Stefano Sale *
Finchè c’è vita c’è speranza. Ma anche con la vittoria a Bologna, restano poche chance di arrivare al quarto posto. Anche se la Roma dovesse fare il suo fino alla fine. La Juventus difficilmente mollerà la presa, col Como che continua ad essere lì a pari punti. Quindi ci sarà da battagliare anche per il quinta posizione che garantisce l’Europa League. Ma c’è anche l’incognita della finale di Coppa Italia, con i nostri dirimpettai regionali a contendere il trofeo all’Inter. Quella coppa che a noi non piace proprio e che invece sarebbe ora di farla tornare ad essere un obiettivo vero. Come l’Europa League, la nostra vera dimensione. Dove puoi sperare di andare fino in fondo. La Champions è puramente una questione di soldi e blasone. Ma col rischio di uscire al primo turno e prendere qualche scoppola pesante da quelle squadre aliene che si aggirano in quella competizione. A meno che con gli introiti cominci ad allestire una squadra competitiva, ma servono diversi anni di grandi investimenti per crescere.
A Bologna si è vista una Roma dominante, col solito Malen a farla da padrone. Un giocatore straripante e dominante nel nostro campionato. Sarà riscattato dice Emery. E ci mancherebbe pure il contrario. Ma il successo in casa dei felsinei scalda poco visto come è andata con loro in Europa. Troppo rammarico, complice anche la solita storia tra infortuni e poca lucidità di qualche giocatore. È mancato tanto Dybala, ma ora che è tornato resta la solita incognita della tenuta fisica e del suo futuro qui a Roma. Sirene argentine docet. Sarà forse Gasperini a decidere se vuole puntare ancora sulla Joya, perchè lui può fare la differenza, anche a mezzo servizio. Da vedere se troveranno una quadra, anche sull’ingaggio.
Incassata la fiducia dei Friedkin, ora serve capire se il comandante Gasp si prepara a prendere in mano la direzione tecnica ma anche sportiva. Un ruolo all’inglese per la direzione anche del mercato. La resa di Ranieri è stato un colpo per il popolo romanista, ora consapevole di aver fatto una frittata che nessuno s’aspettava. O forse una exit strategy troppo lampante per non essere stata pianificata? Chissa se un giorno si verrà a sapere. Una decisione spaccacuore ma alla fine giusta quella di tenere l’allenatore. Con Massara ormai ai titoli di coda. Ricominciare un’altra volta non era possibile dopo il percorso scellerato degli ultimi anni. Le colpe dei Friedkin sono molteplici. Dalla cacciata di Mourinho in poi, fino allo scellerato comunicato che annunciava il “vincente” Juric al posto di De Rossi, che ora si gode pure la scalata della sua Ostiamare.
La proprietà ora non si vede neanche più all’Olimpico, al loro posto l’amico maverick di aviazione, Ed Shipley, che conosce il calcio come io capisco di baseball. Zero conoscenza dei problemi a Trigoria, decisioni a scoppio ritardato che denotano un evidente smarcamento dal contesto giallorosso, che non sia relativo allo stadio di Pietralata. Delegare si ma non troppo. Il consenso popolare sono le loro chiavi della città. E se i tifosi avessero votato per Claudio? Avrebbero mandato via Gasp, ne sono certo. I Friedkin sono troppo impegnati altrove per pensare alla Roma. Il buon Eddy a fare le veci tra una carbonara e un hot dog. Ma neanche la multiproprietà li fermerà. Aver investito miliardi anche nell’Everton con il nuovo stadio è lecito pensare alla Premier League prima di tutto. Il vero business plan degli americani. Non a caso gli inglesi hanno una vera struttura società ed organizzativa, mentre a Trigoria c’è il deserto. Terra di nessuno che a breve diventerà terra di Gasperini. La nostra ultima chance. Avanti il prossimo.
*Roma Club Dublino, tifoso Roma




