Leonardo Tardioli
Non è scontato scrivere che la Norvegia possa essere considerata lo spauracchio del Brasile già prima che si disputi la sfida degli ottavi di finale del Mondiale 2026 in programma domenica 4 luglio alle 22 italiane. Infatti la selezione scandinava non solo presenta una rosa molto forte in cui il centravanti del City Haaland è il giocatore più rappresentativo ma è anche l’unica che i verdeoro non hanno mai battuto nella loro storia. Quattro partite di cui tre amichevoli con due successi e due pareggi. La seconda di queste vittorie è arrivata proprio in un Mondiale, quello del 1998 quando le due nazionali si affrontarono nel girone A. Finì 2-1 per gli scandinavi con reti di Flo – passato anche in Italia con il Siena qualche anno dopo – e Rekdal che risposero al vantaggio iniziale brasiliano segnato da Bebeto. Tre gol arrivati tutti negli ultimi 12 minuti di quella partita. Ora invece, scopriamo l’attuale Norvegia e come potrebbe creare difficoltà al Brasile.
Tecnica, fisicità e gol In queste tre parole si può descrivere il Mondiale giocato fin qui dalla Norvegia che presenta la sua selezione più forte di sempre. E non solo perché c’è Haaland che è un’autentica macchina da gol, ma anche perché ci sono tanti altri giocatori in grado di fare la differenza con le loro giocate. È il caso di Odegaard, stella dell’Arsenal ed ex Real Madrid che Ancelotti un po’ conosce e che abbina tecnica, visione di gioco e fisicità. Dunque un giocatore in grado di dominare a centrocampo e che potrebbe mettere in crisi gli avversari di reparto verdeoro. Poi c’è Nusa, giovane esterno dotato di tecnica e velocità che gli permettono di saltare l’uomo. Il calciatore del Lipsia ha anche un bel tiro dalla distanza, arma con cui può far male agli avversari (ne sa qualcosa l’Italia vista la prestazione nelle ultime qualificazioni europee per i Mondiali ad Oslo nel giugno 2025). Infine non va dimenticato Sorloth che viene schierato in un’insolita posizione di esterno destro del 4-3-3 per dare equilibrio ma anche per sfruttare le sue qualità. Poi ci sono i gol e qui vediamo come la Norvegia subisca anche, oltre a segnare. Infatti la selezione scandinava non ha ancora chiuso una partita del Mondiale senza subire reti e sono ben 8 quelle incassate fin qui, al cospetto delle 10 realizzate in 4 partite.
Possibili chiavi tattiche Facendo una sintesi di quanto scritto, possiamo trovare alcuni aspetti che potrebbero decidere il match. I due esterni norvegesi garantiscono dinamicità ed equilibrio, sapendo lasciare il giusto spazio ad Haaland che fin qui ha realizzato cinque gol. La posizione di Odegaard è invece quella di un jolly, perché il 10 norvegese parte spesso da mezzala destra ma è in grado di giocare su tutto il reparto centrale fungendo spesso da trequartista aggiunto. Un aspetto che ha due lati, quello buono è l’apporto in fase offensiva mentre quello meno buono è il fatto di lasciar un po’ più scoperta la squadra che si trova a difendere con un uomo in meno.
La storia si ripete Chiudiamo questo articolo con un aneddoto, molto conosciuto in Norvegia e forse un po’ meno in Italia. In questa selezione ci sono quattro giocatori figli d’arte e tutti i loro papà hanno disputato lo stesso Mondiale, quello di Usa ’94. I calciatori sono Haaland, Sorloth, Thorsvedt e Bohinen con gli ultimi che attualmente sono in Serie A con Sassuolo e Venezia. I loro padri invece, occupavano in parte ruoli diversi dai figli. Erik Thorsvedt era il portiere di quella nazionale, ha giocato 97 partite con la sua selezione ed è uno dei più presenti e ancora oggi è considerato il miglior portiere della storia del calcio norvegese. Goran Sorloth era un attaccante come lo è oggi il figlio Alexander, in carriera ha segnato 15 gol in 55 partite in nazionale. Alf-Inge Haaland era un difensore che ha giocato anche nel City nei primi anni 2000 e Lars Bohinen era un centrocampista come oggi il figlio Lars. Per lui 49 partite e 10 gol in nazionale. Quella Norvegia subì un solo gol in quel torneo e uscì al primo turno a causa della differenza reti. Si trovava nel girone dell’Italia, unica nazionale a batterla. Un solo gol segnato nella vittoriosa sfida contro il Messico e proprio da Rekdal, colui che quattro anni dopo stese il Brasile.

