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In 72mila a San Siro per spingere l’Inter contro il Toro. Spalletti: “Sono il nostro patto d’amore”

Massimo Ciccognani

E’ una vigilia speciale per l’Inter. Diciannove punti, otto vittorie e un pareggio, a meno due dalla capolista Napoli e l’entusiasmo della Milano nerazzurra palpabile in ogni angolo della città. E domani altro pienone a San Siro dove saranno in 72mila a trascinare i nerazzurri verso la vetta. Luciano Spalletti che conosce calcio e ambiente, non si nasconde e li ringrazia. “A noi fa piacere sentirli tutti lì vicino, ci fa comodo averli dalla nostra parte a spingere con noi. Un’altra dimostrazione di fiducia, e noi dobbiamo trarre i vantaggi che ne derivano. Gli anelli di San Siro come fedi a dichiarare un patto da’more fra i tifosi e la squadra. E’ bellissimo sentire questo affetto, questo sentimento”. Ma guai solo a nominare la parola scudetto. “E’ meglio andare cauti. Però questa è una squadra che ha personalità, ci sono gare in cui abbiamo fatto quello che si doveva, a livello di gioco e individuale. Anche quando siamo stati in difficoltà si è reagito da squadra, come dobbiamo fare domani contro il Torino di Sinisa, perché quando giochi contro il Torino, il carattere del suo allenatore, si ha la sensazione di giocare contro i muscoli della storia, ti vengono addosso forte. E bisogna essere pronti, prontissimi. Siamo sempre lì, a pensare alle prime quattro posizioni, ancora non ci siamo per dire di più. Le insidie sono tante e alte, le postazioni sono quattro, e sono poche per le qualità di tante squadre della nostra serie A”. C’è il Toro di Mihajlovic, avversario che Spalletti definisce scomodo. “Le problematiche ci sono eccome. Le reazioni alle fughe, penso a Belotti che va prevenuto, perché quando ti accorgi che scappa, non lo prendi più. Bisogna stare addosso al blocco squadra. Poi ci sono Iago Falque e Liajic. Ci vuole sveltezza di reazione e lettura. Il Torino è una squadra fisica e forte, ha ritrovato i suoi titolari, il suo entusiasmo. Tute insidie in più. Noi siamo la squadra che vuole restare in alto, la posizione scomoda di essere vestiti di questi colori ti impone di cercare di vincere fino al 98. E poi c’è Sinisa che da allenatore è esattamente quello che era da calciatore. Ha la faccia tosta di chi ci sa fare, com’era in campo e che qui conoscono bene. E’ stato in squadre importanti, un po’ di carattere è la cosa che ci accomuna, grande professionalità e personalità. E’ uno che conosce tutta la storia del calcio, essendone protagonista da una vita, in campo e in panchina”. E quando vai a provare a parlare di formazione, trovi il solito muro. Parole tante ma indicazioni poche.”Per fortuna ho tutti a disposizione,  Joao Mario, Brozovic, Eder,  Cancelo che fa progressi, Dalbert che va avanti. So che la squadra non perderebbe qualità se dovessi cambiare qualcosa. Le occasioni per cambiare ci sono, basta solo non stravolgere una strada che al momento è quella corretta. Per esempio Eder è uno che fa tre ruoli in modo perfetto, la quarta posizione la sta affinando, sa adattarsi, lui sa fare tuto quello che gli chiedi. Gli è stato rinnovato il contratto, avrei voluto dirlo io, mi ha anticipato la società, loro sono bravi ad anticiparmi. Vorrei togliere anche qualche anno all’anagrafe di Eder”. Inter lanciata e gennaio con il suo mercato vicino da pensare a qualche innesto. Spalletti  non cade in tentazione. “Vi ringrazio delle mille attenzioni, ma qui stiamo bene così. Mi accostano a Mourinho, ma è una cosa che non sta né in cielo né in terra, lui ha vinto cose inimmaginabili, lui ha fatto una scultura splendida, noi abbiamo preso il martellino e lo scalpellino. L’Inter del Triplete assomiglia a questa solo per i 73mila special-tifosi. Poi vedremo. E’ una società che lavora in maniera perfetta, era quello che sognavo venendo qui. Sono stato fortunato a venire qui. Gente come Gagliardini, Borja Valero, Vecino, Miranda che è un leader, basta vederlo ogni giorno, non gli serve nemmeno parlare, è il suo essere naturale, grandi qualità professionali e umane. Poi c’è un salvadanaio all’ingresso della Pinetina, a fine stagione si rompe e vediamo quel che c’è dentro. Io so cosa dice la società, lo dice a me, lo dice a voi giornalisti. Mi sta bene così. Non faremo un mercato di follie, è cambiato qualcosa ma non si può fare più di quanto si conosce. E a me sta bene così. In questo momento se mi dicessero che il mercato a gennaio non si fa, a me starebbe bene. Dobbiamo concentrarci sul presente e questi si chiama Toro. E basta”. Che l’Inter vuole matare per volare sempre più in alto, per continuare a far sognare quei 72mila che domani invaderanno San Siro e tornare nel mondo dei grandi, obiettivo per il quale è stato chiamato Spalletti. Appuntamento alle 12.30 al Meazza. Arbitra Orsato di Schio, assistito da Di Fiore e Manganelli, mentre Abbattista sarà il quarto uomo. Tagliavento addetto al Varr con assistente Alassio.

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