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Infantino si coccola Buffon: “Se smette lo porto alla Fifa”

“Mi sarebbe piaciuto consegnargli la coppa. Se smette di giocare, vado di persona a prenderlo e a portarlo alla Fifa”. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, sarebbe pronto a consegnare un ruolo importante in seno alla federazione internazionale a Gianluigi Buffon, qualora il portiere e capitano della Juventus appenda gli scarpini al chiodo. Ancora rammaricato per l’esclusione della Nazionale ai Mondiali in Russia, il 47enne dirigente italo-svizzero affronta le questioni spinose del calcio italiano in un’intervista pubblicata oggi da ‘La Gazzetta dello Sport’. A cominciare dalla Figc: “Spero il commissariamento sia il più breve possibile. Uno o due uomini non possono cambiare una situazione che ha bisogno di un presidente forte, condiviso da tutte le parti, e con una strategia a lungo termine. Club, leghe, giocatori, tutti devono andare nella stessa direzione. Come in Germania negli anni 90, dopo la crisi di risultati. Come in Inghilterra dopo l’Heysel. Tutti al tavolo a pensare al bene comune. Oggi la Germania vince il Mondiale e a Confederations con i giovani, e l’Inghilterra è campione del mondo Under 17 e Under 20. Nel nostro Dna c’è la creatività”. Capitolo Var: “Due minuti sono tanti per una decisione, ma scenderanno. Meglio due minuti per una decisione giusta, oppure una subito ma sbagliata? Non ci rendiamo conto che in una partita si perdono sette minuti per le rimesse dal fondo e laterali, e otto minuti e mezzo per le punizioni. Il problema sono i due della Var che possono rendere più giusto un risultato?”. La tecnologia di ausilio ai direttori di gara dovrebbe esserci anche al Mondiale in Russia: “Decide l’Ifab a marzo, ma la raccomandazione è stata forte. Ero scettico due anni fa, quando la proposi, subito dopo l’elezione. Ma allo stesso tempo, ricordando tutte le polemiche, mi sono detto: ‘Se non proviamo…’. Non si torna indietro, è stata una rivoluzione. Credo serva più comunicazione e più chiarezza, anche per il pubblico, per evitare equivoci: in Italia un miglioramento c’è già stato. Anche se non si può chiarire tutto al video. Pensi al fallo di mano: è la palla che va in direzione del braccio o viceversa? Mi accontenterei del 99% di risposte corrette che abbiamo ormai raggiunto: il 100% no, non va bene nel calcio. Importante evitare che l’arbitro commetta errori gravi, che un Mondiale non sia vinto per un errore. L’interpretazione umana resta. Forse gli arbitri non sono abituati: ma andare, e vedere da più angolazioni, sarà importante. I casi devono restare i soliti: gol, rigore, espulsione, scambio di persona. Almeno in Italia, potete chiamarla moviola, non è un problema”. Infantino sente l’esigenza di intervenire anche sulle regole del calciomercato: “Capisco che sia un’urgenza italiana: quando c’erano soldi, diritti tv, successi nelle coppe, il problema era meno sentito. Ma comunque c’è da intervenire per tutti. E subito. Sono già al lavoro, ho presentato un piano con undici proposte al comitato stakeholder. Quello che vedo non mi piace. Nel 2017 i trasferimenti internazionali hanno raggiunto i 6,4 miliardi di dollari, le commissioni per gli agenti il mezzo miliardo, mentre per la formazione ci sono soltanto 60 milioni. Soldi, questi, che andrebbero ai piccoli club. Com’è possibile che, mentre il giro d’affari aumenta, gli investimenti per i giovani si riducano? Servono regole di trasparenza inderogabili per gli agenti. Regole sui trasferimenti, anche per l’immagine del calcio: non è bello che il mondo veda circolare sei miliardi e poi, se le autorità giudiziarie intervengono, si scoprono nero e illegalità. Riduzione della finestra di mercato estiva: troppo lunga, i campionati devono cominciare con squadre già fatte. Riduzione del numero di trasferimenti a gennaio: era il mercato di riparazione, non si può rifare la squadra. Non mi piace un giocatore che fa il girone di andata con un club e quello di ritorno con un altro. Non è nostalgia, le regole cambiano, ma vorrei recuperare i valori che hanno reso grande il calcio. E ancora: riduzione dei prestiti, più fondi per la formazione, rose con massimo 25 elementi. I migliori devono giocare, non fare la panchina negli stessi grandi club. Se sono regole per tutti, non sono discriminatorie. Credo che per quest’anno le date di mercato saranno le stesse, ma entro fine 2018 vorrei il nuovo set di regole. Vorrei un sistema a prova di critiche”. Sul fair play finanziario: “Il fair play e le nuove regole sui trasferimenti possono, devono, essere in simbiosi. L’80% delle spese dei club va in mercato e stipendi, troppo. Il salary cap è difficile, ma si potrebbe pensare a un tetto agli ingaggi, basato sugli introiti generali della squadra, per rendere più sostenibile il sistema. C’è la luxury tax. Senza dimenticare che le più efficaci sono le misure sportive, come gli homegrown players, cresciuti nel vivaio”. Ricordato che nel 2026 i Mondiali saranno a 48 squadre, Infantino è convinto che il Mondiale per club “si farà dal 2021, a giugno, ogni quattro anni. Con 24 squadre, di cui la metà europee, in 8 gruppi da 3 club. Più quarti, semifinali e finale. Sono tutti favorevoli, dobbiamo discutere i dettagli”.

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