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Trent’anni fa moriva Sandro Pertini, il presidente più amato dagli italiani

Alessandro Miele

Quello scatto, fece in brevissimo tempo il giro del mondo. Una scena a tratti quotidiana immortalata da poter rimanere eterna. Perché in quella foto, sull’aereo che riportava la nazionale azzurra fresca campione del mondo, c’erano il barone Causio, il capitano Dino Zoff, il commissario tecnico Bearzot e quel Presidente tanto amato dagli italiani. Si, perché Sandro Pertini, della storia del nostro Paese, ha scritto alcune delle pagine indelebili. C’era durante la prima guerra mondiale come soldato al fronte, c’era soprattutto nel periodo fascista quando si oppose fermamente al regime di Mussolini subendo esili, condanne e reclusioni, non piegandosi mai alla dittatura e combattendola fino a sfidare la morte, quando venne arrestato dalla SS e condannato alla pena capitale da cui riuscì a sfuggire evadendo dal carcere di Regina Coeli. C’era nell’aprile del 1945, quando partecipò agli eventi che portarono alla liberazione dal nazifascismo organizzando l’insurrezione di Milano. C’era, come deputato, all’interno dell’Assemblea Costituente. C’era, come senatore, nella prima legislatura. Fino a diventare, quell’ 8 luglio del 1978, Presidente della Repubblica. C’era, nel giugno dell’81, a vivere in prima persona, il dramma di Vermicino assistendo alla tragica morte di Alfredino Rampi. C’era, anche, su quel volo che riportava la nazionale a Roma, a giocare a scopone scientifico, dopo aver vinto un’insperata Coppa del Mondo nei mondiali di Spagna 82.

Il 24 febbraio del 1990, chiuse per l’ultima volta gli occhi. Sarebbe rimasto nel cuore e nelle menti degli italiani. Lui, tra i Presidenti più amati. Forse, il più amato.

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