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Francesco Totti e quell’addio intriso di tristezza

MASSIMO CICCOGNANI

Ci sono momenti in cui le parole non bastano, o meglio non basterebbero fiumi di inchiostro per descrivere un momento che nessuno, tra i tifosi della Roma, avrebbe voluto vivere. Domani sarà l’ultima partita in giallorosso di Francesco Totti prima di iniziare una nuova sfida, come lui stesso l’ha definita. Non è facile. Tutti sappiamo che anche le belle storie, prima o poi finiscono. E Francesco Totti, 41 anni, è  arrivato alla fine di una carriera semplicemente straordinaria. E non è un aggettivo forte perché magari Francesco non avrà vinto quello che avrebbe meritato, magari non ha alzato al cielo una Champions, non avrà vinto un Pallone d’Oro, ma ha avuto molto di più, almeno per chi, come lui, incarna la romanità. Ottavo Re di una Roma che domani sarà tutta ai suoi piedi, con gli occhi lucidi, perché sarà difficile trattenere le lacrime davanti a questo fenomeno che ci ha fatto innamorare, ci ha fatto essere orgogliosi di questa maglia, di questi colori. Poteva vincere tutto da quando il presidente Florentino Perez ha iniziato a recapitargli per Natale una camiseta bianca con scritto il suo nome. Al Real Madrid, quanto meno, avrebbe vinto 4/5 titoli spagnoli, almeno un paio di Champions, avrebbe potuto scrivere il suo nome nell’albo del Pallone d’Oro. Invece niente di tutto questo. Francesco ha dovuto accontentarsi di uno scudetto, qualche altro trofeo (coppa Italia e supercoppa) vinto con la Roma, la sua Roma, perché la differenza è tutta in quella parola. Roma, che se la scrivi al contrario di legge Amor, amore per la sua città. Nato e cresciuto a Porta Metronia, quartiere San Giovanni, Francesco ha bruciato le tappe, ha fatto capire da subito di essere un predestinato. Amato dalla sua gente, rispettato dagli avversari, con Maradona che alcuni giorni fa ha detto che Totti è stato il miglior calciatore che abbia incontrato, oppure gli elogi di gente come Del Piero, Maldini, avversari in campo, ma amici fuori, rispettosi di quest’uomo. Campione, simbolo, capitano, una vita in giallorosso. Ammetto che il suo addio al calcio me lo aspettavo diverso, una festa per salutare l’ultima bandiera, senza polemiche che inevitabilmente hanno cominciato a farsi strada complice gli “attriti” tra lo stesso Totti e Spalletti e una società che avrebbe dovuto impedire che il fuoco delle polemiche divampasse dentro le mura di Trigoria. Che tra il capitano e il tecnico non corresse buon sangue, lo si sapeva dal giorno in cui Spalletti è tornato a sedersi sulla panchina giallorossa. Poteva finire meglio, e non sto qui a pontificare sulle colpe. Che ci sono e sono di tutti. Speravi in un finale diverso, vero Francesco, ma ormai non si può tornare indietro. Mi auguro che domani sia forte il tuo cuore quando scenderai in campo. Anche se per pochi minuti. Sappi, come diceva Alda Merini che la miglior vendetta è la felicità. Non c’è nulla che faccia impazzire la gente che vederti felice. E noi vogliamo vederti felice mentre uno stadio intero si alzerà in piedi con gli occhi lucidi e continuerà a cantare “un capitano, c’è solo un capitano”.  Ciao Francè, grazie di tutto

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