Che sia il Mondiale delle contraddizioni, lo sapevamo da tempo, ma che diventasse il Mondiale delle normative ad personam, beh, non ci possiamo ancora credere. Domani, alle 2 della notte italiana, si gioca Stati Uniti-Belgio, con la formazione di Pochettino che avrebbe dovuto fare a meno del bomber Balogun espulso dall’arbitro brasiliano Raphael Claus, che era stato richiamato all’on field review, e gli aveva estratto in faccia il cartellino rosso per un fallo, brutto, su Muharemovic. Da regolamento, l’espulsione diretta equivale ad un turno di squalifica. Ma non è stato così in questo caso, perché la federazione internazionale ha adottato l’articolo 27 del codice disciplinare, secondo il quale la Commissione disciplinare ha la facoltà di revocare una sospensione a livello cautelare, a patto che il beneficiario non incorra in un determinato lasso di tempo in una nuova condotta di pari gravità che porti alla revoca della sospensione. Una sorta di “pena sospesa” con la condizionale, ma anche un pericoloso precedente che infiamma la vigilia della sfida tra Stati Uniti e Belgio.
L’intervento di Trump Il retroscena: secondo Nyy, il presidente americano Donald Trump ha telefonato mercoledì a Gianni Infantino, a capo della Fifa, chiedendogli di riesaminare la squalifica di Folarin Balogun, il miglior marcatore Usa ai Mondiali, per il cartellino rosso ricevuto durante la partita disputata sempre quella sera contro la Bosnia-Erzegovina, tanto che subito dopo ha scritto sul suo social Truth: “Grazie alla Fifa per aver agito secondo giustizia e per aver posto rimedio a una grave ingiustizia”.
Belgio infuriato La Federcalcio belga si è detta “sbalordita” dall’annullamento del rosso che avrebbe escluso l’attaccante americano dalla sfida contro il Belgio. “La RBFA è sbalordita dalla decisione della FIFA di dichiarare il giocatore statunitense squalificato Folarin Balogun idoneo a giocare la partita di tra Stati Uniti e Belgio”, si legge in un comunicato, valutando tutte le possibili soluzioni. Infuriato il Ct Rudi Garcia: “Non sapevo che il 5 luglio fosse in realtà il 1° aprile negli Stati Uniti. Pensavo che la partita fosse il 6 luglio, non il primo aprile”.

