UN ANNO DI CALCIO

Brilla la stella del Psg di Luis Enrique

Nella foto: Luis Enrique (foto Matteo Gribaudi/Image Sport)

Massimo Ciccognani

La prima volta di Parigi, la seconda personale di Luis Enrique che che le finali non le ha mai perse e la Champions League prende l’aereo per Parigi imbarcandosi con la formazione campione di Francia. Notte amara per l’Inter che non è mai entrata in partita, dominata dall’alto da una imbarazzante superiorità tecnico-tattico dei parigini. Alla Football Arena di Monaco finisce 5-0 per effetto del gol in apertura dell’ex Hakimi, della doppietta di Desirè Douè e dei gol di Kvarakhshelia e Mayulu. Vittoria schiacciante, persino umiliante, ma l’Inter ha fatto nulla per meritarsi una serata di gloria. Quella, spetta solo al Psg campione d’Europa.

Nel nome di Xana

C’è un cuore che batte forte nel cuore di Monaco, alla Football Arena, il cuore di Xana Enrique. Era una bambina, una principessina. Lo era e lo sarà sempre per papà Luis che l’ha vista sfiorire un tristissimo 29 agosto del 2019, strappata alla vita da un rarissimo e aggressivo tumore alle ossa. Era la principessa di casa, la piccola Xana che adesso lo coccola dal cielo. Luis ci crede, ci parla come se fosse ancora materialmente nella sua vita. Vince contro l’Inter la seconda Champions, e non aspetta neppure la consegna della medaglia d’oro dal presidente Uefa Ceferin, che si dirige verso il bordo del campo. Una mano gli porge una maglia ancora confezionata, la scarta e la indossa. E’ una t-shirt nera con due cartoni animati, rappresentati da Luis e Xana che piantano una bandiera in mezzo al campo. Era successo nel 2015 a Berlino, quando Luis aveva vinto la Champions con il Barcellona contro la Juventus. L’aveva promesso e lo ha fatto, ripetendo quel gesto, stavolta senza piantare bandiere, ma indossando quella maglia dal significato profondo, che investe la Fondazione Xana, istituita dal tecnico per aiutare la ricerca. Non c’è solo la raffigurazione di una vittoria, ma rappresenta sostegno, impegno per vincere una partita molto più grande di quella che Luis ha appena vinto sul campo. Nel nome di Xana. “Condividerò con lei il tetto d’Europa”. Luis Enrique è così. Stringe forte quella medaglia, stretto nell’abbraccio con la moglie Elena e con i figli Siria e Pacho. Il cielo sopra Monaco non si colora dei colori del Paris Campione d’Europa, ma è di un bianco candido, simbolo di gioia e candore per quella vita innocente strappata troppo presto alla vita. Quella maglia indossata sul campo era solo per loro due. Lo aveva promesso a Xana prima che chiudesse gli occhi per l’ultima volta, quello di piantare, anche se stavolta simbolicamente, un’altra bandiera sul prato di Monaco. Quella bandiera l’hanno piantata di nuovo, insieme, sorridendo. «Voglio ricordarmi tutto quello che di buono Xana ha portato nella mia vita. Non sarà certo un successo in Coppa che me la farà sentire più vicina. E’ vero anzi che nelle sconfitte la sento anche di più. Ma vi dico che la sento sempre, non cambia niente. Nella vita si nasce e si muore. Tutto il resto si vede». Una vittoria per Xana, per la  vita, la vittoria di un Campione d’Europa, la vittoria di un papà.