Salvatore Savino *
E non finisce mica il cielo, canterebbe la grandissima voce di Mia Martini. Il Napoli va a Parma con il cuore pieno di gioia, gonfio dell’entusiasmo di chi crede nella rimonta, di chi sa di poter ancora coltivare un sogno, di chi prova con tutte le proprie forze a regalarsi e regalare una gioia. Accanto a sé il Napoli sa di avere tanti cuori che battono all’unisono, pronti a sostenerlo nelle eventuali difficoltà che dovessero incontrarsi in gara. Ed è questo il punto su cui voglio soffermarmi. Non è passato neanche un minuto e la difficoltà si palesa sotto forma di un errore della difesa azzurra. In quel momento, proprio quando chi ama dovrebbe stringersi di più, sono riemersi invece i critici ad oltranza, quelli che…” noi lo avevamo detto “, gli stessi che però forse sarebbero stati i primi a festeggiare una eventuale vittoria, ad esaltare le residue speranze di rimonta. Si può discutere sulle scelte tattiche, sul non aver puntato subito su Allison Santos, sull’incapacità di affrontare le squadre che si chiudono a riccio, come hanno fatto i Ducali per l’intera partita, ma parto da una mia personale considerazione: se il Napoli, nonostante le decine di infortuni, su cui sarà comunque necessario porsi degli interrogativi e avere delle spiegazioni sull’argomento, ha raggiunto le posizioni di classifica in cui si trova, è, senza timore di smentita, merito di Antonio Conte. Il lavoro del mister è stato esaltato fino a un minuto prima che il fischio d’inizio della partita di Parma cambiasse gli scenari, e mi sembra ingiusto adesso, quando sembra che il sogno sia finito, attaccarlo, con talvolta persino esagerato accanimento. Piangere sul latte versato, sminuire un’ottima stagione, con la vittoria della Supercoppa e la qualificazione in Champions, quasi che non vincere lo scudetto equivalga ad una disfatta, non è giusto. Diceva Schopenhauer: “Che stoltezza, deplorare, lamentare di avere in passato lasciato, senza sfruttarla, l’occasione offertaci per questa o quella felicità, questo o quel piacere. Che guadagno se ne avrebbe ora? La secca mummia di un ricordo.” Guardiamo avanti. In questo finale di stagione, che comunque bisogna onorare cercando di vincerle tutte, si deve pensare a costruire il futuro, a potenziare squadra e staff, a mantenere uno spogliatoio che resti un gruppo coeso e compatto. Ovviamente, ma potevamo aspettarcelo, la possibilità di creare un po’ di scompiglio, con l’ipotesi Conte alla Nazionale, è stata colta al volo, e si sono subito creati i dualismi: Conte deve restare o deve andare via, vogliamo vincere o vogliamo prima lo spettacolo. Chissà se riusciremo mai ad essere compatti e uniti, contro le provocazioni ed i tentativi di destabilizzare l’ambiente. Non sappiamo quello che sarà il futuro. Non sappiamo se sarà ancora Antonio Conte a guidare il Napoli nella prossima stagione, perché sulla questione, come detto, ci sono due opposte fazioni, tanto per cambiare. Ci sono quelli strasicuri che Conte sia già andato via e, di contro, quelli che scommetterebbero invece sulla permanenza del salentino. Analizzando i due possibili scenari, io opterei per la permanenza, e questo sulla scorta di dati visibili a tutti: in due anni si sono vinti uno Scudetto, una Supercoppa, cè’ stata la qualificazione in Champions e l’aumento del valore di mercato di tanti calciatori in rosa. Dovesse invece prevalere la linea del cambio di guida tecnica, comincerei col chiedermi chi avrebbe le qualità per sedere sulla panchina partenopea, l’esperienza, la capacità, la forza di reggere la pressione della piazza. Non può essere una mancata vittoria a Parma, per quanto abbia rappresentato la fine di una rimonta che comunque sarebbe stata un’impresa che avrebbe avuto dell’ incredibile, a gettare i tifosi napoletani nella disperazione. Crediamo nella possibilità di ricominciare, di poter presto lottare per obiettivi nuovi. Diamoci da fare non per distruggere, ma per costruire. Confucio sosteneva che “è meglio accendere una piccola candela che maledire l’oscurità”. Crediamoci. Stiamo vicini alla nostra squadra. Cerchiamo di diventare un corpo unico, inattaccabile da chi vuole invece vederci tornare ad essere Cenerentola, quella che può anche vivere un sogno una volta nella vita, ma poi deve abbandonare la carrozza e tornare al suo posto silenziosamente. E no, noi siamo rappresentanti di una città che da meravigliosa principessa è diventata, e resterà per sempre, regina. Quest’anno non abbiamo rivinto lo Scudetto, è vero, ma, con il grande poeta Gibran, ricordiamoci che “Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia, perché, oltre la nera cortina della notte, c’è un’alba che ci aspetta…” Forza Napoli Sempre
*Scrittore, tifoso Napoli





