Massimo Ciccognani
Due trofei da esporre domenica a San Siro e l’Inter si fa bella. Scudetto e Coppa Italia, tutto in quattro giorni. Dalla vittoria del ventunesimo titolo con tre giornate di anticipo, alla conquista della Decima Coppa Italia maturata nella gara dell’Olimpico che obiettivamente non è stata una vera partita di calcio. Troppo netto il divario tra le due squadre, con la banda Chivu a dominare in lungo e in largo un avversario che non ha mai opposto resistenza. Hai voglia a dire che sarebbe stata altra partita rispetto al 3-0 del sabato precedente in campionato. I numeri non mentono e questi dicono che l’Inter è la più forte in assoluto. Chivu a correggere i dati della storia perché al primo anno in nerazzurro ha colpito due volte (scudetto e coppa italia) esattamente come fecero Josè Mourinho e Roberto Mancini. E’ l’Inter la più titolata d’Italia negli iultimni sei anni dove ha messo imn bacheca nove trofei, arrivando due volte in finale di Champions e, se vogliamo, ha lasciato per strada due scudetti che sembrano vinti, quelloi della stagione 2012/22 quando la sconfitta nel recuero di Bologna spianò la strada al Milan di Pioli, e lo scorso anno quando fu il Napoli a portare a casa i titolo all’ultimo respiro complice il 2-2 nerazzurro a San Siro contro la Lazio. Due suicidi, che non tolgono nulla a Milan e Napoli, ma che al pensiero intriscono la bacheca nerazzurra. Per riscrivere la storia, c’è voluto un ex calciatore, Cristian Chivu, che dopo il bello fatto vedere con le giovanili, ha raccolto la sfida di prendere in mano la prima squadra. E vincere subito, perché all’Inter conta solo quello.
La notte dell’Olimopico, più che una partita di calcio con in palio un trofeo, è apparsa una normale amministrazione, un fatto dovuto, perché partita vera non c’è mai stata, con la Lazio che ci ha messo tanto del suo facendosi male da sola in occasione dei due gol che hanno deciso la sfida, Prima l’autorete di Marusic che ha corrertto in maniera goffa nella propria rete un colpo di testa di Thuram dopo un angolo di Dimarco, che favorisce (ma non ne aveva bisogno), chi la partita (l’Inter) l’aveva già in pugno. E poi, poco dopo la mezz’ora, il raddoppio, quando l’evanescente Nuno Tavares si è addormentato consentendo a Dumfries di galoppare palla al piede verso la porta laziale e consegnare al suo capitano, Lautaro, un cioccolatino che andava solo scartato. Detto, fatto e 2-0 che virtualmente ha chiuso una partita dove la Lazio ha confermato i limiti che si conoscevano, e l’Inter impadronitasi di una partita giocata con acume tattico, brava nell’aggredire il primno portatore di palla e fare la sua partita, senza mai strafare o essere costretta ad arrotare i bulloni per tenere l’avversario.
Troppa Inter, che alla fine fa sorridere Chivu che continua a non pensare al modo di come ha cambiato l’Inter, ma elogiando i colori, la maglia, i calciatori e il popolo nerazzurro. La festa sul podio in un tripudio a tinte nerazzurre, che hanno coloraro d’immenso il cielo sopra la Capitale. Per il primo anno può bastare. E’ l’Inter la più forte, la più bella. E tutti a nanna.


