Massimo Ciccognani
NEW YORK
Dopo 39 giorni di gare, 104 partite, ecco quella che conta. Spagna-Argentina, la sfida che assegna il titolo di Campione del Mondo. Interessi immancabilmente alti, lo spettacolo garantito, perché in finale sono arrivate le migliori espressioni di questo mondiale, le uniche che hanno giocato a calcio. Diverse, ma simili. Oggi al MetLife Stadioum, alle porte di East Rutherford nel New Jersey, è sfida generazionale. Da una parte l’Albiceleste, Campione del Mondo uscente, una fucina di talenti, magari un po’ datati, garra e qualità da vendere. Una squadra mai doma, che non si arrende mai. Dall’altra, la Roja, il futuro. Ha già vinto un europeo due anni fa trionfando a Berlino, una scuola che sa dare del tu al pallone, dove i talenti fioriscono con l’acqua santa del lavoro. Possesso palla, la capacità di far impazzire l’avversario, togliendogli respiro e possibilità di manovra per poi colpirlo nelle sue debolezze. Da una parte c’è un colosso come Messi che a 39 anni non si sa bene se apprezzare di più il campione o l’uomo, ma anche tanti interpreti, a cominciare da Lautaro Martinez, Enzo Fernandes che di grinta da cow boys ne hanno tanta da vendere. Dall’altra c’è Yamal, il baby talento-fenomeno del Barcellona, come Messi cresciuto nella Masia. Rodri si è preso fascia e Spagna con qualità e intelligenza tattica, la stessa che non fa difetto a Dani Olmi e davanti un Oyarzabal in stato di grazia con l’aggiunta di un Merino che ogni volta che è stato chiamato in causa ha sempore risposto presente.
Sarà una sfida da giocare là in mezzo al campo, dove Rodri e Paredes sono pronti ad illuminare la scena. L’atteggiamento tattico è chiaro: la Spagna di mago Luis De la Fuente non si snaturerà. Possesso infinito, palla da una parte all’altra fino a farti girare la testa fino ad inseguire un gol nel pomeriggio più bello americano. Occhio ai due portieri: Simon ha incassato un solo gol in questo mondiale, il Dubu Martinez si è copnfermato dopo l’exploit di Doha anche se ha subito più gol. Poi loro, Yamal e Messi, Oyarzabal e Lautaro. Cucurella-Tagliafico altro incrocio da tenere d’occhio. Qualità tanta in una sfida di stelle, pronte a brillare sul cielo del New Jersey. Meglio non si poteva prendere. Luis De la Fuente e Scaloni inseguono il sogno: Argentina per il bis mondiale, Spagna per tornare sul trono dopo il 2020. E’ sfida di talenti, da giocare prima con la testa poi con i piedi. Sarà un pomeriggio americano di un fascino incredibile. Stadio esaurito da tempo, emozioni indescrivibili. Vigilia serena, ma non troppo. Poche parole senza dire nulla, perché l’obiettivo è là, basta tendere la mano e prenderlo. Il sogno da realizzare, coltivato in un lunghissimo mondiale. Ma adesso siama alla fine della corsa, una poltrona per due, un trono che vale per l’eternità, con Spagna e Argentina che non lasceranno nulla al caso. Non si può sbagliare nulla, c’è solo da vincere, senza mezzi termini. E allora, andiamo a cominciare, la palla è al centro. Prendetela.

