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Gattuso avverte il Milan: “Si deve fare di più ma c’è molto da lavorare”

“Il mio sogno continua, è un privilegio allenare una squadra così”. Rino Gattuso si presenta come nuovo tecnico del Milan. L’ex centrocampista rossonero, tornato a Milanello l’estate scorsa per guidare la Primavera, si è trovato catapultato sulla panchina della prima squadra dopo l’esonero di Vincenzo Montella e quello di oggi è per lui “un giorno importante, è una grandissima responsabilità ma c’è la consapevolezza che c’è da lavorare duro. Sarà un piacere allenare questi giocatori, ci sono 16 nazionali, un’età media di 21 anni, sono giocatori che hanno fatto cose importanti e che non stanno attraversando un grande momento. Possono e devono dare di più”. Gattuso si sente all’altezza del compito nonostante qualche perplessità dall’esterno. “E’ riduttivo parlare del Gattuso giocatore, di grinta e cuore. Sono passato da Coverciano e non mi hanno regalato il patentino. Continuo a studiare e le partite non si preparano con cuore, grinta e cattiveria. Ho 100 e passa partite in panchina, ho allenato in Paesi diversi e sta a me ora dimostrare che questa squadra può fare bene. Non sono un calcolatore, voglio vivere la mia vita da protagonista. Non ho paura di bruciarmi, ho questa possibilità e voglio sfruttarla al massimo. Vado in ospedale quando la testa me la spacco, non prima”, sottolinea Ringhio, ricordando ancora: “ho preso tante legnate, ho messo in difficoltà persone che sono venute a lavorare con me. Il problema è lavorare all’Ofi Creta senza società e a Pisa senza presidente. Qua c’è tutto invece per lavorare, è un paradiso dove devi solo pensare a giocare a calcio”. Il Milan era partito con ben altre ambizioni, col ritorno in Champions come primo obiettivo. “Oggi non guardo la classifica ma penso che mancano 24 partite e 72 punti in palio. Devo vivere alla giornata, pensare partita per partita. Col Benevento è come una finale mondiale, di Champions, dobbiamo ragionare così. Oggi la cosa più importante è dare qualcosa in più a livello mentale a questi ragazzi. Bisogna ripartire dal senso di appartenenza, non bisogna dimenticare il grande senso di appartenenza e che per giocare a calcio bisogna fare fatica”. Gattuso conferma Bonucci capitano e a chi gli chiede se si senta un traghettatore replica: “Mi sarei sentito così se ci fossero da giocare solo 4 partite, non 24. So di non piacere a tutti ma conosco le mie doti e la mia forza. Mi sento vivo”. Da Berlusconi gli auguri e qualche consiglio (“L’ho ascoltato con grandissima attenzione, c’è grandissimo rispetto per quello che ha fatto al Milan e per l’uomo che è”) mentre su Montella chiarisce: “Con Vincenzo c’è un grande rapporto, onesto, ma la metodologia di lavoro, il modo di vedere il calcio è un po’ diverso. A lui, per esempio, piace il palleggio, a me pure ma negli ultimi 20-30 metri devi verticalizzare. Giocheremo con la difesa a tre, palla, tempo e spazio sono i concetti su cui lavorare. Dobbiamo dare la sensazione di essere una squadra quadrata, dallo spirito battagliero, poi la qualità c’è”. Prima di Gattuso hanno preso la parola anche l’ad Marco Fassone e il ds Massimiliano Mirabelli. Il primo ha ammeso che l’esonero di Montella “è stata una decisione sofferta. Sembra passata un’era dall’entusiasmo di luglio al clima di oggi. Se ci sono stati degli errori, li abbiamo fatti tutti. Si è persa un’opportunità importante, ora si gira pagina con un nuovo capitolo che speriamo sia più positivo”. E a questo proposito, mette in chiaro che la nomina di Gattuso ad allenatore del Milan “non è una decisione per tappare un buco ma perchè è la scelta giusta da fare in questo momento. Per Rino parla la storia, conosce queste stanze, questo ambiente meglio di chiunque altro e già qui ha dimostrato cosa vuol dire allenare il Milan. Ha fatto ottimi risultati con la Primavera. Non è una scelta paracadute, ci sono ancora 72 punti in palio, vediamo cosa raccogliamo”. A gennaio niente operazioni di mercato. “Abbiamo una rosa abbastanza competitiva, è presto per fare bilanci ma siamo convinti di avere un’ottima squadra, abbiamo investito su giocatori bravi ma giovani – le parole di Mirabelli – Conosco bene la squadra che abbiamo fatto e Rino ha delle caratteristiche importanti nel trasmettere non solo il Dna del Milan ma anche concetti che a me piacciono tantissimo. Qualcuno pensa che sia inesperto, io penso che possa darci qualcosa di importante”.m

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