Massimo Ciccognani
NEW YORK La finale mondiale, come suggeriscono le statistiche, sarà la numero dodici da capitano per Rodri. E domenica potrebbe essere il quinto capitano a sollevare un trofeo, senza ossessione. “L’obiettivo era arrivare dove siamo. Volevamo vincere i Mondiali e sappiamo di poterlo fare. Abbiamo dimostrato di poter battere grandi avversari e ora affrontiamo la sfida più difficile finora. Sarà il test perfetto per vedere se siamo in grado di sollevare la Coppa del Mondo. Dobbiamo avere più voglia di vincere che paura di perdere”.
Parla con leggerezza ma non spregiudicatezza, ma crede nella sua Spagna. “Tutte le squadre hanno punti di forza e di debolezza. Siamo una squadra difficile da battere. Controlliamo bene sia l’area di rigore che il centrocampo. Abbiamo pochi punti deboli, ma preferisco non rivelarli. Veniamo da un periodo di crescita in cui abbiamo visto la squadra maturare. L’avevo detto allora, che questa generazione avrebbe lasciato il segno. La strada per diventare campioni del mondo è quella che abbiamo intrapreso: vincere la Nations League, il Campionato Europeo e ora la finale della Coppa del Mondo. Domenica avremo l’opportunità di rendere questa generazione indimenticabile”.
L’atmosfera è caldissima. “Penso che il supporto sia importante, ma le partite si giocano in campo. C’erano tantissime maglie spagnole negli stadi. Abbiamo sentito il sostegno della gente. Confidiamo nel loro supporto e daremo tutto per loro. Ho imparato dai capitani precedenti, so cosa significa. Ora i giocatori ti guardano un po’. Ecco perché ho dovuto fare un passo avanti”.
Davanti c’è l’Argentina di Messi. “Non credo di dover dire chi è. Per me, è il miglior giocatore di tutti i tempi. È stato in grado di guidare la sua nazionale, ma l’Argentina è molto più di Messi. Penso che siamo le due squadre che giocano meglio collettivamente. Loro sono alla seconda finale consecutiva, ed è impressionante. Stiamo cercando di fare lo stesso nel nostro percorso”.
Parole al miele per Alvaro Morata. “Non gli ho parlato negli ultimi giorni, ma ci siamo sentiti prima del Mondiale. Sono sicuro che ci stia supportando e incoraggiando. Spero che potremo festeggiare la vittoria con lui domenica. È stato un giocatore chiave per arrivare dove siamo oggi. Sto vivendo un momento speciale. All’inizio del torneo c’erano molte voci: che non fossi pronto a giocare, che ora mi sono ripreso, ma sono molto contento dei miei progressi individuali e di squadra durante il torneo. Sono fiducioso che possiamo farcela”.
C’è da fermare l’Argentina prima di coronare il sogno. “Siamo una squadra molto completa. Siamo stati molto solidi nel torneo. Loro sono stati molto tenaci per tutta la durata del torneo, sono molto competitivi. È la dimostrazione del loro spirito competitivo. Ne teniamo conto. Sappiamo che tipo di squadra sono. Cercheremo di metterli in difficoltà nel modo che riteniamo possibile, ma dobbiamo puntare alla vittoria ed essere ambiziosi. La finale del 2010? È passato tanto tempo, ma possiamo fare tesoro della mentalità di chi puntava a qualcosa che all’epoca sembrava impossibile per il nostro Paese”.
Un Mondiale è una cosa unica, ma Rodri non sa come sarebbe pronto a dare in cambio per diventare campione. “Non lo so. La cosa più bella è essere campione del mondo. L’importante non è cosa daresti, ma che tutto è un processo. L’importante è capire che si può aspirare al massimo. Non so se la squadra che domina a centrocampo vince la partita, ma credo nell’importanza del centrocampo per vincere. Entrambe le squadre hanno un ottimo centrocampo. Non sarà il fattore decisivo…”

