IO TIFO NAPOLI

Polpette e friarelli

Salvatore Savino *

Le cucine di tutta la città, nonostante fosse mattina presto, erano già avvolte dall’odore forte dei friarielli che le mamme avevano già pulito la sera prima, nel giorno della vigilia. C’era un’emozione talmente palpabile che sembrava si potesse toccare con la mano. Senza distinzioni di età, ognuno, nel proprio interiore, stava immaginando cosa sarebbe accaduto di lì a qualche ora. Il paradosso era tra l’incredibile e forse stridente contrasto tra i rumori di trombette, fischietti, petardi, che si udivano ad ogni angolo, e la dimensione silenziosa, quasi ascetica, che ognuno di noi coltivava nel proprio animo. Come in tutte le attese che si rispettino, il tempo sembrava non passasse mai. Avanti e indietro nei corridoi di casa, tutti sembrava cercassero una risposta ad infinite domande, tutti marinai, stremati da un viaggio durato sessant’anni e più, finalmente vedevano davanti a loro la terra, quella terra che il nostro condottiero ci aveva promesso al suo arrivo. Quando le mamme aprirono i cozzettielli di pane e li riempirono di polpette e friarielli, diedero inconsapevolmente il segnale alla ciurma. Partimmo da ogni casa, da ogni luogo, da ogni terra lontana, con il cuore colmo di emozione. Arrivati al San Paolo, ci si rese conto che mancava ancora tempo, tanto tempo, e ci si scambiava lo sguardo con qualsiasi altro fratello azzurro si trovasse a passare di là. Erano sguardi di amore fraterno, di commozione, di gioia. C’erano tanti che in realtà non c’erano più, ma noi riuscivamo ad immaginarceli la’ con noi: li vedevamo stretti ai loro figli e nipoti, che ogni tanto, alzando gli occhi al cielo, sembravano dire: ” ‘e visto, papà, lo scudetto è arrivato…”. La partita non contava nulla, ed in pochi la guardammo: ci guardavamo tra di noi, occhi negli occhi, a spiegarci cosa fosse l’amore, la passione. Un uomo anziano mi si avvicinò e mi chiese: ” giuvinò, sto da solo qua allo stadio, vi posso abbracciare?” Negli occhi acquosi di lacrime di quel nonnino, che oggi sarà in cielo vicino a Diego, mi resi ancora una volta conto di cosa volesse dire essere tifosi del Napoli. Non sempre si vincerà, anzi, tante volte si masticheranno bocconi amari, ma, come accade per i friarielli e le polpette delle nostre mamme, quello che all’inizio sembra un gusto amaro, spesso apre la strada al dolce sapore della gioia condivisa. Oggi non ci interessava parlare del futuro, che sarà sempre tinto d’azzurro per noi, oggi vogliamo ricordare a noi stessi che domenica è il 10 maggio e… la storia ha voluto una data. Forza Napoli Sempre.

*Scrittore, tifoso Napoli

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