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Fischi e Spagna, l’incubo di Trump

Massimo Ciccognani

Infantino ha ragione, perché quello americano è stato il miglior mondiale di sempre. Per molti, non per tutti, visti i costi e i prezzi da ricchi. Ma contano i numeri e questi danno ragione al numero uno della Fifa che oggi consegnerà il trofeo ad una tra Spagna e Argentina insieme al presidente americano Donald Trump. Che ieri, nella sua casa, la Trump Tower, sorrideva davanti agli elogi sperticati di Infantino, ma che sta cominciando a fare i conti con l’incubo fischi che già lo hanno accompagnato al Mondiale per Club dello scorso anno, e che sicuramente saranno la colonna sonora al termine della partita tra Spagna e Argentina quando sarà chiamato a consegnare il trofeo insieme ad Infantino alla squadra vincitrice.

E’ vero, New York è la sua casa, ma la Grande Mela è una metropoli estremamente democratica, e Trump non è visto di buon occhio. Poi, c’è un altro aspetto, la vincitrice. Cosa cambia, direte voi? Cambia, eccome. Perché dovesse vincere l’Argentina, visti gli ottimi rapporti tra i due Paesi, sarebbero tutte rose e fiori, che non coprirebbero i fischi del MetLife che ci sarebbero in ogni evenienza. Il vero problema è se a vincere fosse la Spagna, ovvero il Paese europeo che Trump detesta e che è stata l’unico a non assecondare le sue manie di grandezza e di potere, con Sanchez che gli ha negato prima il 5% del Pil per sostenre la guerra in Ucraina, poi gli ha vietato l’uso delle basi per far decollare i caccia nella guerra contro l’Iran. Basta e avanza tutto questo per far ingoiare ettolitri di bile al presidente americano che non sprizza  simpatia da tutti i pori. Certo, a qualcuno piace, ma non certo ai democratici americani. 

Arriverà allo stadio nel New Jersey con un corno che un amico napoletano gli ha fatto recapitare per scongiurare il peggio. La vita di Trump è uno show e non perde occasione per rimarcarlo: qui a New York, tutto parla di lui, dalle Torri agli aeroporti, dai vini alle bistecche, per finire con lo spettacolo di un’ora e mezzo organizzato prima e durante la finale. Megalomania allo stato puro. Non è riuscito però,. Trump, ad avere la meglio su quella cappa di fumi grigiastra che da giorni aleggia su New York complice i vasti incendi in Canada che impedisce la vista sullo Sky-line. Ha ingaggiato uno stregone indio per una danza della pioggia che sta arrivandio e magari con un po’ di venticello, potrebbe essere fortunato e d’incanto vedere libero il cielo su New York, illuminato dal sole. Trump è fortunato anche quando gli dice male. Ne ha fatte di cose brutte, come l’arbitro somalo rispedito a casa, i controlli smisuratamente drastici su alcune squadre in aeroporto, l’Iran costretto in Messico perché non gradito (ma il calcio non dovre aggregare?…), l’aumento smisurato dei prezzi di tutto ciò che tocchi sul suolo americano. Ma se gli andrà bene, riuscirà a dire di essere stato l’artefice del successo di questi mondiale. Incrocia le dita e magari prega pure. Pensa tu se oltre ai fischi della sua gente, sarà costretto a consegnare il trofeo alla Spagna.

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