L’obiettivo è quello della qualificazione al prossimo Mondiale, quello del 2026 in Stati Uniti, Messico e Canada. L’obiettivo dell’Italia e di Luciano Spalletti, il Ct, che a “Cinque Minuti” su Rai Uno, ha presentato la sua autobiografia “Il paradiso esiste, ma quanta fatica”, parlando ovviamente anche dei prossimi impegni della nostra Nazionale, ovvero le qualificazioni mondiali, dopo aver saltato le ultime due edizioni (Russia a Qatar). Avversarie saranno Norvegia, Israele, Estonia e Moldavia. “Affrontiamo questi impegni con con tutta la fiducia possibile. Davanti abbiamo un ostacolo tosto come la Norvegia che è attrezzata per rendere difficile la vita a qualsiasi storia calcistica. La squadra secondo me c’è, abbiamo fatto dei notevoli passi in avanti, sicuramente ho individuato e ricevuto risposte importanti da parte di questi ragazzi che rimarranno grosso modo gli stessi, anche se dobbiamo essere attenti ad aprire a quelli che busseranno alle porte”.
Spalletti ricorda e racconta con l’emozione del primo giorno la chiamata del presidente i Gravina che lo ha nominato commissario tecnico. “Non me lo aspettavo, fu una sorpresa a tutti gli effetti”.
Tanti ricordi azzurri, da Italia-Germania a Messico ’70. “‘Pensai di andare a festeggiare con tutti gli amici e chiesi alla mamma di fare una bandiera con i brandelli di tessuti che aveva in casa con la vecchia Singer. La mamma fu bravissima ad accontentarmi in pochi minuti”, e poi l’ultimo mondiale vionto, quello del 2006. Siamo forti?, la dopmanda di Bruno Vespa: “Stiamo per diventare forti e lo dobbiamo fare velocemente”.
Obbligato il passaggio sul Napoli e sul presidente De Laurentiis. “Con De Laurentiis è stato un rapporto un po’ conflittuale, avrei preferito avesse avuto un po’ più di umanità nei miei confronti visto l’impegno che avevo messo. Niente mi scivola addosso, le vittorie come le sconfitte, io sono fedelissimo a quella che è la mia vita, sia lavorativa sia sentimentale. Non ci siamo più sentiti, ora magari ci sarà l’occasione. Napoli? Nessuna città sa essere così felice e malinconica. Averne visto la felicità è una cosa che mi porterò dietro per sempre”.
E poi, altro passaggio obbligato su Francesco Totti. “Mi piaceva pensare che il mio destino fosse affidato alla qualità e ai piedi magici di questo campione. Quando ci siamo chiariti due precisazioni dovevo dargliele ma ormai non si torna più indietro, resteremo super amici. C’è stato probabilmente un blackout di qualche minuto che ha incasinato le cose, però io ho fatto sempre tutto in funzione della Roma mai di personale”.





