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Il Marchese del Grillo

Scandalo mondiale per il caso Balogun

Massimo Ciccognani

E pensare che c’era chi voleva candidarlo al Nobel per la Pace. La realtà ci racconta storie diverse, dall’attacco all’Iran, dalla non condanna del genocidio israeliano sulla Palestina, ma adesso Donald Trump che probabilmente non sa neppure se il pallone è rotondo o quadrato, mette bocca anche su quello che ritiene il suo Mondiale. Lo scandalo Balogun sta facendo scoppiare un’altra guerra, stavolta calcistica, perché la revoca della squalifica dell’attaccante americano, espulso durante il match con la Bosnia, e regolarmente in campo contro il Belgio, ha scatenato reazioni (giustificate e legittime) da parte del mondo del calcio. a revoca della squalifica è un segnale di debolezza, di sudditanza verso il Marchese del Grillo americano. Della serie “io so io, voi non siene un c….”. La Casa Bianca ha attivato una task force che ha coinvolto tutto il mondo politico americano, per arrivare a “salvare” l’atleta di punta degli Stati Uniti. Lo ha ammesso lo stesso Trump dicendo di aver parlato del caso Balogun con Gianni Infantino: “L’ho fatto, ma solo per richiede un riesame della decisione, non gli ho detto cosa doveva fare, non è stato lui a prendere la decisione. È stato un comitato a farlo. È stata una decisione brillante. Non era un fallo, erano due atleti che si sono scontrati e poi l’arbitro era un po’ sospetto, se guardiamo al suo passato e ha preso una decisione alla quale nessuno poteva credere”. Insomma Trump si scopre anche grande intenditore di calcio, ma adesso anche il mondo calcistico gli si rivolta contro. Il Belgio ha presentato reclamo, ma è stato respinto.

Infantino: “Non sempre sono d’accordo con la Disciplinare”

Il numero uno della Fifa si sente sotto attacco e sa bene che la decisione presa dalla Disciplinare è gravissima. Ma respinge le accuse. “Vorrei ribadire un principio fondamentale della governance della FIFA: i nostri organi giudiziari sono indipendenti. La loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio e deve essere sempre rispettata”. E poi ammette: “Discuto regolarmente di questioni relative alla Coppa del Mondo FIFA con il Presidente degli Stati Uniti  e, in merito a questa vicenda, ho effettivamente ricevuto una telefonata da Donald Trump. Durante la nostra conversazione, ho spiegato che era in corso un procedimento legale che coinvolgeva gli organi giudiziari indipendenti della Fifa e che il caso sarebbe stato deciso a tempo debito dagli organi competenti. È così che funziona il sistema della Fifa, ed è un principio che difenderò sempre. Leggo le decisioni della Commissione Disciplinare della Fifa non appena vengono rese note. A volte mi sorprendono. A volte sono d’accordo con esse, altre volte no”. 

Malagò: “Decisione politica”

 Il neo presidente della federcalcio, Giovanni Malagò, prende atto della notizia e rilancia. “Stavo mangiando, a un certo punto mi sono arrivati 18 messaggi di uffici stampa, giornalisti, dirigenti che mi segnalavano questa strana storia. Onestamente mi è sembrata davvero un’assurdità. Sono andato a guardare questo articolo 27 del codice disciplinare Fifa. Chiariamolo subito: non è replicabile ai vari campionati nazionali e aggiungo meno male, sennò sarebbe l’Armageddon. C’è stato il precedente con Cristiano Ronaldo, ma su una squalifica multipla. L’altro caso risale addirittura al 1962. Ha un evidente sapore politico, l’ha riportato il New York Times. Questo è un precedente pericolosissimo, spero se ne rendano conto. Sono fautore di questo Mondiale, in cui gli stadi sono pieni, c’è una festa delle tifoserie. Ma quando vedi una decisione così a favore di una parte, perde la meritocrazia che è la base del calcio”.

Uefa a muso duro

 La reazione della Uefa è durissima. “La decisione di ieri di sospendere per un periodo di prova di un anno l’applicazione della squalifica automatica di una giornata a seguito del cartellino rosso inflitto al giocatore Folarin Balogun ha oltrepassato un limite invalicabile. Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, che sono alla base di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso no. Una squalifica automatica minima di una giornata a seguito di un cartellino rosso non è una facoltà discrezionale e non richiede la decisione di un organo competente per essere emanata. È un principio sancito dal regolamento, che non può essere oggetto di eccezioni, tanto meno nel bel mezzo di un torneo in cui diversi altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la loro squalifica. Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è a rischio e la credibilità della competizione viene compromessa e questa decisione crea un precedente nel torneo in corso. Il calcio è lo sport più amato al mondo, ma un torneo non è mai un evento isolato e, se si tratta della Coppa del Mondo, ha il potere di generare conseguenze positive o negative sull’intero panorama calcistico. Esprimiamo la nostra incredulità di fronte a una decisione così senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”.

Klopp attacca Infantino e Trump: “Non sanno nulla di calcio”

 Dal prima che iniziasse il mondiale, Jurgen Klopp, che peraltro si appresta a tornare in pista prendendo la nazionale tedesca, è andato giù durissimo nei confronti di Trump e del presidente della Fifa, Infantino. “Questi due personaggi non sanno nulla di calcio e non dovrebbero avere niente a che fare con questo sport. Questo è il nostro gioco, non il loro. Se davvero Trump e Infantino si sono parlati di questo, siamo alla follia. Tutti noi prendiamo decisioni sbagliate, ma impariamo a convincerci. In passato sono state date tante espulsioni ridicole, evidentemente sbagliate per tutti. Ma nonostante questo restavano espulsioni, perché ormai la decisione era stata presa. Quella di Balogun è un’espulsione giusta, perché questo dicono le regole”. Ma è stato graziato. A pensare male, si fa peccato, ma spesso ci si indovina. E quando ci mezzo lui, ogni mezzo è lecito… soprattutto se ti senti il Marchese del Grillo e c’è chi te lo fa credere.

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