Robert Vignola
L’Argentina passa, non senza un altro stress test per le coronarie dei suoi aficionados. Come già col Capo Verde, è servita l’extra time per avere ragione dell’Egitto. Fermandosi tuttavia, questa volta, al tempo di recupero. Scorie ne lascerà anche questa gara, in un Mondiale che si fa sempre più teso man mano che la finale si avvicina. E l’Albiceleste si candida ad arrivare fino in fondo perché sa soffrire. Al cospetto dei faraoni, ha sofferto tanto: Yasser Ibrahim sblocca presto il match, deviando di testa la parabola che arrivava dalla bandierina. Messi ha il pallone giusto per riequilibrare, ma si scopre troppo allergico al dischetto: Shobeir neutralizza il penalty. Il numero 10 non si fa spaventare e ci prova ancora, centrando il palo, mentre il portiere controlla un tiro centrale di MacAllister e compiendo un prodigio su Alvarez.
Dall’intervallo esce un’Argentina decisa a pareggiare, ma l’Egitto in contropiede si distende fin troppo bene: un minuziosissimo Var nega il piacere del raddoppio a Ziko, ma nemmeno la revisione spegne la gioia dei nordafricani quando Salah trova il corridoio giusto per Hassan che torna da Ziko e può finalmente esultare. La reazione argentina è rabbiosa, con Lautaro Martinez in campo al fianco di Alvarez. Sempre Messi però suona la carica: prima l’assist a Romero a 11’ dalla fine, poi il pareggio con botta al volo da dentro l’area. In pieno recupero, in un convulso e contestato contropiede, Lautaro serve per Enzo Fernàndez e il 3-2 si materializza con una remuntada memorabile: tre gol in un quarto d’ora e ai quarti ci vanno i detentori.

