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Claudio Ranieri, Re d’Inghilterra

di MASSIMO CICCOGNANI
MILANO Claudio Ranieri è un personaggio particolare, straordinario quanto semplice aggiungiamo noi. Un uomo d’altri tempi, un uomo che conosce la parola rispetto e che al tempo stesso lo esige dargli altri. Non lascia mai nulla all caso, tutto studiato nei minimi particolari. Claudio Ranieri è l’uomo del momento. La sua impresa titanoica con il Leicester ha fatto il giro del mondo, straordinaria, bella, imprevedibile. La Fifa, il massimo organo calcistico mondiale, lo ha eletto miglior allenatore dell’anno consegnandogli a Zurigo  il The Best Fifa e sabato sera a Milano ha ricevuto l’ambitissimo Premio Brera. E’ il suo momento.  Claudio Ranieri, Re d’Inghilterra. Si presenta a Milano indossando il suo inconfondibile sorriso. Arriva sul palco del Teatro del Verme, ospite del Circolo “I Navigli” e di Alfredo Amato della Consulbrokers, e gli occhi dei 1500 sono solo per lui. “Che volete che vi dica. Sono immensamente felice di essere qui, perché i premi fanno sempre piacere, ma vorrei raccogliere meno premi e più punti per la mia squadra”. La platea gi regala la standing ovation prima di ricevere il premio. E poi mantiene la promessa di una intervista che Claudio concede nonostante intorno a lui si scateni l’inferno. Tutti a pendere dalle sue labbra. Davanti a noi c’è il Re d’Inghilterra, l’uomo che ha reso onore al calcio italiano. Cominciamo.
Ranieri, aveva abituato tutti molto bene a suon di vittorie, ma adesso il momento è difficile e anche sabato avete perso?
“Me lo ricordo, non c’è bisogno che metti il dito nella piaga. L’anno scorso è stata una cosa incredibile, perché la squadra ha dato il 120%. Io sono qui come punta dell’iceberg, perché il merito della vittoria è dei miei ragazzi e di una società, presidente in testa, che mi hanno fatto lavorare senza pressioni. Il presidente chiedeva solo cosa potesse fare per aiutarci, uomo straordinario. Abbiamo anche approfittato del fatto che le grandi hanno avuto un periodo di flessione e mancanza di  continuità e per ultimo ci si è messo il Dio del pallone che ha stabilito che dovevamo vincere noi”.
Già, ma oggi le cose vanno maluccio e state rischiando.
“A fine stagione parlai con il presidente e gli dissi che la nuova stagione sarebbe stata durissima e che non sarebbe stato facile raggiungere la salvezza. Mi presero per matto, ma io conosco il calcio, so come vanno certe cose. Succede anche alle grandi, figuriamoci a noi che l’anno prima ci siamo salvati solo nel finale dopo essere stati ultimi in classifica per quasi tutta la stagione. Adesso, e l’ho detto anche ai ragazzi,  dobbiamo rimanere concentrati e arrivare prima possibile a quota 40 che vale la salvezza”.
Molto meglio vanno invece le cose in Champions League.
“Siamo la squadra di sempre e non me lo so spiegare. Forse in Inghilterra hanno capito come giochiamo mentre in Europa siamo sconosciuti. Abbiamo superato a pieni voti da primi il girone eliminatorio, ora siamo agli ottavi e vediamo quello che succede. Purtroppo ci è capitato un avversario nienyte affatto facile, quel Siviglia che negli ultimi tre anni ha vinto l’Europa League, terza nel campionato spagnolo. Ma noi abbiamo tutto da guadagnare, siamo degli esordenti e vediamo partita dopo partita cosa succede, senza assilli ma al tempo stesso senza perdere di vista la Premier perché è solo a quella che dobbiamo guardare”.
Premier permettendo, segui molto da vicino anche il campionato italiano. Come lo vedi?
“Mi sento di poter dire che la Juventus continua come società a crescere in maniera esponenziale, ma al tempo stesso vedo che ci sono squadre che stanno lavorando bene e che hanno in parte colmato il gap con i bianconeri. Mi auguro che continuino a crescere perché ne ha bisogno tutto il movimento calcistico italiano”.

