Stefano Sale *
Il poker è servito. Fiorentina asfaltata alla faccia della scaramanzia. Ora siamo a meno 1 dalla Juventus e a meno 3 dal Milan, la corsa al quarto posto è riaperta grazie ai clamorosi passi falsi delle due davanti con Verona e Sassuolo. La speranza ora è molto più concreta ma centrare l’obiettivo rimane sempre difficile perchè il destino è sempre nelle mani di chi sta avanti. E la situazione scontri diretti non è ottimale per niente. La Roma si dovrà impegnare per vincere le ultime 3 partite, tra cui il derby, e sperare in qualche altro inciampo. Ma l’insidia piu grande potrebbe essere il Como dietro a 2 punti ma con una calendario decisamente più favorevole per fare filotto. Arrivare a pari punti con chiunque sarebbe un dramma perchè saremmo fuori da ogni discorso. Senza tralasciare l’esito della finale di Coppa Italia, se non fosse l’Inter a vincerla potremmo essere addirittura fuori dall’Europa a vantaggio dei fortunati vincitori. Un esito che preferiamo scartare.
Quest’anno tanti punti persi soprattutto per la mancanza di giocatori. Sotto accusa lo staff sanitario, troppi infortuni, recuperi lunghi e discutibili. Da Dybala a Soule passando per Dobvyk e Ferguson. Ma anche Kone e Wesley fuori nel momento clou della stagione. Gasperini ha fatto a meno di tutto il reparto d’attacco per almeno 3 mesi. E meno male che ora c’e Malen. Per non parlare dell’assenza misteriosa di Angelino di cui nessuno parla. Per finire col mercato sballato in estate, presi elementi non adeguati a gennaio come Tzimikas e Zaragoza, e Vaz pagato uno sproposito, quando il tecnico dall’estate invoca l’esterno alto a sinistra. Tutti errori che hai pagato caro. Con il periodo di flessione psico-fisico purtroppo coinciso con l’uscita dalla coppa. Il gol di Gatti ci ha tagliato testa e gambe. E se Dybala avesse segnato il rigore a San Siro saremmo addirittura terzi davanti al Milan. Senza infortuni e con ricambi funzionali forse avremmo fatto un altro campionato, ma coi se e coi ma si va poco lontano.
L’anno scorso la grande calvalcata con Ranieri ci portò ad 1 solo punto dalla Champions. Una analogia piuttosto pericolosa. Anche in quella circostanza il rammarico fu enorme dopo il disastro dei primi 4 mesi dovuta ad una gestione grottesca da parte della società. Poi ci ha pensato Sir Claudio a rimettere a posto i cocci ancora una volta. Quando la Roma chiama lui ha sempre risposto, senza indugi, al servizio della nostra Roma. Non sarà mai un’intervista fuori posto a dividerci. Claudio Ranieri rimane un nostro vanto romanista. I dissidi personali con Gasperini rimangono al di fuori. Peccato che tra i due non c’è stato feeling, contavamo molto su di loro insieme per puntare in alto ma evidemente non era aria.
Ora si è fatta una scelta, ma a Trigoria c’è il deserto, nessun dirigente pronto ad intervenire per evitare un patatrac interno e poi a livello mediatico decisamente evitabile. La proprietà si è da tempo defilata, ora insieme all’amico aviatore ora mandano il secondo figlio a fare una presenza quasi simbolica. Invece di Dan e Ryan adesso ci ritroviamo Ed e Corbin. Troppo impegnati altrove, all’Everton per esempio, dove peraltro hanno messo su una vera dirigenza. Qui invece manca gente di competenza, è rimasto solo il direttivo sportivo deligittimato che non può più operare, se non parla con l’allenatore. Siamo già in ritardo. Serve fare una programmazione tra campagna acquisti e cessioni, prestiti, settlement agreement a fine giugno, ritiri, amichevoli e quant’altro. Un disinteresse lampante, un filo appeso solo sulla questione stadio, in attesa della prima pietra, per poi passare alla vendita del pacchetto completo per qualche miliardo.
Ora Gasperini insiste con la banda del sesto posto, con qualche innesto giusto per alzare l’asticella, gente alla Wesley e alla Malen che fanno la differenza, con giovani al livello come Pisilli e Ghilardi a completare. Ma serve unità di intenti. Gasp non perde l’occasione per mandare messaggi ai Friedkin. Ma a questo punto serve un appoggio incondizionato. Hanno mandato via Ranieri, probabile andrà via anche Massara. Che sia Gasp a scegliere i collaboratori ed i giocatori. Un manager all’inglese oppure un direttore sportivo alle sue dipendenze, a gestire il budget societario. La proprietà ha scelto lui per consenso del popolo, ma ora dategli retta altrimenti a giugno sbaracca pure lui con tutti i burattini appresso. A quel punto i Friedkin potrebbero pure fare un film. Storia di un disastro completo. Forza Roma.
*Roma Club Dublino, tifoso Roma




