito con il condizionare un’altra partita. A Kiev sarà Real Madrid-Liverpool. Niente remuntada all’Olimpico anche se la Roma ha chiuso ad un passo dal confezionare un altro miracolo firmando un 4-2 in rimonta con un secondo tempo da favola andando ad un passo dal rimontare il 5-2 dell’andata. Qualche errore di troppo, ad Anfield e stasera, ma soprattutto quei due clamorosi errori arbitrali di Skomina. E il rimpianto al fischio finale è enorme. Fine dei giochi ma con tanto rammarico. In finale vanno i Reds di Jurgen Kloop,  la squadra più in forma d’Europa cui basta sfruttare al meglio le debolezze iniziali di una Roma che si fa male da sola in avvio regalando il vantaggio a Manè dopo appena otto minuti proprio nel momento in cui i giallorossi stavano premendo per sbloccarla. Qualità, gioco, velocità, posizione. Ha tutto il Liverpool per meritarsi una notte di gloria sotto il cielo di Roma, ma quello che sembrava facile dopo quarantacinque minuti, si scontra con una ripresa dove la Roma si sará pure svegliata tardi, ma aveva tutto per ribaltarla.  All’Olimpico finisce 4-2 dopo il 5-2 per i rossi ad Anfield. Milner regala il pari ai giallorossi con una sciagurata autorete prima del nuovo vantaggio di Vijnaldum che sfrutta la dormita della difesa romanista. Dzeko fa 2-2 nella ripresa dove alla Roma mancano anche due calci di rigore. Nel finale il 3-2 e il 4-2 di Nainggolan ma che non basta per ribaltarla. La Roma si sveglia tardi, gioca un secondo tempo da favola, ma riesce solo ad andare vicino all’impresa. Tanto vicino che il rimpianto stanotte è enorme. Soprattutto per quei due clamorosi errori arbitrali che, col senno del poi, potevano regalarci un’altra notte. Magari magica. Formazioni confermate in avvio. Inglesi con la formazione tipo, mentre Di Francesco sceglie il 4-3-3 con Pellegrini al posto dell’infortunato Strootman, mentre davanti tridente con Dzeko, El Shaarawy, Schick. Colpo d’occhio eccezionale, Olimpico bellissimo e altrettanto caldo. Roma chiamata ad una nuova impresa, qualcosa di più di un semplice miracolo. Da ribaltare il doloroso 5-2 di Anfield. E così i giallorossi partono ventre a terra, aggressivi e determinati, fischi di paura per l’ex Salah. Dzeko è ispirato e fa subito capire di voler incidere sulla gara. Di Francesco aspetta anche Nainggolan, ma stavolta il belga  per un e cesso di leggerezza sbaglia l’appoggio per vie centrale innescando il controgioco di Firmino che trova a rimorchio Manè che entra in area e brucia Alisson. E fredda l’Olimpico:1-0 e sono passati appena otto minuti. Tutto in salita per la Roma che per passare ne dovrebbe fare quatttro. I giallorossi non mollano e provano a reagire, ma i rossi di Kloop sono in totale controllo della partita anche quando, Milner, colpito da un rinvio di Lovren, di testa la mette alle spalle del proprio portiere. Autogol clamoroso, con la Roma che non ingrana la stessa marcia che l’aveva portata ad eliminare il Barcellona. Di contro un Liverpool sornione, con Vijnaldum e Robertson che in mediana fanno la voce grossa. Nainggolan non incide, Pellegrini non penetra come gli ha chiesto Di Francesco. Ci pensano El Shaarawy e l’onnipresente Dzeko a provare a graffiare. Ma non basta. Il Liverpool controlla e quando riparte sono dolori. Robertson asfalta Florenzi, sfonda a sinistra e la rimette in mezzo per Manè che la tocca a botta sicura. Ci vuole un super Alisson per spedire in angolo. Troppo Liverpool per una Roma in  chiara difficoltà e a stretto giro arriva il raddoppio dei reds. Dzeko al limite dell’area romanista, la tocca all’indietro sulla pressine fallosa di un avversario e Vijnaldum da due passi la mette ancora dento. Minuti giocati 25 e rossi avanti 2-1. Mane è in giornata di grazia e semina il panico nella metà campo giallorossa. El Shaarawy centra il palo, l’ennesimo della stagione giallorossa. E non va meglio nella ripresa con la Roma scossa nell’orgoglio. Dzeko viene falciato in area da Karius, ma per Skomina è tutto regolare. Il bosniaco non ci sta, schiuma rabbia e sull’ennesimo attacco romanista trova l’angolo più lontano dove Karius non può arrivare: 2-2 dopo sette nella ripresa. Di Francesco cambia, richiama lo spento Pellegrini, dentro Under. Serve spinta e brio, tanto ormai c’è poco da perdere. Roma adesso posizionata 4-4-2 con De Rossi e Nainggolan in mediana con Under ed El Shaarawy alle spalle del bosniaco e Schick. Ci provano Under ed El Shaarawy in una Roma che ci prova con la forza della disperazione, sul Faraone c’era anche espulsione ma anche in questa circostanza Skomina non vede un mani vistoso del difensore di Kloop. Sfortunata la Roma che si sbilancia con Dzeko che da ottima posizione si divora la palla del vantaggio. Ma sono sempre tre i gol di vantaggio per i rossi che non soffrono oltre misura. Fuori De Rossi dentro Gonalons a poco più di venti dalla fine. Salah si vede poco, Firmino si limita al minimo indispensabile, indemoniato invece Manè. Fuori El Shaarawy dentro il baby Antonucci all’esordio in Europa. Dzeko semina il panico, vuole il gol vittoria anche se simbolica. È lui, il gigante di Saraievo, la faccia bella di una Roma che generosamente ci ha provato. Come Nainggolan che a sei dalla fine prova a farsi perdonare dell’errore del primo tempo, firmando il 3-2. In pieno recupero lo stesso Radja su rigore firma il 4-2, ma ormai non c’è più tempo. E finisce così con il Liverpool a festeggiare la qualificazione alla finale e la Roma uscire tra gli applausi della sua gente. Una Roma che merita solo un grazie per quanto fatto in questa champions, arrivando a sorpresa, ma meritatamente, alle porte della finale. Chi l’avrebbe detto.  E stasera, ha dimostrato che poteva ambirea Kiev, senza qualche errore di troppo in avvio, con  qualche decisione arbitrale discutibile. Roma a sta altissima e anche con tanto rammarico. IN finale va il Liverpool che nei 180 minuti ha fatto vedere cose importanti, giocando un calcio di qualità,  veloce, frizzante. Alla Roma il rimpianto di aver sbagliato qualcosa, altrimenti in Ucraina sarebbero arrivati i giallorossi. A Kiev invece va la squadra di Kloop e  Il 26 maggio sará un osso duro anche per il Real Madrid.

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