Salvatore Savino *
Finalmente ci sono riusciti: tutti quelli che da settimane da giornali, emittenti televisive, siti, vaticinavano che la striscia di vittorie del Napoli si sarebbe interrotta, sono stati accontentati. Certo, non hanno avuto la piena soddisfazione che avrebbero gradito: loro sognavano la disfatta azzurra a Bergamo, dove però a mia memoria il Napoli ha regalato tre pappine alla dea, o, forse, con ancora maggiore entusiasmo, avrebbero goduto se fosse accaduto con la Juventus al Maradona. Pensate, che umiliazione sarebbe stata per il Napoli e per il suo tecnico, battuto dalla sua squadra del cuore, nello stadio intitolato al simbolo del pallone di Napoli nel mondo. Ah! Per i profeti dell’antinapoletanità sarebbe stato un trionfo epocale. Già li immaginavo negli studi televisivi e nelle redazioni, o semplicemente a casa loro, davanti allo schermo, gongolare al gol di Kolo Muani (se Anguissa non è sfortunato nel recupero difensivo non segna mai), pregustando la vittoria, già sciorinando le profezie sul crollo azzurro, a preparare titoloni e post social dal tono enfatico tipo: il sogno si infrange, Conte travolto dal suo passato, eccetera eccetera. Qualcuno più emotivo magari avrebbe rischiato un commovente: parte la rimonta Juve, o simili. Poi però, ha parlato il campo, e per lui la straripante superiorità del Napoli, e i profeti di sventura hanno dovuto ritirarsi nei loro antri. Sono ricomparsi però alla prima occasione, quando, ormai nei minuti di recupero, stavano già preparandosi a dover trovare un nuovo spunto per colpirci. Peccato per la vittoria mancata di Roma, il Napoli l’aveva ormai portata a casa, ma non mi sembra nemmeno corretto criticare Conte per la decisione di far entrare Mazzocchi per proteggere il risultato: la scelta conservativa, in tante altre occasioni, aveva pagato. Stavolta, complice una cattiva lettura del movimento dello stesso Mazzocchi (non abbatterti Pasquale, hai il cuore azzurro e ti sei arrabbiato più di noi), abbiamo subito il pareggio. Il vero problema del Napoli arriva dopo, e purtroppo, come spesso accade, nasce proprio all’interno della galassia azzurra, come se non fossimo la squadra in testa alla classifica, come se fossimo tornati alla tragica stagione della retrocessione in serie B. Parte del tifo napoletano, agitata ad arte da chi forse gradisce che a Napoli non ci sia compattezza, che il tifo si divida e, perché no, che la squadra perda colpi, ha parlato di crollo, di cattive scelte di Conte, come se le stesse fatte in almeno altre dieci gare le avesse fatte un altro. Insomma, il classico e ormai ritrito polpettone avvelenato di chi non ammette che nel calcio non si gioca da soli, e che almeno saltuariamente capita che un avversario giochi meglio o, come in questo caso, sia più fortunato e di conseguenza non si vinca ogni partita. Vedete, amici che avete la compiacenza di seguirmi, le cose del calcio come della vita possono spiegarsi in modi opposti, entrambi validi. Un esempio pratico su come può proporsi una notizia in modo che l’effetto sui lettori o ascoltatori sia opposto: Peccato, Il Napoli non approfitta del mezzo passo falso dell’Inter nel derby e non allunga in classifica, oppure: fortunatamente, nonostante la supremazia schiacciante, l’Inter non vince il derby, ed il punto preso dagli azzurri a Roma lascia la classifica uguale ma con una gara in meno. La notizia è la stessa, vedete, ma il modo di proporla fa cambiare la chiave di lettura per chi ne è il fruitore finale. É accaduta esattamente la stessa cosa per la sessione di calciomercato appena conclusa. Per prima cosa, andrebbe spiegato che questo non per caso si chiama mercato di riparazione. Ora, in punta di idioma, ritengo che necessiti di riparazione qualcosa che si è rotto, guasta, e il Napoli tutto mi sembra tranne che guasto. Non per nulla, è il Milan il club che si è mosso di più. Considerando