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GUARDIA DI FINANZA

Plusvalenze gonfiate: indagati i De Laurentiis

Ipotesi: bancarotta fraudolenta

Francesco Raiola

La giornata di oggi ha visto l’avvio di un’importante operazione giudiziaria che ha interessato direttamente le sedi del Napoli, del Bari e della Filmauro. La Guardia di Finanza, su coordinamento della Procura della Repubblica di Bari, ha proceduto a perquisizioni e acquisizioni documentali nell’ambito di un’inchiesta che vede indagati Aurelio De Laurentiis e il figlio Luigi. Al centro del procedimento, che ipotizza le fattispecie di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta, vi è una complessa analisi delle dinamiche finanziarie relative alla gestione della società biancorossa, con un focus particolare sulle operazioni di calciomercato avvenute tra il club pugliese e il Napoli.

Nello specifico, l’attenzione degli investigatori si è concentrata sulla cessione del portiere Elia Caprile, avvenuta nell’estate del 2023. Secondo l’ipotesi accusatoria, il trasferimento dell’estremo difensore dal Bari al Napoli per una cifra di circa 2,2 milioni di euro sarebbe avvenuto in condizioni tali da non valorizzare adeguatamente il patrimonio del club biancorosso, che avrebbe rinunciato a clausole di partecipazione su una futura rivendita. La successiva cessione di Caprile al Cagliari, avvenuta per una cifra sensibilmente superiore, ha sollevato dubbi negli inquirenti sulla congruità economica dell’operazione iniziale e sul possibile impatto negativo di tale gestione nei bilanci del Bari, attualmente sotto osservazione per la procedura di liquidazione giudiziale.

È doveroso precisare che le attività odierne, che hanno coinvolto anche figure professionali quali i direttori sportivi Ciro Polito, Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso, oltre all’agente Graziano Battistini — i quali non risultano indagati ma sono stati coinvolti nell’acquisizione di elementi utili alle indagini — rappresentano esclusivamente una fase istruttoria. Il lavoro della magistratura punta a chiarire se vi siano stati, effettivamente, danni per la società barese e se le operazioni di mercato siano state condotte nel pieno rispetto delle norme contabili vigenti.

In questo quadro di incertezza, è fondamentale distinguere nettamente tra il percorso della giustizia ordinaria e quello della giustizia sportiva. Allo stato attuale, infatti, non sussiste alcun rischio di carattere sportivo per la SSC Napoli o per la SSC Bari. Le indagini della Procura di Bari riguardano profili di diritto penale e fallimentare, che hanno procedure e finalità differenti rispetto a eventuali violazioni dei codici sportivi. Non vi sono, al momento, contestazioni da parte della Procura Federale che possano inficiare il regolare svolgimento delle attività agonistiche o la regolarità delle iscrizioni ai campionati.

Le società, dal canto loro, hanno manifestato la massima disponibilità a collaborare con le autorità competenti, ribadendo la correttezza dell’operato gestionale e la legittimità delle valutazioni di mercato operate nel tempo. La strategia difensiva si concentrerà sulla dimostrazione che ogni operazione è stata dettata da logiche di mercato trasparenti e coerenti con le necessità dei club, in un contesto in cui la gestione di più realtà calcistiche richiede standard di rigore contabile estremamente elevati. Il mondo del calcio osserva l’evolversi della vicenda con la dovuta prudenza: si tratta di un atto dovuto che, pur avendo una rilevanza mediatica significativa, richiede tempi tecnici per l’analisi dei documenti acquisiti, lasciando che siano le sedi competenti a stabilire, con rigore e senza affrettate conclusioni, la sussistenza di eventuali responsabilità.

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