Nun me scetà

Salvatore Savino*

Settembre tornerà insieme al sole e forse un altro amore nascerà cantava Peppino Gagliardi, e questo nuovo amore sembra essere bocciato in una calda notte settembrina. Sin dal mattino, il sole aveva riscaldato ed illuminato la città più bella del mondo, quella che farebbe innamorare anche il cuore più arido, e le cicale, entusiaste del clima, posate sui rami degli alberi ancora in fiore, frinivano accompagnando gli sguardi persi, occhi negli occhi, dei ragazzi adoranti verso le loro ragazze, sedute con le gambe penzoloni sul muretto del Borgo Marinari, mentre qualche scugnizzo trovava l’ebbrezza di tuffarsi in mare, sotto le maestose mura del Castel dell’Ovo, accanto agli scogli che accolsero il canto melodioso della sirena Parthenope.

Dalle finestre di un magnifico albergo proprio lì di fronte, il grande allenatore di calcio Jurgen Klopp, un tedesco un po’ particolare, spesso sorridente e cordiale, non poteva fare a meno di essere rapito da tanta bellezza, e in pochi minuti decide di condividere questa emozione con i suoi calciatori. I Reds, il Liverpool… quale vero amante del calcio non ha in qualche modo amato questa squadra entrata di diritto nella storia? Quale appassionato non ha avuto i brividi ascoltando la Cop di Anfield intonare “You’ll never walk alone”?Alla testa dei suoi campioni, da Van Dijk a Salah a Firmino, il gruppo passeggia tra i locali ancora affollati di turisti, tra il profumo di salsedine e di scialatielli, che formano un essenza unica al mondo, e lo sguardo si perde verso la sagoma del gigante Vesuvio incombente ma paterno, mentre, dall’altro lato, si tuffa nel mare la punta colorata dalle case del capo di Posillipo. Klopp in cuor suo sperava che le meraviglie di Napoli si sarebbero limitate a queste, e i suoi ragazzi si lasciavano estasiare dalla bellezza che li abbracciava, sorridendo persino al rispettoso ed in qualche modo affettuoso avvicinarsi a loro, di qualche tifoso napoletano. 

Si sbagliavano.

Le ore scorrevano veloci, il sole pian piano si andava a riposare ad ovest, dopo aver affidato alla luna tutti gli innamorati, come nella splendida ” ‘a cunzegna ” di Totò, e a Fuorigrotta di innamorati ce n’erano decine di migliaia. Le luci forti dei riflettori facevano splendere un immenso oceano di cuori, mentre i telefonini punteggiavano l’oscurità come astri di una notte stellata. L’amore si è impadronito di questa notte napoletana, e ha conquistato tutti. Dapprima, il ricordo di un amore, come canterebbe Pino… ” Come un vento di passione… lascia in bocca il sale ed arriva dritto al cuore…” ed ecco che a bordo campo un ragazzo in giacca scura entra, con un microfono tra le mani, ed il grido

” Pocho ! Pocho ! ” rimbomba sugli spalti, esce e schizza via come un dardo, e va a far sentire la sua eco fino al mare, alle vulcaniche terre flegree, e quasi sembra che questo amore giunga fino alle isole che guardano da lontano, e anch’esse vogliono unirsi all’abbraccio. In un lampo, tra le luci soffuse della tribuna, una testolina bionda, con una maglietta azzurra che sapeva di ricordi, va a saltare per noi, per quella che era, è e sarà, la sua squadra. Il coro allora, senza mai smettere il suo battito d’amore, non cambia melodia, ma solo il testo, e tutto lo stadio comincia a gridare:

