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Modric, lacrime mondiali: dai fantasmi della guerra al Pallone d’oro

dall’inviato Massimo Ciccognani

MOSCA Lo chiamano sport senza emozioni, tanto sono solo undici persone che danno un calcio ad un pallone. Poi al fischio finale tutto finisce. Ma non è un gioco. Il calcio sa regalare anche grandi emozioni. E lacrime. Quelle di Luka Modric centrocampista del Real Madrid e della nazionale croata che ieri sera ha centrato l’obiettivo di giocare la finale mondiale di domenica prossima contro la Francia. Lacrime, dicevamo, quelle di Modric all’uscita dal campo. E le sue dichiarazioni a fine gara, aprono le porte del cuore. “È una cosa fantastica. Al fischio finale ho chiuso gli occhi e mi è venuta in mente tutta la mia infanzia, fatta di guerre, e mancanza di cibo. Da piccolo durante il periodo della guerra, fuori l’albergo che ci ospitava come rifugiati, calciavo continuamente il pallone contro il muro. Sognavo di giocare in grandi palcoscenici, e di scappare da tutto quello che mi circondava. Volevo diventare un calciatore. Gli altri mi vedevano, e mi consideravano uno non sano di mente. Pensare al calcio, in un momento del genere… ma io volevo solo giocare, e avere quel pallone tra i piedi non mi faceva pensare a niente. Finita la guerra, mio padre che nel frattempo aveva trovato lavoro come meccanico per l’esercito, mi iscrisse in una scuola calcio. Nelle giovani dell’ Hajduk Split fui rifiutato due volte. Dicevano che non potevo giocare, perché troppo magro, avevo le ossa troppo piccole. Allora mio padre mi iscrisse alla Dinamo Zagreb. Da quel giorno le cose cambiarono. Oggi sono qui, in finale di coppa del mondo con la mia Croazia. Come fai a non piangere?”. Già. Lacrime di gioia per un obiettivo raggiunto, lui che di vittorie con il suo club se ne intende. Ma il trionfo mondiale sarebbe il coronamento di una carriera fantastica e le porte aperte al prossimo pallone d’oro. Che Luka merita di vincere perché in questo momento è semplicemente il migliore.

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