QUI NAPOLI

Italiano e Allegri all’ultima curva

Prossime 48 ore decisive per scegliere il successore di Antonio Conte

Nella foto: Aurelio De Laurentiis (foto Daniele Buffa/Image Sport)

Francesco Raiola

C’è un momento, in diversi estati del Napoli, in cui Aurelio De Laurentiis smette di ascoltare il rumore e prova a immaginare il futuro. Successe con Benitez dopo Mazzarri, con Sarri dopo Benitez, con Spalletti dopo Gattuso, con Conte dopo il caos. E succede oggi, nel momento più delicato: scegliere chi dovrà raccogliere l’eredità di Antonio Conte dopo due anni intensi, uno scudetto, una Supercoppa e un addio consumato tra successi e tensioni interne. La corsa, ormai, è ristretta a due nomi: Massimiliano Allegri e Vincenzo Italiano. Due idee opposte di calcio. Due modi diversi di vivere la pressione. Due Napoli possibili. E soprattutto due anime che dividono profondamente la piazza. Perché Allegri è il fascino del potere. È l’allenatore dei trofei, del pragmatismo, della gestione feroce dei momenti. Uno che entra nello spogliatoio e si fa ascoltare senza alzare la voce. De Laurentiis lo considera da anni una sorta di ossessione calcistica: esperienza internazionale, personalità, mentalità da grande club. Non a caso, fino a pochi giorni fa sembrava lui il prescelto. Ma proprio qui nasce il primo dubbio della città. Napoli, oggi, vuole davvero un calcio “allegriano” dopo aver assaporato prima Sarri, poi Spalletti e infine l’intensità di Conte? Una parte della tifoseria teme un ritorno a un calcio più speculativo, meno identitario, meno emozionale. Allegri dà garanzie di competitività immediata, ma accende meno fantasia. È la scelta della continuità ad alto livello, non necessariamente della bellezza. Eppure c’è anche chi, sotto sotto, sogna proprio questo: un Napoli finalmente cinico, europeo, meno romantico e più cattivo. Perché Allegri porta in dote una cosa che a Castel Volturno pesa tantissimo: la sensazione di poter gestire le pressioni del centenario senza farsi travolgere.

Italiano invece rappresenta l’opposto. È il rischio, ma anche l’entusiasmo. Il calcio offensivo, il pressing, la verticalità continua. È un allenatore che piace alla parte più passionale del tifo napoletano, quella che vuole riconoscersi nel gioco prima ancora che nel risultato. De Laurentiis lo segue da anni e già dopo Spalletti lo aveva seriamente valutato. Oggi, forse, è il momento giusto. Perché il Napoli che lascia Conte è una squadra forte ma anche stanca mentalmente, bisognosa di nuova energia. E Italiano sembra perfetto per rilanciare tanti giocatori sacrificati o compressi dal calcio ultra-strutturato dell’ultimo biennio. Non è un caso che nelle ultime ore sia diventato addirittura il favorito. Ma anche qui i dubbi non mancano. Italiano non ha mai allenato un club con la pressione quotidiana del Napoli. Bologna, Firenze, La Spezia sono piazze calde, sì, ma Napoli è un’altra cosa: è una centrifuga emotiva continua. Ogni pareggio diventa crisi, ogni vittoria illusione di scudetto. E la domanda che molti si fanno è semplice: Italiano è pronto a reggere tutto questo? In fondo, il bivio di De Laurentiis è quasi filosofico. Scegliere Allegri significherebbe puntare sulla garanzia, sull’uomo che sa stare nei palazzi del calcio e gestire la Champions come habitat naturale. Scegliere Italiano significherebbe invece investire sull’idea, sull’evoluzione, sulla possibilità di aprire un nuovo ciclo tecnico più moderno e aggressivo. La sensazione, però, è che anche il presidente sia combattuto come non gli accadeva da tempo. Perché Allegri rassicura la testa, Italiano accende la pancia. E Napoli, storicamente, decide quasi sempre con la pancia. Le prossime 48 ore saranno decisive. De Laurentiis vuole chiudere prima della partenza per gli Stati Uniti e consegnare al nuovo allenatore le chiavi del mercato e del centenario. Intanto la città si divide, discute, litiga come sempre. Ed è forse questo il segnale più chiaro: comunque vada, il Napoli ha già ricominciato a vivere dopo l’addio traumatico da Antonio Conte.

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