Massimo Ciccognani
Il 22 giugno si avvicina a grandi falcate e sarà il giorno della rivoluzione. Dopo l’addio di Gravina che, ripetiamo, non è stato il responsabile della crisi del calcio italiano, si apre la caccia alla successione. In corsa per la poltrona presidenziale, ci sono Giovanni Malagò, ex numero uno del Coni e Giancarlo Abete, già presidente Figc. Si corre sul filo dei voti: la serie A, 19 squadre su 20 (voto cotrario quello di Lotito), che porta in dote il 17,1% dei voti, puntano su Malagò che ha incassato il sì dei calciatori (20%) e degli allenatori (10%) per portano a circa il 47,1 dei consensi. A pendere dalla parte di Malagò dovrebbe essere anche la Lega di B che vale il 6% che cerrtificherebbe l’ezione dell’ex presidente del Coni.
Abete può contare sul 34% dei Dilettanti, ma in questo caso, potrebbero non bastare. Abete è uomo di sport e di calcio e non è escluso che prima di quella data possa fare un passo indietro per indirizzare l’intero elettorato verso Malagò e contribuire alla giusta ripartenza del calcio italiano. Presto Abete e Malagò si incontreranno, e in quella circostanza si parlerà di programmi, che all’atto pratico, sono la cosa che conta e che può aiutare a dare la svolta per il nostrio calcio. Non dimentichiamo che a marzo la Lega di A, ha negato alla Nazionale lo stage di una settimana, impossibilitata a spostare la trentesima giornata di campionato. Da altre parti, vedi Turchia, hanno steso tappeti rossi alla Nazionale. Non è solo questo il motivo del fallimento italiano, ma è innegabile che quella settimana avrebbe potuto aiutare Gattuso nella corsa al Mondiale. Che adesso la Lega di A voti compatta, ad esclusione di Lotito, per un candidato, fa pensare che l’aria stia cambiando. L’unica cosa da evitare, è quella del Commissariamento, che di fatto priverebbe l’Italia calcistica degli strumenti per mettere in atto il cambiamento. Benvenga l’unità d’intenti se può aiutare a cambiare l’aria. C’è da riformare il settore giovanile, trovare incentivi per i Club affinché non attingano al mercato straniero e lancino in prima squadra i nostri talenti. Che ci sono, ma vanno fatti giocare con continuità come avviene in altri Paesi. Il 22 giugno, in pieno campionato mondiale, è vicino, e sarà bene che in quella data ci sia una convergenza totale di interessi. Facciamo l’Italia, ma facciamo anche gli italiani, altrimenti Malagò si ritroverebbe nelle stesse condizioni di Gabriele Gravina che in tanti hanno etichettato come il male assoluto per il nostro calcio, dimenticando, che nel periodo Covid, non fosse stato per lui, il calcio italiano sarebbe morto. Solo per una questiione di giustizia, perché Gravina è stato il capro espiatorio per far esplodere il bubbone. Ripaqrtire si può, si deve, ma senza dimenticare che la Nazionale viene prima di tutto, e che l’ingerenza dei Club, non è pià ammessa. Benvenga Malagò, persona stimata e di qualità, ma non lasciamo solo, altrimenti avremmo solo cambiato il Comandante, non la nave che fa acqua da tutte le parti.





