Anoir Assou
Nel giorno degli innamorati, quando cuori e promesse dovrebbero intrecciarsi, San Siro diventa teatro di tutt’altro tipo di passione. Inter e Juventus, nemiche storiche per definizione, si ritrovano una di fronte all’altra sabato sera alle 20.45 per il Derby d’Italia, gara valida per la 26ª giornata di Serie A. Un incrocio che non conosce sentimentalismi né tregue, ma che come sempre può spostare equilibri, umori e ambizioni di un’intera stagione. La Juventus di Luciano Spalletti si presenta a Milano con necessità di riscatto. L’obiettivo minimo stagionale, la qualificazione alla prossima Champions League, è tutt’altro che al sicuro e la concorrenza di Como e Roma rende ogni passo falso potenzialmente decisivo. I bianconeri arrivano dal pareggio in extremis contro la Lazio, firmato da Kalulu, che ha evitato una sconfitta pesante in casa, ma non ha cancellato le incertezze di una squadra ancora fragile nei momenti chiave. Pochi giorni prima, la netta sconfitta per 3-0 contro l’Atalanta in Coppa Italia ha lasciato strascichi evidenti, più mentali che di classifica.
Eppure, solo qualche settimana fa, la Juventus sembrava aver trovato slancio con le vittorie contro Napoli e Parma. Spalletti ha dato identità, gioco e coraggio, restituendo ai bianconeri un’idea di calcio che negli ultimi anni era spesso mancata. Il problema, però, resta la scarsa incisività offensiva. Vlahovic, frenato a lungo dagli infortuni, ha saltato gran parte della stagione, Jonathan David non ha ancora mostrato numeri da centravanti di riferimento, Openda rimane un oggetto misterioso e Conceição appare appannato, poco dentro i meccanismi collettivi. A sostenere il peso dell’attacco sono così il talento del giovane Yildiz e la duttilità di McKennie, spesso chiamato a fare tutto e il contrario di tutto. Una Juventus che gioca bene ma segna poco, che costruisce ma fatica a chiudere le partite. Tuttavia, il Derby d’Italia azzera ogni logica: è una gara che vive di tensione, episodi e nervi, dove i pronostici contano meno della fame e del carattere.
Dall’altra parte c’è un’Inter in stato di grazia. I nerazzurri arrivano al big match dopo un periodo straordinario, certificato da risultati, prestazioni e continuità. Chivu recupera finalmente Barella e Calhanoglu, completando un centrocampo che torna ad essere uno dei più forti e completi del campionato. La sensazione è quella delle grandi occasioni: Thuram e Lautaro guideranno l’attacco, con una squadra ormai rodata, consapevole e matura. Nonostante il primato e il +8 in classifica, l’Inter ha ancora un conto aperto: la mancata vittoria negli scontri diretti contro le altre big, Napoli, Milan e Juventus. È l’unica vera ombra in una stagione fin qui dominante. Battere la Juve significherebbe cancellare questo limite e, soprattutto, dare un colpo quasi definitivo alla corsa scudetto, trasformando il vantaggio in una vera fuga. Inter-Juve non vale solo tre punti. Per i nerazzurri può essere l’inizio ufficiale della cavalcata tricolore, la vittoria che legittima ambizioni e superiorità. Per la Juventus, invece, è una partita spartiacque: vincere significherebbe restare aggrappati al treno Champions, evitare di scivolare a -15 già a febbraio e sfruttare anche gli incroci dell’altra grande sfida di giornata, Napoli-Roma, che coinvolge direttamente la corsa europea.
È una notte che può cambiare il volto della stagione. Chivu cerca la consacrazione definitiva, Spalletti una risposta di orgoglio e sopravvivenza. Nel giorno degli innamorati, a San Siro, l’amore lascia spazio alla rivalità più feroce del calcio italiano. E come sempre, sarà una questione di dettagli, nervi e cuore.





