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Non solo Salah: ecco il Liverpool avversario della Roma in Champions

Simone Dell’Uomo

Una passione sfrenata, una passione senza limiti, un amore incondizionato nei confronti di una squadra che ha scritto soltanto una settimana fa una delle pagine più belle del calcio italiano. Contro ogni pronostico la Roma di Eusebio Di Francesco chiuderà senz’altro la stagione tra le 4 migliori d’Europa, un risultato storico dopo aver battuto 3-0 il Barcellona e completato una remuntada che gli addetti ai lavori ritenevano impossibile. In semifinale la Roma troverà il Liverpool, probabilmente un avversario non ai livelli dei più blasonati Bayern e Madrid, ma un opponente ostico, duro, difficile, tradizionalmente ostile ai colori giallorossi. File chilometriche, notti insonni per strappare un ticket, biglietti esauriti in poche ore, incasso record per James Pallotta. Un Olimpico bollente, pieno come non mai, un Olimpico che vedrà oltre 70.000 anime spingere 11 beniamini per realizzare un sogno chiamato Kiev. Un Olimpico che vorrà prendersi la rivincita, una rivincita chiamata 30 maggio 1984, quando il Liverpool strappò alla Roma una storica Coppa dei Campioni, vincendo in finale la lotteria dei rigori tirati sotto la Curva Sud. Falcao non si prese la responsabilità, Graziani spedì il pallone al Tevere, Grobbelaar e la sua fastidiosa danza sulla linea di porta ingannarono anche Bruno Conti. Fu una notte traumatica, una notte che segnò indelebilmente il destino dei tifosi giallorossi, una notte che vide lacrime di campioni straordinari, forse la Roma più forte di sempre. Da lì in poi a Trigoria nacque un incubo chiamato Liverpool, una sorta di spauracchio mai più riuscito a scacciare o allontanare. Nel 2000-2001, per esempio, anno del terzo storico scudetto capitolino, la Roma di Don Fabio Capello fu eliminata proprio dai reds agli ottavi di finale di Coppa Uefa. Fu un doppio confronto stranissimo, contraddistinto dalla doppietta del pallone d’oro Owen all’Olimpico, quasi rimontato ad Anfield da un tiro dalla distanza di Gianni Guigou e da un rigore prima concesso poi cancellato, con Batistuta pronto alla trasformazione e a portare la Roma ai supplementari. Quel Liverpool riuscì poi a trionfare vincendo 5-4 una finale al cardiopalma con l’Alaves, un successo targato Gerard Houllier e McAllister, indimenticato trequartista britannico. Anche il 2001-2002 vide ancora i Reds infrangere i sogni europei della Roma scudettata di Capello, battendo ad Anfield 2-0 i giallorossi grazie ai gol di Jary Litmanen ed Emile Heskey, un 2-0 secco che costò alla Roma il pass per i quarti dei finale. Un avversario quindi incredibilmente ostile, un avversario che evoca ricordi traumatici al pubblico giallorosso. 180 minuti per prendersi la rivincita, 180 minuti per riscrivere la storia. Contro un club che vanta ben 5 Coppe dei Campioni, 3 Coppe Uefa e 3 Supercoppe Europee, insomma, qualcosa di straordinario. This is Anfield recita il cartellone degli spogliatoi sulle rive del Mersey, This is Anfield, uno stadio storico, una struttura di un club che resta straordinario ed estremamente blasonato nonostante 28 anni senza vincere la Premier. Uno stadio che da qualche anno è tornato a sognare come ai tempi di Steven Gerrard, Rafa Benitez e Fernando Torres, è tornato a sognare grazie al calcio heavy metal di Jurgen Klopp, un calcio non esteticamente impeccabile, ma un football contraddistinto da ripartenze e fiammate offensive da far paura alle migliori difese oltremanica. Salah, Manè e Firmino sono garanzia, garanzia per la città di Liverpool, meno per le retroguardia opposte, a cui non regalano mai punti di riferimento. Grazie alla cessione di Coutinho Klopp è riuscito a risistemare la squadra, trovando finalmente quell’equilibrio e quella solidità che ad Anfield non vedevano ormai da troppo tempo. 85 milioni per Virgil Van Dijk son forse troppi, ma era l’elemento perfetto per completare la difesa e consegnare l’assistente perfetto a Dejan Lovren. Un centrocampo fisico, composto da gente come Emre Can, Jordan Henderson e James Milner, che garantiscono esperienza assoluta al servizio della squadra. Centrocampisti perfetti a galvanizzare la fase di transizione come Winaldum e Chamberlain rappresentano la ciliegina sulla torta del football richiesto da Klopp. Il Liverpool può trovare difficoltà contro difese chiuse, contro squadre compatte, ma se trova spazio sa accoltellare gli avversari. Di Francesco dovrà ripartire dall’eroico 3-5-2 che ha annientato Messi e Suarez: la densità di Manolas, Fazio, Juan Jesus, De Rossi, Strootman e Nainggolan potrebbe essere la chiave vincente, la chiave per aprire una porta chiamata Kiev.

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