” Ciro ! Ciro !” I ricordi scaldano il cuore, prendono l’anima e la abbracciano, stringendola in una carezza protettiva, ed è bello ogni tanto lasciarsi cullare. Come tornare ragazzi, e sentirsi come gli adolescenti innamorati che pensavano, e forse lo erano, di essere gli unici padroni del mondo. Ma si sa, come direbbe Claudio Baglioni, sono bellissimi anche gli amori in corso, quelli che: ” aspettano un’estate nuova, azzurra, e un’altra storia… e sono amori di mare, quando la pelle si increspa e ha paura, sono una cosa sola, con le stelle e il velluto di una notte scura…” Ma questa notte non può essere scura, perché dal tunnel cominciano ad uscire le prime magliette azzurre, e solo chi lo ha vissuto sa quale brivido lungo la schiena si prova. Ora il rumore è assordante, e mentre gli azzurri fanno qualche esercizio, qualche torello, i ragazzi di Klopp cominciano a rendersi conto che le meraviglie di Napoli non erano finite, non si erano Infrante come onde spumose sulla scogliera del lungomare. I cuori battono all’unisono, l’avversario é di quelli da far tremare le gambe, ma Qualcosa nell’aria fa capire che sta per accadere qualcosa di unico, meraviglioso, forse irripetibile. La pantera nera scatta veloce ma il suo graffio letale stavolta si spegne sul palo, come un albero che nella giungla da’ riparo ad una preda inseguita. I Reds sembrano vacillare…e gli azzurri sanno che, alzando lo sguardo, sono sospinti da una forza incredibile impalpabile ma infinita, l’amore. Persino l’esperto Milner, come unico baluardo a difesa di una fortezza ormai in disarmo, cerca di fermare un attacco, ma con le mani, e non si può. L’ emozione non ha voce, dice l’ Adriano nazionale, ed infatti un rispettoso e forse un po’ preoccupato silenzio avvolge lo stadio quando gli occhi chiari di Piotr fissano la porta di Allison. A differenza di altri, lui ha rinunciato a cifre importanti per restare a Napoli, per credere di poter vincere con questa maglia addosso, e lui sa che chi sceglie per amore vince sempre. E così, mentre il portiere vola dal lato sbagliato, lui gonfia la rete e i cuori di un popolo festante. Qualche minuto dopo, un nuovo rigore, ma la pantera nera, ancora ferita dal cacciatore, oggi non riesce a graffiare, ed é allora di nuovo il genietto di Zabkowice che intuisce l’ingresso nell’area avversaria del guerriero di Yaoundé, e gli serve il modo di trafiggere con la sua lancia il portiere uscito alla disperata. Questa serata di favole non può finire senza altre meraviglie… Un giovane argentino, da ragazzino, sognava di emulare il papà calciatore, e di arrivare a far gol in Champions, fino addirittura a tatuarselo su un braccio. La pantera ferita deve tornare a riposare, allora Spalletti guarda verso la panchina e, con un cenno, lo invita ad allacciarsi le scarpette. Ma che favola sarebbe senza un lieto fine? Cholito, soprannome azteco che ha ereditato dal papà, che significa miscuglio di razze, quelle facce fiere dei guerrieri del Sud America, entra in campo, ed in men che non si dica, si vede servire, da quel meraviglioso campione che è Kvara, un assist che lui deve solo trasformare in gol. 

Che bello, Giovanni, guardarti mentre ti lasci cadere sull’erba fresca del Maradona, senza riuscire a trattenere calde lacrime di gioia. All’inizio della ripresa, mentre gli spettatori ormai sono in brodo di giuggiole, Zielo, incontenibile, si toglie anche lo sfizio di uno scavino, battendo così un Alisson ormai arresosi all’ onda azzurra.

Quello che succederà dopo… non serve più e non interessa a nessuno. Grazie ragazzi. Grazie per i nonni che hanno pianto di gioia, grazie per i bambini che per voi stanno legandosi alla passione per la maglia, che li accompagnerà per tutta la vita, ma soprattutto grazie, per averci fatto sentire di nuovo, per una notte, i più forti di tutti.

Mi sembra ancora un bellissimo sogno, tanto che è splendido, ma sono certo che giornate come questa, con il vostro ed il il nostro cuore uniti, ne vedremo ancora, e tante. Per adesso lasciamoci cullare da questo sogno, con le parole del poeta:

 ” Tutt’ e canzone ‘e Napule stanotte ‘o core mio vurria canta’…famme sunna’ che ancora me vo’ bbene…famme ‘nzuonno muri’…nun me sceta’…”

Forza Napoli Sempre

*Scrittore, tifoso del Napoli

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