Filippo Traini
E due. Il Paris Saint Germain si aggiudica la Champions League confermandosi sul tetto d’Europa. Budapest come Monaco, la musica non cambia. Stavolta in una partita complicata, vinta dai parigini (5-4) ai calci di rigore dopo che regolamentari e supplementari si erano chiusi sull’1-1. Sblocca Havertz dopo una manciata di minuti, la riprende Dembelè dagli undici metri e il risultato resterà inchiodato fino alla lotteria dei calci di rigore: nel Psg un solo errore, quello di Nuno Mendes, mentre i Gunners falliscono la trasformazione con Eze e Gabriel.
E’ il secondo titolo consecutivo per Luis Enrique dopo il 5-0 dello scorso anno a Monaco contro l’Inter, ma stavolta è stata più dura, con l’Arsenal subito avanti con Havertz dopo sei giri di lancette con palla che si infila sotto la traversa. Cambia l’inerzia della partita che cambia radicalmente. Arteta si difende in maniera massiccia con Luis Enrique chiamato subito a rivedere il tema tattico. Il Psg mette le tende nella metà campo inglese, ci prova con Douè, Dembelè e Kvaratskhelia, ma il primo tempo è sotto tono, dominato dall’eccessivo nervosismo. Non cambia la musica nella ripresa, con il Psg a tenere palla facendola girare in attesa del guizzo vincente che arriva quando Mosquera stende in area Kvaratskhelia, ed è rigore netto. Dal dischetto va Dembelè che spiazza Raya e fa 1-1. Kvara è scatenato, va via a sinistra e centra il palo, poi Vitinha sfiora l’incrocio. Si va ai supplementari che producono il nulla e così sono necessari i calci di rigore. Sbaglia Nuno Mendes, ma Eze e Gabriel restituiscono con gli interessi il favore. E la Champions prende ancora la strada di Parigi. Arteta si ferma ad un passo dal sogno, Luis Enrique gongola e si gode la festa. Il suo Paris è di nuovo campione.

