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Italiano e Allegri all’ultima curva

Prossime 48 ore decisive per scegliere il successore di Antonio Conte

Francesco Raiola

C’è un momento, in diversi estati del Napoli, in cui Aurelio De Laurentiis smette di ascoltare il rumore e prova a immaginare il futuro. Successe con Benitez dopo Mazzarri, con Sarri dopo Benitez, con Spalletti dopo Gattuso, con Conte dopo il caos. E succede oggi, nel momento più delicato: scegliere chi dovrà raccogliere l’eredità di Antonio Conte dopo due anni intensi, uno scudetto, una Supercoppa e un addio consumato tra successi e tensioni interne. La corsa, ormai, è ristretta a due nomi: Massimiliano Allegri e Vincenzo Italiano. Due idee opposte di calcio. Due modi diversi di vivere la pressione. Due Napoli possibili. E soprattutto due anime che dividono profondamente la piazza. Perché Allegri è il fascino del potere. È l’allenatore dei trofei, del pragmatismo, della gestione feroce dei momenti. Uno che entra nello spogliatoio e si fa ascoltare senza alzare la voce. De Laurentiis lo considera da anni una sorta di ossessione calcistica: esperienza internazionale, personalità, mentalità da grande club. Non a caso, fino a pochi giorni fa sembrava lui il prescelto. Ma proprio qui nasce il primo dubbio della città. Napoli, oggi, vuole davvero un calcio “allegriano” dopo aver assaporato prima Sarri, poi Spalletti e infine l’intensità di Conte? Una parte della tifoseria teme un ritorno a un calcio più speculativo, meno identitario, meno emozionale. Allegri dà garanzie di competitività immediata, ma accende meno fantasia. È la scelta della continuità ad alto livello, non necessariamente della bellezza. Eppure c’è anche chi, sotto sotto, sogna proprio questo: un Napoli finalmente cinico, europeo, meno romantico e più cattivo. Perché Allegri porta in dote una cosa che a Castel Volturno pesa tantissimo: la sensazione di poter gestire le pressioni del centenario senza farsi travolgere.

Italiano invece rappresenta l’opposto. È il rischio, ma anche l’entusiasmo. Il calcio offensivo, il pressing, la verticalità continua. È un allenatore che piace alla parte più passionale del tifo napoletano, quella che vuole riconoscersi nel gioco prima ancora che nel risultato. De Laurentiis lo segue da anni e già dopo Spalletti lo aveva seriamente valutato. Oggi, forse, è il momento giusto. Perché il Napoli che lascia Conte è una squadra forte ma anche stanca mentalmente, bisognosa di nuova energia. E Italiano sembra perfetto per rilanciare tanti giocatori sacrificati o compressi dal calcio ultra-strutturato dell’ultimo biennio. Non è un caso che nelle ultime ore sia diventato addirittura il favorito. Ma anche qui i dubbi non mancano. Italiano non ha mai allenato un club con la pressione quotidiana del Napoli. Bologna, Firenze, La Spezia sono piazze calde, sì, ma Napoli è un’altra cosa: è una centrifuga emotiva continua. Ogni pareggio diventa crisi, ogni vittoria illusione di scudetto. E la domanda che molti si fanno è semplice: Italiano è pronto a reggere tutto questo? In fondo, il bivio di De Laurentiis è quasi filosofico. Scegliere Allegri significherebbe puntare sulla garanzia, sull’uomo che sa stare nei palazzi del calcio e gestire la Champions come habitat naturale. Scegliere Italiano significherebbe invece investire sull’idea, sull’evoluzione, sulla possibilità di aprire un nuovo ciclo tecnico più moderno e aggressivo. La sensazione, però, è che anche il presidente sia combattuto come non gli accadeva da tempo. Perché Allegri rassicura la testa, Italiano accende la pancia. E Napoli, storicamente, decide quasi sempre con la pancia. Le prossime 48 ore saranno decisive. De Laurentiis vuole chiudere prima della partenza per gli Stati Uniti e consegnare al nuovo allenatore le chiavi del mercato e del centenario. Intanto la città si divide, discute, litiga come sempre. Ed è forse questo il segnale più chiaro: comunque vada, il Napoli ha già ricominciato a vivere dopo l’addio traumatico da Antonio Conte.

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