Ma di queste ce n’è una che ti sta più delle altre a cuore?

“Non è un mistero che da sempre sono romanista, lo sanno tutti ma mi ritengo anche uno sportivo vero tifo e per questo mi auguro che quello italiano sia un bel campionato, tirato fino alla fine e ancora che le nostre facciamo la loro bella figura in Champions perché sarebbe un grande risultato a livello d’immagine per il nostro calcio”.
A febbraio torna la Champions: chi vedi bene meglio tra Juventus e Napoli?
“Credo che la Juve debba fare moltya attenzione al Porto, soprattutto in casa loro. E’ una squadra che non va sottovalutata. Il Leicester ha perso in casa loro l’unica partita del girone, ci hanno fatto soffrire. Quanto al Napoli si ritrova davanti i campioni in carica del Real Madrid, ma gli azzurri hanno dalla loro tanto entusiasmo e poi c’è anche quell’allegria che trasmette in San Paolo. IL Napoli deve crederci e provarci. Vuoi sapere chi la vince? Io voto per il Leicester. (ride) Dai non scherziamo. Vincere la Premier è stata una favola ma questa è una storia impossibile da realizzare”.

All’inizio dello scorso anno in Premier tre sconfitte di fila. Poi…..

“Siamo partiti maluccio, abbiamo pagato lo scotto del noviziato. Prendevamo gol a ogni partita. Poi dissi ai ragazzi che avrei pagato una piazza alla prima partita senza subire una rete. E da allora è cominciatoi nostro ciclo”.

E la Premier League chi la vince?
“Personalmene faccio il tifo per  Conte e per il Chelsea, che è stata la mia prima squadra in Inghilterra. A loro dobbiamo la vittoria anticipata del campionato perché fermarono i nostri avversati al titolo e ci permisero di festeggiare conun turno di anticipo. Quanto a Conte debbo dire che è molto bravo, ha dato un gioco e uno spiritonuoe alla squadra. La stagione è lunga e tutto può ancora accadere, ma ritengonche Antonio abbia tutto per arrivare fino in fondo”.

Riguardi mai i filmati del tuo trionfo al Leicester?

“A casa ho molti dvd, giornali e libri che celebrano la vittoria, ma li guarderò e lo leggerò bene quando avrò finito di allenare, non ora. Solo un paio di volte ho visto dei servizi e nei momenti belli penso a quelli brutti. Penso alla Grecia, un pese che amo, dove sono andato per portare la mia idea di calcio, per far crescere una Nazionale. Arrivai e subito in campo a giocare, senza il empo di conoscere la squadra. Perdemmo quattro partite e nonostante la buona volontà e voglia, non ho intravisto la possibilità di andare avanti. Fui esonerato, ma al tempo stesso anticipato perché stavo andando in Federazione a parlare con il presidente per rassegnare le dimissioni”.
Dicevamo che non vincevi mai, ti sfottevano perché in inglese sapevi dire solo good morning. Qualche sassolino te lo puoi pure togliere.
“Ma no, ho fatto una bellissima carriera. Ho lavorato molto e alla fine sono stato premiato. L’inglese? Sono migliorato ma non sono così bravo”.
E il tuo nemico Mourinho ti ha mai chiamato?
“E’ stato il primo a farlo”.
A Zurigo hai detto che la tua storia calcistica ricomincia a 65 anni. A smettere non ci pensi?
“Ci penserò quando non avrò più il fuoco della passione dentro. Finché avrò questa forza e questo spirito, e oggi è tanto, continuerò a fare la cosa che oltre la mia famiglia amo di più. Fare calcio”.

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