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Russia 2018 / De Rossi: “Serve sangue, sudore e tecnica per andare al Mondiale”

La doppia sfida-spareggio contro la Svezia si avvicina. E’ l’ora di iniziare a stringere i denti, senza perdere la lucidità. E’ anche l’ora dell’esperienza e quindi di Daniele De Rossi. Dal ritiro di Coverciano il ‘senatore’ azzurro suona la carica per la sua Italia. “Saranno due partite da non sbagliare – attacca De Rossi – perché la posta in gioco è alta. Certo, ci vorranno sangue e sudore, ma non solo. Serviranno anche lucidità, intelligenza, organizzazione, tecnica e corsa. Perché se bastasse fare la guerra in campo, giocherebbero tutti in Nazionale”. Determinato come pochi, deciso a trascinare l’Italia al traguardo dei Mondiali 2018. Anche per regalare a se stesso la quarta esperienza iridata. Questo è Daniele De Rossi a pochi giorni dalla gara di andata in programma a Solna. “Il fatto che la partita sia fondamentale, non cambierà comunque la forma del pallone, né gli uomini né le dimensioni del campo – continua il centrocampista della Roma – Noi andremo a disputare una partita di calcio normalmente e non stravolgeremo il nostro modo di giocare. Personalmente sarebbe bello che arrivasse il mio quarto Mondiale, anche se adesso non posso sapere se sarò poi in grado di giocarlo da protagonista. Resta la certezza che il Mondiale è un appuntamento che nessuno vuole perdere. Non andarci, sarebbe qualcosa che macchierebbe il curriculum”. Nel ritiro azzurro si vivono giorni di serenità, avvolti da un’atmosfera di sorrisi e di ottimismo, ben diversa da quella che regnava nel post Macedonia o Albania.
“Oggi è il momento di lavorare e di sorridere anche se ci sarà poco da ridere qualora venissimo eliminati – spiega De Rossi – A Coverciano l’ambiente è sempre stato positivo, esiste un grande spirito di appartenenza. Per quello che mi riguarda, ho sempre avuto stima e fiducia nell’allenatore. I ricambi generazionali ci sono e ci dovranno essere, ma noi ‘senatori’ non siamo stati mai abbandonati. Anzi, abbiamo sempre fatto da protagonisti di questa Nazionale. Se il mister ci dovesse scegliere, non sarebbe un jolly giocato in extremis, sarebbe semmai un segnale di continuità. Perché conterà passare il turno, non importa molto in quale maniera”. Forse servirà davvero anche l’esperienza dei ‘senatori’ per battere un avversario che nell’ultimo precedente di Tolosa, Europeo 2016, dette filo da tornare all’Italia. “Quella fu una partita difficile contro un avversario che ci mise in difficoltà e che non ci concesse sbocchi offensivi – ricorda De Rossi – Una partita che ci deve far ricordare che possiamo batterli. Conosciamo la Svezia, alcuni loro giocatori militano in Italia, altri in Europa, non possiamo dire che sia una squadra sconosciuta, né tantomeno una squadra materasso. Nello spogliatoio abbiamo grandissima fiducia, da parte nostra c’è la consapevolezza di essere più forti, anche migliori di loro, ma esiste anche quella paura che fa parte del calcio moderno, di un calcio che oggi è più aperto come confini. Quindi, bisognerà stare molto attenti. Beh, il fatto che non ci sarà Ibrahimovic rappresenta per noi un vantaggio. Anche a 40 anni e con una gamba rotta, Ibra non lo vorrei mai incontrare”.
Una doppia sfida spareggio da giocarsi in 180 minuti, dentro e fuori: venerdì prossimo andata a Solna, ritorno lunedì 13 novembre a Milano. E per De Rossi anche la possibilità di compiere una doppia impresa: superare Andrea Pirlo come numero di presenze in azzurro e raggiungere Sandro Mazzola a 22 reti in Nazionale. Due traguardi troppo vicini per non dedicarci un pensiero. “Con Pirlo ci sentiamo spesso, lui continua a seguire la Nazionale, perché la Nazionale è una famiglia, qualcosa che ti rimane dentro per sempre – confessa de Rossi – Che dire, di lui ha parlato tutto il Mondo, ha avuto riconoscimenti trasversali, è stato eccezionale, fuori dall’ordinario, per me è stato un amico e un compagno di squadra ideale. Mazzola è una leggenda calcio italiano e mondiale. Se avrei mai pensato di diventare prolifico quanto lui in fatto di gol? Ho iniziato a giocare da mezzala pura, quindi non era cosa assurda che segnassi tanto. Poi il mio ruolo si è evoluto, c’è stato un momento della carriera in cui non pensavo di fare così tanti gol. Ma le occasioni le hai sempre, ancora oggi, magari su calci da fermo o su rigore”. I paragoni, e i sogni di nuovi record, finiscono qui. E’ l’ora di tornare concentrati sulla sfida imminente con la Svezia. per la quale servirà avere alle spalle un Paese sportivamente unito. “Bisognerà stare vicino alla Nazionale e lasciare da parte i campanilismi- conclude De Rossi – Spero che ci sia una grande cornice ad accoglierci a San Siro”.

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