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Premier / Londra si ferma, c’è Arsenal-Tottenham. Guardiola punta Leicester, Conte cerca stabilità

Simone Dell’Uomo

“Nella mia vita ho avuto la fortuna di vincere tutto ciò che c’era da vincere, ma nulla vale quanto vincere il North London Derby”. Non è una frase di uno qualsiasi, è un postulato reso celebre di Thierry Henry, leggenda dell’Arsenal, uno dei migliori marcatori di tutti i tempi dei gunners, assoluta star di quel team degli invincibili che nei primi anni 2000 illuminava i palcoscenici più prestigiosi d’Europa. Già, come darti torto caro Titì, il derby del nord di Londra è uno dei derby più sentiti a livello mondiale. Arsenal-Tottenham non sarà mai una gara come tutte le altre, per quello che solo questa sfida riesce a regalare. Sarà il lunch match, l’anticipo di questa scoppiettante dodicesima giornata di Premier: la storia, la classe e la tradizione degli Spurs da una parte, contro un’armata brillante in grado di comandare Londra per quasi 20 anni. Adesso la musica è cambiata: dopo il grande ciclo Redknapp, ciclo in grado di sfornare talenti come Modric e Bale, l’avvento di Pochettino ha riportato il Tottenham in alto, così in alto tanto da sfiorare la Premier nelle ultime due stagioni, chiudendo addirittura la scorsa annata davanti ai propri acerrimi rivali. Già, la musica è cambiata, e anche quest’anno gli Spurs sembrano averne più dei Gunners, nonostante una maledizione Wembley che dopo le splendide vittorie su Dortmund, Liverpool e Madrid sembra finalmente sfatata. Pochettino, che conosce bene l’importanza della partita, recupera Kane ma perde Alderweireld, fermo almeno fino a Natale: brutta tegola per l’argentino, che con ogni probabilità arretrerà Dier nei 3 centrali e tornerà a schierare Mousa Dembele al fianco di Harry Winks. Davanti ballottaggio Son-Alli, con l’inglese non al meglio ma che sembra poter stringere i denti per recitare un ruolo da protagonista all’Emirates. Dall’altra parte Wenger spera in un ritorno a grandi livelli di Ozil, troppo inconsistente e particolarmente deludente in questo inizio di stagione. Quale migliore occasione per prendersi l’Arsenal sulle spalle di un North London Derby? Davanti Lacazette chiamato a timbrare quando conta davvero, con uno scalpitante Giroud pronto a subentrare dalla panchina in caso di necessità. Appena 4 punti separano le fazioni in classifica, con gli Spurs naturalmente avanti, a caccia di punti che possano consacrare la loro posizione europea e perché no, provare a minacciare il primato del City. Già, un City che dopo la sosta per gli spareggi internazionali riprenderà il suo cammino da Leicester, trasferta tradizionalmente mai semplicissima per gli uomini di Guardiola. Il nuovo Leicester versione Puel sta pian piano ingranando, assorbendo le sembianze delle squadre del tecnico francese. Il duello tra il roccioso centrocampo delle volpi e le ripartenze fulminee dei funamboli di Guardiola costituirà la chiave del match. A rincorrere i citizens anche lo stesso United di Mourinho, che dopo la sconfitta a Stamford Bridge sembra aver perso un pochino di smalto vincente, e che domani ritroverà un vecchio amico, Rafa Benitez, che col suo Newcastle farà visita senza particolari pressioni all’Old Trafford. Non va sottovalutato il lavoro del manager spagnolo alla guida del Toon: senza spendere ingenti somme sul mercato, dopo aver riportato lo storico club del nord-est d’England in premier, sta portando a casa risultati importanti, riuscendo fin qui a strappare spesso e volentieri l’intera posta in palio contro squadre di medio-bassa classifica. Dall’altra parte lo Special One può contare su rientri importanti: Pogba ritroverà spazio nell’undici titolare, Rojo e Ibrahimovic torneranno con ogni probabilità nella lista dei convocati. Chi cerca continuità è anche lo stesso Liverpool di Jurgen Klopp, chiamato domani a bissare il successo sul West Ham contro un Southamtpon guidato da quel Gabbiadini reduce dalla cocente delusione con la Nazionale Italiana. La fantasia di Coutinho ad innescare i tagli di Manè e Salah son stati fin qui garanzia di successi lontano dalle mura amich, in quanto strumenti sensazionali in termini di velocità e ripartenze; meno bene ad Anfield, dove ai reds è richiesto il compito di impostare l’azione a difesa avversaria schierata. Né Henderson né Emre Can, nonostante entrambi elementi di sicuro affidamento, sono artisti in grado di recitare ruolo da protagonisti in cabina di regia.
In casa Chelsea tiene invece banco il rapporto tra Conte e Abramovic, col tecnico italiano chiamato a trovare continuità dopo gli ultimi successi in campionato che hanno nuovamente proiettato i blues in zona Champions League. Trasferta ostica per i londinesi, impegnati in piene midlans sul campo dei duri baggies di Tony Pulis, un West Brom che a dirla tutta quest’anno fatica ad allontanarsi dalle zone rosse della classifica d’oltremanica.  Chi è alla ricerca disperata di punti salvezza è il Crystal Palace di Hodgson, impegnato al Selhust Park contro un Everton chiamato a ripartire dopo il fallimento Koeman. Il Burnley, che ospiterà invece lo Swansea, vuol continuare a sognare l’Europa, forte del suo clamoroso settimo posto. Imperativo in casa Claret and Blue trovare nuovi punti interni: è proprio il Turf Moor che va considerato fortino ed arma segreta dell’undici di Sean Dice.  Grande attesa a Londra anche per il debutto di David Moyes, che cerca riscatto ripartendo da una panchina scottante come quella del West Ham United. Attenzione al derby domenicale di Watford, perché al Vicarage Road è prevista una massiccia presenza di tifosi degli Hammers. Chiude il quadro della dodicesima giornata di Premier il match d’acque tranquille tra Brighton e Stoke, partita che si annuncia ricca di gol.

 

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