Massimo Ciccognani
Il sorteggio di Champions League ha il dono di non essere mai davvero neutrale. Ha la memoria lunga, la scrittura drammaturgica e un debole per i ricorsi storici. Quando l’urna ha messo sulla strada del Real Madrid di José Mourinho sia l’Inter che la Roma, il destino non ha semplicemente abbinato delle squadre: ha spalancato il libro dei ricordi dello Special One, costringendolo a sfogliare due dei capitoli più intensi, trionfali e viscerali della sua carriera.
Il miracolo di Madrid
Ritrovare l’Inter in Europa significa, per Mourinho, sporgersi sul precipizio della nostalgia pura. Milano è stata la culla del suo capolavoro assoluto: quel Triplete del 2010 costruito sull’acciaio, sul carisma e su un’empatia quasi simbiotica con un gruppo di veterani disposti a tutto per lui. È un filo rosso strano, quasi paradossale, quello che lega queste tre realtà. Fu proprio sul prato del Santiago Bernabéu — l’impianto che oggi guida dalla panchina di casa — che lo Special One alzò al cielo la Champions nerazzurra contro il Bayern Monaco, prima di salire in macchina con Florentino Pérez e salutare l’Italia tra le lacrime e l’abbraccio a Marco Materazzi. Oggi quell’amarcord si trasforma in una sfida ad altissima tensione tattica. L’Inter non è più una sorpresa europea ma una certezza consolidata, e affrontarla con la pressione del Real Madrid addosso impone a Mourinho di mettere da parte il cuore per novanta minuti, consapevole che l’ambiente nerazzurro lo accoglierà sempre come un re indiscusso, ma non gli concederà sconti sul campo.
Roma: l’ultimo fuoco sacro
Se l’Inter rappresenta il vertice della perfezione tattica e vincente, la Roma è l’amore più recente, caldo e tormentato. All’Olimpico, José ha riacceso una piazza sopita portandola a due finali europee consecutive e regalandole la Conference League di Tirana. Il popolo romanista si è riconosciuto nel suo linguaggio battagliero, nella difesa strenua dei colori contro tutto e tutti. Affrontare i giallorossi in Champions League significa incrociare lo sguardo con una tifoseria che lo ha amato alla follia e con cui il divorzio non ha mai del tutto cancellato il legame emotivo. Per il Real Madrid sarà una trappola ambientale e caratteriale; per Mourinho, una partita specchio in cui rivedere le proprie battaglie recenti.
La missione blanca
Al centro di questo triangolo emotivo c’è l’ossessione del presente. Madrid non vive di ricordi, vive di trofei. Mourinho conosce la legge del Bernabéu meglio di chiunque altro: il passato non garantisce crediti quando si indossa la camiseta Blanca. Incrociare il proprio trascorso italiano in un girone o in un tabellone ad eliminazione diretta aggiunge una pressione mediatica enorme, ma offre al tecnico portoghese il palcoscenico perfetto. Lo Special One ritrova l’Italia a modo suo: da avversario di massimo livello, sul trono più prestigioso d’Europa, pronto a trasformare i sentimenti in benzina per la sua ennesima conquista.

