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Conte, simply The Best

Massimo Ciccognani

Segni particolari, testardo. Non lo so se al momento è il miglior tecnico italiano in circolazione, visto che tanti altri ne possono rivendicare la paternità, ma di sicuro è il più tenace, il più caparbio. Antonio Conte è personaggio particolare, ama il calcio come se stesso, forse qualcosina di più. Qualcuno potrebbe obiettare che non è il solo ed avrebbe perfettamente ragione, ma c’e un qualcosa in Antonio Conte che pochi altri hanno. La testardaggine, il lottare a volte contro tutto e tutti. Che sia un vincente non ci sono dubbi. Lo dice la sua storia. Ha preso una Juve che veniva da annate complicate e al primo colpo l’ha portata a vincere uno scudetto strappandolo a quello che poi sarebbe stato il suo successore sulla panchina bianconera, ovvero Max Allegri. E non aveva, il signor Conte, una squadra di fenomeni, anzi, gente assai mediocre per lo standard Juve. Davanti non poteva permettersi Higuain e Dybala e neppure Mandzukic. Il convento passava Vucinic e Quagliarella, ma non se ne è curato. Ai nomi facili ha preferito lo stile di lavoro. Ha esaltato le qualità di Guaccherini che non è certo Toni Kroos, insomma ha dato alla Juve un corpo e un’anima. Tre scudetti di fila prima di abbracciare una Nazionale che si è presentata in Francia con una “plantilla” decisamente sotto tono rispetto alle big europee. Lui ci ha messo il lavoro, tanto, et voilà, ecco sbocciare una Nazionale che ha fatto innamorare tutti, fermatasi solo ai quarti di finale contro la Germania, complice gli errori grossolani dal dischetto di Zaza e Pellè. Si è visto poi cosa è stato capace di fare il suo successore sulla panchina azzurra, Ventura, che pure di calciatori importanti ne aveva, ma ha fallito persino la partecipazione al mondiale, cosa che non accadeva da 62 anni. E’ andato al Chelsea, e anche qui l’ambiente non è stato facile. Testa bassa e lavoro, al primo colpo ha vinto la Premier, si è scaldato in panchina e ha messo alla porta l’insubordinato Diego Costa. E’ ripartito quest’anno tra tante incertezze complice una campagna acquisti mediocre per un club come quello londinese. Ha fatto capire da subito a gente come David Luiz che anzichè arrotare i bulloni sul campo preferiva sparlare nelle sacre stanze di Abramovic. Lui non ha mai mollato neppure quando un giorno si e l’altro pure i tabloid lo davano sul punto di essere esonerato. E ha vinto ancora, la Fa Cup, che non è mai facile portare a casa. C’è riuscito perché è un animale da campo, perché sa sfruttare al meglio anche un materiale non di primissima scelta battendo in finale a Wembley il nemico di sempre, Mourinho. Si è definito un “vincitore seriale”, sottolineando l’aspetto che vincere in Inghilterra non è la stessa cosa che vincere in Italia, sostenuto nella sua tesi da Don Fabio Capello. Non lo so, ripeto, se Antonio è il migliore tecnico italiano attualmente in circolazione. So però che sa come vincere, non solo in Italia, ma ad altre latitudini, come in Premier, dove negli ultimi sette anni ci sono stati sette vincitori diversi. Mica come in Italia dove vincono sempre gli stessi, con merito soprattutto perché non hanno avversari al loro pari. Ecco perché i successi di Conte sono diversi. Come lo è lui, il diversamente tifoso. E in Premier, uno stadio che canta Antonio Antonio, non s’era mai visto. Cosa farà da grande? Difficile dirlo, di sicuro nel suo dna c’è solo una parola: vincere, con caparbietà, sudore e lavoro. Grazie Antonio. Hai dimostrato di sapere vincere non solo su quella panchina dove la vittoria è l’unica cosa che conta, ma soprattutto dove le vittorie nessuno se le porta da casa. Per questo conteranno sempre di più.

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