Anoir Assou
Il tecnico nerazzurro presenta la stracittadina chiedendo fame, ferocia nella riconquista e attenzione difensiva. «Recuperare sempre le partite consuma energie»: il gruppo resta protetto. Il derby non si prepara soltanto con la tattica. Si prepara con la testa, con la capacità di leggere i momenti e con quella fame che Cristian Chivu vuole vedere nella sua Inter. Alla vigilia della sfida contro il Milan, il tecnico nerazzurro insiste su un concetto che accompagna il suo percorso: l’ambizione offensiva non può diventare sinonimo di superficialità, perché anche una squadra abituata a comandare deve saper difendere con la stessa intensità con cui attacca. La parola chiave è equilibrio. L’Inter vuole continuare a giocare in avanti, aggredire gli avversari e recuperare immediatamente il pallone, ma per farlo servono concentrazione e ferocia anche nella fase di non possesso. La riconquista deve essere «veloce, veemente e feroce»: non basta portare tanti uomini oltre la linea della palla, occorre essere pronti a riprendersela appena persa. È qui che Chivu individua uno dei margini di crescita della squadra.
E poi c’è la «provincialità», termine che il tecnico utilizza in un’accezione precisa, lontana da ogni ridimensionamento delle ambizioni nerazzurre. Significa avere fame, non concedere nulla, accettare che una partita possa essere sporca e che vincere richieda anche sacrificio. Una mentalità che diventa ancora più importante quando il talento e la superiorità tecnica rischiano di far abbassare la guardia. Il riferimento alla rimonta continua non è casuale. L’Inter ha dimostrato di saper reagire, ma dover rincorrere il risultato comporta un dispendio fisico e mentale che, nel corso della stagione, può presentare il conto. Recuperare una partita dopo averla complicata significa spendere energie che potrebbero rivelarsi decisive nei momenti cruciali. Per questo la solidità difensiva non è un dettaglio da aggiungere al gioco offensivo, ma una condizione necessaria per sostenerlo. Sul fronte delle assenze e delle scelte individuali, Chivu mantiene invece la linea della protezione del gruppo. Non tutto deve diventare materia di discussione pubblica: certe dinamiche, così come le ragioni di alcune defezioni, appartengono allo spogliatoio. Un modo per tutelare i giocatori e preservare la compattezza alla vigilia di una sfida che, per definizione, amplifica ogni parola e ogni gesto.
Il messaggio al Milan è chiaro, anche senza proclami: l’Inter vuole imporre il proprio calcio, ma dovrà farlo con la maturità di chi sa che il dominio non si misura soltanto con il possesso e le occasioni. Nel derby, spesso, la differenza la fa chi concede meno. E Chivu chiede ai suoi di impararlo prima che siano gli episodi a ricordarglielo


