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In caduta libera: squadra allo sbando

Stefano Sale *

In caduta libera. Ma non da ora. Bisogna tornare indietro fino a quella semifinale di Champions col Liverpool.  Dopo quella partita sono stati mandati via una serie di giocatori, allenatori e dirigenti, senza dimenticare le bandiere ammainate.  Un ridimensionamento sportivo, per le note esigenze di bilancio, che non finiscono mai. Altri 128 milioni in rosso accumulati in meno di un anno tra monte ingaggi, un mercato scellerato e tanti soldi spesi per giocatori scarsi.  8 allenatori in 9 anni, ogni anno tanti ricambi tra squadra e dirigenti, alla faccia della continuità.  Ogni anno, da Luis Enrique a Zeman, da Andreazzoli a Spalletti, poi Eusebio, Ranieri, e adesso Fonseca, anche lui andato in bambola, abbandonato come tutti i suoi predecessori dopo nemmeno un anno, inghiottito da un circolo vizioso intorno questo club, sempre più in bilico.  La musica non cambia, la squadra si scioglie sempre, la testa altrove, gente con la valigia in mano, dirigenti assenti, tutti si sentono di passaggio. Nessuno che strilla,  che parla o prende provvedimenti, a parte le solite due righe di indignazione di Pallotta su Twitter, che fa solo il solletico a chi sta a Trigoria.  L’andazzo si era già visto alla ripresa post-covid, contro la Samp: non abbiamo capito che ci ha salvato Dzeko con due prodezze,  poi si è visto quello che temevo. Abbiamo perso male con un Milan imbarazzante, e adesso l’Udinese che ci prende a pallonate, umiliati da Lasagna e Okaka.  Poi vedi altre squadre che danno il fritto, il veleno in campo.  Petrachi l’aveva detto, squadra svogliata, però paraculo anche lui, poi cacciato.  Fienga non sa nulla di calcio, De Sanctis non esiste, Baldini sta sempre li a dirigere, ma non si vede, Pallotta pure non si vede, da 2 anni, spettatore da lontano con qualche riportino. Siamo allo sbando. Ma tranquilli, ci diranno che va tutto bene, non molliamo, il progetto tecnico va avanti, bisogna lavorare, c’è da difendere il quinto posto, che si punta all’ Europa League.  Tutte finali.  L’allenatore, alla fine sarà lui a pagare se le cose dovessero pricipitare, come già visto in passato. Mentre gli altri rimarranno là, al loro posto.  Intanto speriamo veramente che Fonseca possa riaddrizzare la barca. Ma non sarà facile. Il problema come sempre viene dal manico.  Serve una società forte e coesa, stabile e presente, con gli uomini giusti, con ruoli assegnati, regole e doveri, dentro e fuori dal campo, che stia col fiato sul collo dei giocatori tutti i giorni a Trigoria, con un progetto tecnico ed ambizioso.  Insomma, una nuova proprietà, al più presto.

* Roma Club Dublino, tifoso Roma

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