Come volete, ma vincete

Salvatore Savino *

L’operazione “Rinascita” sembra aver trovato il suo punto di partenza. Il Napoli ridotto allo stremo da una classifica mediocre e dalle scelte sbagliate fatte dalla società a giugno, falcidiato da squalifiche, infortuni e Coppa d’Africa, si presentava all’Olimpico per affrontare la Lazio di Sarri in condizioni quasi disperate, dovendo fare la conta dei disponibili. Ricordate quando, da ragazzi, si affittava il campo di calcio e cominciava il giro vorticoso di telefonate per reperire tutti i ventidue ? Chi non poteva, chi doveva studiare, chi era in punizione dai genitori. Insomma, riuscire a mettere in piedi una squadra era impresa ardua. Questa, più o meno, la condizione in cui si è trovato Mazzarri al momento di diramare la lista dei convocati. Cerchiamo di capirci, e soprattutto stabiliamo un parametro per vedere la realtà dei fatti: se si parte da una semplice disamina della realtà, analizzando i fatti per quanto possibile, si percorre una strada. Se invece si parte da una preconcetta valutazione negativa, per cui tutto quello che fa la società o, meglio, il presidente, è sbagliato e da contestare, se ne percorre un’altra. Al di là di ogni opinione, commento o giudizio, siano essi lusinghieri o critici, proviamo a guardare i fatti, la realtà, così come si è sviluppata e come sta procedendo. Sono passati otto mesi dal trionfo, dallo scudetto, anelato per ben trentatré  anni  ma, sentendo i tifosi, e leggendo i giornali, ascoltando le trasmissioni sportive, sembra che sia accaduto il contrario: sembra che il Napoli, dopo aver rivinto lo scudetto otto mesi dopo il precedente, adesso, da trentatré anni,  non vince più. Dopo la scelta, rivelatasi poi inadatta, dell’allenatore post titolo, la società è corsa ai ripari, richiamando un suo vecchio amico, quel Walter Mazzarri che aveva portato gli azzurri a vivere le prime emozioni da vertice qualche anno fa. Ricordiamo la situazione che il tecnico toscano di San Vincenzo trova al suo rientro a Castel Volturno: la squadra ha appena perso in casa con l’Empoli in maniera indecorosa, la condizione atletica e fisica di gran parte della rosa è  a dir poco precaria. Se si ricordano i giorni dei due ritiri e dell’inizio di campionato, vieme subito alla mente che i calciatori costretti a fermarsi sono stati davvero tanti, e, osservando le partite, appariva evidente come i ragazzi in maglia azzurra apparissero spesso in inferiorità fisica rispetto agli avversari. Si misero in discussione la preparazione, le cure, tutto, ma il dato resta che il Napoli era fisicamente indietro. Aggiungiamo a questo una componente psicologica importante: sei campione d’Italia, hai esaltato tutti con il tuo calcio spettacolo, hai dato distacchi abissali alle avversarie, è naturale che, nel momento in cui impatti con una realtà diversa, dove ti sono state tolte le certezze, e cominci a ritornare “normale”, diventa estremamente difficile riprendersi. Al suo arrivo, Mazzarri trova quindi davanti a sé una realtà difficile, resa ancor più complicata da una piazza in ebollizione, che ormai, evidentemente, avendo vinto un titolo dopo soli trentatré anni, riteneva di essere già la storia del calcio mondiale. Il calendario non lo aiuta, proponendo in ordine Atalanta, Inter e Juventus, inframmezzate dalla gara di Champions con qualcuno che è storia del calcio mondiale, il Real Madrid. Senza scendere a guardare i risultati, i punti ottenuti sono quelli che sono, la classifica non è da record, ma i due obiettivi rimasti bisogna raggiungerli: il quarto posto, per l’ingresso nella coppa più importante il prossimo anno, e il superamento del turno degli Ottavi contro il Barcellona. Sono obiettivi difficili allo stato delle cose, ma un Napoli carico e orgoglioso può farcela. Inutile, come ho visto e letto in questi giorni, criticare Mazzarri per il non gioco nell’ultima apparizione in campo della squadra. Abbiamo già detto che con la Lazio era onestamente difficile persino arrivare a fare undici calciatori da schierare in campo.

