Massimo Ciccognani
NEW YORK Quando hai in campo un alieno che dal nulla crea e segna due gol, puoi solo che alzarti in piedi ed applaudire. Ai quarti va la Norvegia che stende il Brasile (2-1) con la doppietta di Erling Haaland che raggiunge a quota 7 Messi e Mbappè, ma soprattutto fa decollare i vichingi e piangere lacrime amare al Brasile che solo in pieno recupero con Neymar su rigore firma il gol della bandiera. Un primo tempo dominato dai verdeoro, un rigore sbagliato, tre palle gol ghiottissime. Nella ripresa la Norvegia sa che può crederci, il Brasile si divora l’impossibile con Endrick che poteva/doveva, fare il gol che avrebbe cambiato la partita. Lentamente il Brasile è uscito di scena, la Norvegia è cresciuta, Haaland che mangia il cervelletto per tenersi in forma, stavolta si mangia il Brasile. E non è indigesto, perché vale i quarti di finale. Brasile a casa, a testa bassa.
La Selecao non graffia La Norvegia dura appena quattro giri di lancette, una partenza lanciata, un gol annullato a Berg per un evidentissimo fuorigioco. Poi, solo Brasile, tre ghiotte occasioni per sbloccarla, la più clamorosa il rigore procurato da Cunha, assegnato dopo revisione al Var, ma talmente chiaro anche dal campo, che Bruno Guimaraes calcia di destro a mezza altezza che non spaventa Nyland. La Norvegia si è poi rivista nel finale quando Odegaard ha calciato di prima intenzione un pallone ricevuto da Haaland, ma Alisson non si è fatto sorprendere. Il Brasile ha fatto la partita, ha gestito palla, ha tenuto per tutta la prima frazione il boccino del gioco, senza però graffiare. Meglio in mezzo al campo dove Bruno Guimaraes e Casemiro hanno messo maggiore pressione ai norvegesi che davanti hanno faticato, tenuti in scacco di Gabriel Magalhaes che ha francobollato il temuto Haaland e con Marquinhos formato una diga insuperabile, con Sorloth mai entrato in partita. Qualche smagliatura sull’out destro dove Danilo è andato più volte in difficoltà nell’uno contro uno di Nusa pure non al meglio delle sue possibilità. Al Brasile è mancato solo il gol, per le parate di Nyland e quell’erroraccio di Bruno Guimaraes che avrebbe dato alla squadra di Ancelotti il meritato vantaggio.
Decide Haaland Il Brasile spreca troppo: il neoentrato Endrick per Cunha, si divora il clamoroso vantaggio calciando fuori solo davanti al portiere dopo un assist al bacio di Vinicius. Nyland esalta la Norvegia, saracinesca abbassata e difficile fare breccia dalle sue parti. Chi è a caccia di un portiere, ne tenga conto. Gioca in Spagna nel Siviglia che di numeri uno se ne intende. La Norvegia prende coraggio e crea una ghiotta palla gol con Ajer che mette in mezzo un pallone maligno che Haaland non riesce a ribadire in rete. Arriva il momento di Neymar, in campo negli ultimi venti minuti al posto di un Martinelli che s’è visto poco. Langas spaventa Alisson che chiude con grande temperamento. La Norvegia cresce, e devi fare attenzione a lasciargli spazi vitali. Se poi a sbagliare è uno come Gabriel, allora sono dolori: Schjeldurup centra dalla sinistra, Haaland è lì con la su struttura fisica, salta sopra Gabriele di testa firma l’1-0 a dieci dalla fine, con il Brasile a spingere ventre a terra per riprenderla. Nyland si esalta ancora mandando sul palo un tentativo di autorete di Ajer. Il Brasile si scopre e la Norvegia la chiude. Indovinate con chi? Con il vichingo che stenta a sorridere, ma fa piangere. Stavolta il Brasile: raccoglie palla al limite prima di scaricare un sinistro in diagonale, imprendibile. Inutile in pieno recupero, il rigofre trasformato da Neymar, non c’è più tempo. Game over. Passa la Norvegia con un alieno in prima linea che stasera aggancia Messi e Mbappè al comando della classifica marcatori, ma soprattutto stende il Brasile, manda a casa Ancelotti, con la Norvegia che di qui alla fine, sarà un cliente scomodissimo. Per tutti.

