Leonardo Tardioli
La Spagna arriva alla finale del Mondiale 2026 come la nazionale che ha espresso il gioco migliore fin qui nel torneo. Un gioco, o meglio un sistema, basato su alcuni principi cardine che hanno alla base il possesso palla e il suo sviluppo a seconda delle zone del campo in cui si svolge l’azione. Un gioco semplice, anche da vedere e forse anche da fare se si ha qualità tecnica nei piedi e allo stesso tempo difficile da contrastare per gli avversari che in questo Mondiale e in quasi 20 anni in assoluto che la Roja gioca così, hanno trovato l’unico rimedio nel blocco basso. Un aspetto con cui dovrà fare i conti anche l’Argentina nella stessa finale. Perché il finto centravanti – a seconda che sia Oyarzabal o Ferran Torres – è il fulcro dello sviluppo della manovra con i suoi movimenti che permettono agli esterni offensivi di tagliare al centro senza palla e di ritrovarsi spesso davanti alla porta. Poi ci sono i terzini che accompagnano l’azione restando larghi e sfruttando gli spazi lasciati proprio dagli esterni. In alcuni casi, come fatto da Porro contro la Francia anche loro tagliano e con le triangolazioni si ritrovano a calciare. Proprio gli scambi sono un altro dei fulcri di questo gioco e avvengono sempre in verticale e dunque proprio con l’obiettivo di portare un giocatore a calciare. Infine gli inserimenti senza palla fatti dai finti centravanti a seconda di come si sviluppi l’azione e degli spazi che dei centrocampisti, vedasi Fabian Ruiz ad esempio. Il tutto condito dal pressing per riconquistare il pallone una volta perso. La sfera poi non viene tenuta tanto da un singolo giocatore che, raramente, supera i due tocchi.
Questo principio permette proprio la velocizzazione del gioco che abbinata ai movimenti senza palla genera imprevedibilità e costringe spesso gli avversari al blocco basso. Tra i protagonisti attuali di questo sistema, oltre ai due già citati, troviamo anche Yamal, Baena, Cucurella e Rodri, la stella della squadra che guida i compagni in entrambe le fasi e anche fuori dal campo. Il tutto orchestrato dal ct Luis De La Fuente, un uomo che secondo quanto scritto nella sua biografia e riportato in un recente articolo da La Gazzetta dello Sport, è arrivato ad allenare la Spagna dalle giovanili e precisamente dall’Under 19 rispondendo ad un annuncio. In quel gruppo che vinse l’Europeo di categoria nel 2015 c’erano molti protagonisti di questa nazionale che il tecnico ha saputo portare e far crescere – di trofeo in trofeo – fino ad oggi e che ora sogna di guidare alla vittoria del titolo mondiale.