Ora però, Mazzarri può e deve invece, concretamente pensare, come detto prima, a raggiungere i due traguardi. Al suo arrivo, il Napoli prendeva molti gol, spesso simili tra loro per le carenze sistematiche della linea difensiva e dell’intero pacchetto della squadra. Questo ha portato a ritenere che la necessità primaria del mercato di gennaio sarebbe dovuta essere l’acquisto di un centrale difensivo. A mio parere, una volta registrato il lavoro nel gruppo, e acclarato che gli eventuali possibili arrivi non sarebbero stati di livello superiore ai nostri già in organico, ritengo sia stato giusto soprassedere, e cercare invece di cogliere le opportunità possibili. Ngonge è un ottimo calciatore, dal futuro roseo, ed è forse davvero quello che può dare un cambio a Politano, cosa che Lindstrom, per caratteristiche tecniche, non può fare, ma anche essere un’alternativa come prima punta, cosa che, sempre a modo di vedere, Raspadori non è. Traore, ai tempi del Sassuolo, era uno dei prospetti più interessanti del calcio di Serie A, tanto che la Premier lo prese subito. Le difficoltà che ha avuto nel calcio inglese, non devono spaventarci, è un calcio diverso, dove non sempre è facile esprimersi al meglio, come dimostra ad esempio la storia di Zambo Anguissa, retrocesso in Championship e poi diventato invece un pilastro qui a Napoli. Il ragazzo ha avuto un problema di salute serio, da cui è completamente guarito, ma è ovvio che necessiti di una preparazione specifica, che il Napoli gli sta facendo fare: inserirlo nella lista di Serie A per poterlo testare e deciderne l’eventuale riscatto, é  la logica conseguenza del prestito, anche se questo, e dispiace, porta all’esclusione di Diego Demme, al quale va la mia gratitudine ed il rispetto per aver sempre cercato di onorare la maglia. Discorso simile va fatto per Dendocker: un nazionale belga, con centinaia di presenze tra premi e campionato belga, e che solo nell’ultimo anno si è trovato ai margini nell’Aston Villa, che con l’arrivo di Unai Emery in panchina, oltre ad un mercato roboante, ha deciso di cambiare modo di giocare. Già leggo commenti ironici su questo calciatore, ma non conosco popolo più autolesionista del mio, quindi non do’ peso alla cosa. Spero con tutto il cuore che questo ragazzo dal fisico prestante e dalle capacità di ricoprire più ruoli, possa ricavarsi un posto nei cuori azzurri. Per Mazzocchi, la mozione degli affetti: cuore napoletano e anima azzurra, vedrete che darà tutto per la maglia. Adesso, caro Mazzarri, la situazione che le si pone davanti è  adesso possibile racchiuderla in un nostro tipico modo di dire: “Chesta é ‘a zita e se chiama Sabella “. Tradotto: Questa è la zitella e si chiama Isabella. Riportandolo alla realtà della sua squadra, il senso è: ora questa è la realtà, questo è il problema da risolvere, questi i traguardi da raggiungere. Senza fare tanti giri di parole o coreografie di accompagnamento. Blindata la difesa, ora lei ha l’obbligo di vincere, di fare punti. Poco alla volta, riavrà a disposizione tutta la rosa, che, mi creda, al di là di ogni chiacchiera da bar, è  tranquillamente in grado di competere per il vertice, figuriamoci per un quarto posto. Sappiamo che lei è un allenatore “a tempo”, ma conosciamo anche la sua serietà e professionalità, e anche il suo attaccamento a questa città. La ringraziamo anzi, per aver accettato l’incarico di gestire questa situazione di emergenza, ma ora risponda proprio sul suo terreno, sul terreno di gioco. Già domenica con il Verona, senza se e senza ma, esiste solo la vittoria. Lo chiarisca bene a tutti i suoi calciatori: non sono accettabili scuse di alcun tipo, alibi di qualsivoglia origine. Contro gli scaligeri, il Napoli deve fare i tre punti, e così, dei due traguardi, almeno uno di essi comincerebbe a farsi più vicino.

Non è il momento dei processi questo, non servirebbero a nessuno, se non  a quelli che, sotto sotto, godono di vedere il Napoli in difficolta. Del resto, lo scorso campionato ha intossicato il fegato di tanti, che ora non vedevano l’ora di potersi sentire forti. Credo che abbiamo dato già troppo spazio a questi che remano contro, soprattutto a quelli che lo fanno,  mascherandosi, senza vergognarsene, da tifosi del Napoli. Non preoccuparti, Napoli mio, l’amore di chi da sempre ti porta nel cuore ti sarà vicino e non ti lascerà mai. Ci abbiamo creduto, in serie C come in Champions, e non smetteremo di amarti e cantare per te. E poi, ormai lo sai, appena ricomincerai a vincere, questi getteranno le maschere e diranno di esserti sempre stati vicino. Pensa, Napoli mio, alcuni di questi criticatori seriali con uso di ciucciuvettole, non avevano neanche ancora rimesso a posto le bandiere con cui hanno festeggiato lo scudetto. Non pensarci, vinci per noi. Forza Napoli Sempre

*Scrittore, tifoso Napoli

error: Il contenuto è protetto da Copyright!!