che ha già esonerato un allenatore, che il nuovo si è preso pubblicamente quasi a botte con il capitano, poi cacciato, che è a 19 punti dietro di noi e sette dal quarto posto utile per la Champions, e loro sì che dovevano fare mercato. Il Napoli, al momento,non aveva guasti da riparare o motori da cambiare. Si dirà: abbiamo perso Kvara, Folorunsho, Zerbin. Proviamo ad analizzare insieme le situazioni: il nodo Kvara non si scioglie se non si parte dall’assunto che il georgiano ha deciso di andarsene, e subito, dopo aver trattato per mesi con il Paris Saint-Germain, mentre compagni e tecnico lottavano per il vertice. A quel punto, il tecnico prima, che ormai gli preferiva Neres, e la società poi, non hanno potuto far altro che cederlo. Ora, dal punto di vista tecnico, il Kvara del primo anno devastante, dirompente, sarebbe stata una perdita terribile per il Napoli, quello del secondo anno e del girone di andata direi di no. E non mi si venga a dire che ha fatto qualche gol e un paio di belle giocate, perché per le sue qualità siamo al minimo sindacale. Ciò non di meno, prendere un sostituto non è facile: i calciatori di prima fascia, i top player, e quelli che ci si avvicinano, non verrebbero a fare la panchina, vorrebbero giocare: siamo così sicuri che Conte, a questo punto della stagione, romperebbe i delicatissimi equilibri di uno spogliatoio coeso e vincente pur di far giocare il Garnacho di turno? Io modestamente penso di no. E allora, ecco che nelle ultime ore si è palesata la possibilità di Okafor, calciatore forse più punta che esterno, ma certamente di buone qualità, che conosce il campionato italiano come i tornei europei. Sulla querelle del difensore centrale poi, proprio per gli stessi motivi di cui sopra, o si prendeva un anziano alla Danilo, che per motivi familiari ha scelto di tornare in Brasile, o un giovane di belle speranze, e anche su quello il Napoli ci ha provato, ma il prezzo esorbitante e le possibili ingerenze da parte di altre società hanno reso l’operazione irrealizzabile. Ricordo comunque che il plurivituperato Juan Jesus, in sette partite da titolare ha portato a casa sei vittorie e un pari. Folorunsho, che già aveva avuto problemi con il tecnico quest’estate, aveva trovato pochissimo finora, e comunque è arrivato Billings, che in allenamento sembra essere apprezzato da tecnico e compagni. In conclusione, quello che vorrei diventasse Il punto fondamentale per i tifosi del Napoli è la coesione: bisogna stare uniti, tutti insieme, e anziché dividerci in fazioni, come vorrebbero quelli che ci temono, dovremmo essere un tutt’uno con squadra e società. I pericoli vengono da fuori, come apparso palese nella conduzione arbitrale di Roma ad esempio. Cerchiamo di non crearceli anche al nostro interno. Ho i capelli un po’ più bianchi di qualche altro amico lettore, per cui ho memorie antiche di quanto sia stato detto e fatto contro il Napoli negli anni precedenti. Ora, per esempio, il nuovo mantra dei profeti di sventura, è che Conte, deluso dal mancato mercato fantascientifico del Napoli, abbia già rotto con il presidente, e sicuramente, per questo motivo, andrà via a fine stagione. Almeno hanno il pudore di farci finire questo campionato col tecnico salentino, meno male. Fermo restando che tutti possono andare via, perché l’unica cosa che conta e che resta è il Napoli, che nessuno lo dimentichi mai. Ora, testa solo all’Udinese: occorre vincere per restare al vertice, e sono certo che il mister i ragazzi ce la faranno: non hanno mai tradito le attese e le speranze, e non cominceranno certo adesso. Noi siamo con voi, ragazzi, con il mister, e anche con la società, perché a volte, troppe volte, ci si dimentica che se c’è un tecnico così di valore ed una rosa di grandi calciatori, è perché c’è alle spalle una grande società che li ha scelti. Forza Napoli Sempre
*Scrittore, tifoso Napoli





