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Premier. Ranieri si presenta al Fulham: “Possiamo salvarci, ma dobbiamo lavorare tanto”

Una vita sempre in salita, senza mai la mano del tifoso sulla salita a spingerlo verso il traguardo. Ha scritto una bella storia di calcio, da sempre. Il primo a lasciare l’Italia senza perdersi mai. La sua bussola è il lavoro, ovunque sia andato. E da oggi rieccolo in posta, Sir Claudio, il normal One del football. Uno che ama parlare con i fatti. E’ tornato in Premier, nella sua Londra, per tentare un’altra avventura, quella di portare alla salvezza il Fulham. Lo aspetta un altro miracolo, ma non lo spaventa, come non si è mai spaventato in vita sua. “Sono matto ma non sono stupido”, ha detto Ranieri, tornato ad allenare in Inghilterra, stavolta nel quartiere di Fulham, a Craven Cottage sulle rive del Tamigi, poco distante dalla sua casa londinese. Il ricordo mai sbiadito del trionfo a Leicester lo accompagna come biglietto da visita rivisitato di una carriera fantastica. Ma guai sognare. “Scordatevelo. Quella è stata una favola. Ora dobbiamo solo lavorare duro e provare a salvarci”. Ma proprio a Leicester va il primo pensiero, la tragedia del suo presidente morto. “So di aver fatto cose meravigliose da quelle parti, ho ancora un legame fortissimo con la città, con i tifosi che hanno un cuore enorme. La tragedia del presidente mi ha sconvolto, anche io qualche volta ho preso quell’elicottero…”, ricorda Ranieri con la voce rotta dall’emozione, ma nessun rimpianto per quel che poteva essere e non è stato fino in fondo. “Prendo sempre il lato buono delle cose e lavoro duro, che per me è tutto nella vita. E comunque questa è la vita di un allenatore: se le cose vanno male devi cambiare l’allenatore, come è successo a me a Leicester. Bisogna accettarlo”. Il passato è passato, fa parte della galleria fotografica dei ricordi, da custodire gelosamente sul suo telefono e nel cuore, ma adesso c’è da guardare avanti. “Guardo sempre avanti, il passato per me è esperienza, non ricordi. Sono molto ambizioso, anche alla mia età: mi sento giovane perché assorbo energia dai miei calciatori e loro da me. Non devo dimostrare niente, perché credo di aver raggiunto il giusto equilibrio nella mia carriera. Ora sono felicissimo di essere tornato nel miglior campionato del mondo, dove c’è rispetto per tutti, spirito combattivo e qualità altissima. Questo campionato mi piace forse per quella che è stata la mia carriera da calciatore. Non ero molto tecnico ma lottavo come un leone, ed è per questo che qui mi sento a casa”. Ricominciare a 67 anni, senza sentirli, anche se stavolta la sfida è di quelle durissime. Il Fulham, è ultimo in classifica, ma Sir Claudio guarda positivo. “Possiamo salvarci, ricaricherò questi giocatori ma loro devono dimostrarmi di dare il massimo. Sono affascinato dalle imprese impossibili. Ogni avventura è differente, ogni sfida mi dà forza: ricordo a Parma, nel 2007, presi la squadra a febbraio, tutti i miei amici mi dicevano “ma tu sei matto, questi sono condannati alla B”. Invece ci siamo salvati all’ultima giornata. A Cagliari (1988-1991, dalla C alla A in due anni), alla prima stagione di serie A eravamo ultimi e abbiamo evitato la retrocessione con un turno di anticipo…”. Tra poco più di una settimana, il ritorno in panca, l’impegno contro il Southampton.  “Ho visto qualche video e ho notato che questa squadra prende troppi gol, ma adesso con me penseremo a difenderci meglio. Sono sempre dell’idea che sia meglio giocare peggio e vincere, che giocare bene e perdere come è accaduto fino ad oggi. I giocatori dovranno capire la mia filosofia. Come li cambierò? A Leicester ero abituato a portarli fuori a mangiare pizza, ma  qui non basta, serve molto di più e allora cComincerò a portarli al McDonald’s, stavolta servono gli hamburger”. Sempre col sorriso che ogni tanto hanno provato  spegnere. E’ caduto e si è rialzato, si spezza ma non si piega. Vuole parlare solo con il lavoro, oggi come ieri, come ha sempre fatto nella sua carriera. Sarà dura, ma non impossibile. Come on Sir Claudio.

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