Massimo Ciccognani
Abbronzato e rilassato, sebbene sia stato costretto ad interrompere le ferie per una chiamata dalla Figc e dal presidente Malagò. Claudio Ranieri è la faccia della serenità, una carriera straordinaria e adesso l’azzurro come ciliegina sulla torta. Perché alla Nazionale, non si può dire di no. “La Nazionale è solo il coronamento di una carriera. Ero al mare quando il presidente mi ha chiamato e non ho avuto dubbi nell’accettare. Se vieni chiamato, devi rispondere sì e basta. Mi premono tantissimo due cose: far innamorare tutti i tifosi della maglia azzurra e di realizzare il sogno di tutti quei bambini e ragazzi, come mio nipote di 12 anni, che non hanno mai visto l’Italia al Mondiale”.
Eppure l’Italia se la poteva prendere lo scorso anno quando era stato individuato da Gravina per sostituire Spalletti. Ma ha rifiutato. “Ogni volta che ho scelto – continua Ranieri – l’ho fatto con il cuore e non mi sono mai pentito e anche questa volta è così. Non potevo rescindere il contratto con la Roma, che è anche la mia squadra del cuore, o avere il doppio ruolo. Ci sarebbero stati troppi conflitti d’interesse. Ora la Nazionale è arrivata, ho avuto una seconda possibilità e stavolta è stato facile decidere”.
C’è da lavorare molto e Ranieri lo sa benissimo, perché serve cambiare l’intero sistema. Ma ci vorrà del tempo. “E’ vero, c’è molto da lavorare. Roberto dovrà sistemare la situazione campo, io quella che non si vede. Qualcuno a Cagliari mi ha detto che i bambini per andare alle scuole calcio spendono troppi soldi, questo non può accadere. Non possiamo permetterci in questo periodo storico dove i bambini sono presi da altre distrazioni di perderli. Dobbiamo riavvicinarli al calcio abbassando i prezzi. Un mese fa ho detto che le nazionali giovanili stanno lavorando bene, ciò che è difficile è l’ultimo salto. Dobbiamo vedere come possono fare le squadre per permettere al selezionatore di avere a disposizione più calciatori. Dobbiamo lavorare sulla tecnica e sulla tattica individuale, cose che i nostri giovani allenatori non fanno più perché devono vincere”.
Su cosa fare, Ranieri ha le idee chiarissime. “Una volta c’era un massimo di tre stranieri, ora le cose sono cambiate. Non posso essere io a decidere per i club, ma bisogna dare al selezionare l’opportunità di scegliere. A qualsiasi livello gli allenatori devono vincere, non posso obbligarli a far giocare qualcuno. Mi auguro che tutte le componenti possano permettere alle loro squadre di far giocare più italiani. Per quanto riguarda i bambini, tocca a me capire come fare ad abbassare i prezzi. Non ho idea di quanto costi una retta con il completino: fatemi avere tutte le carte e poi vedrò se posso fare quello che voglio. Io vedo i bambini giocare in spiaggia, giocano a tutto per cui bisogna riportarli sui campi da calcio”.
E sul programma presentato da Maldini e Leonardo, non esclude nulla. “Giovanni Malagò mi ha chiamato lunedì sera, quindi non l’ho ancora visto. Ma ho il dovere di guardare tutto e prendere ciò che c’è di buono. Credo sia stato travisato qualcosa quando Maldini parlava di dieci anni, perché l’obiettivo è lavorare sui ragazzi di 10-12 anni e aiutarli a diventare bravi. La differenza tra noi e gli altri è che noi siamo bravi tatticamente e di squadra, mentre gli altri sono bravi tecnicamente. n passato c’erano meno scuole calcio, ma si giocava per strada e si dribblava. Ora non si dribbla più, bisogna tornare a lasciar esprimere il ragazzo. Poi bisogna inquadrarlo dopo i 14-15 anni, mi farò dare se disponibile questo programma e non avrò paura a portarlo avanti”.
Con Mancini rapporto schietto, con Ranieri a disposizione per qualsiasi cosa. “Sono stato allenatore fino a un paio d’anni fa. Se Roberto vorrà avere dei consigli, sarò felice di darglieli. Altrimenti me ne starò al mio posto. Ho tante altre cose a cui pensare in questo ruolo. Non andrò mai a dirgli quello che deve fare, se lui pensa di avere la necessità di sapere la mia opinione sarò ben felice di dargliela. Io da allenatore non andavo dal direttore sportivo a chiedergli le sue opinioni, ne parlavo con i miei collaboratori. Ricordo quando Mancini vinse la Premier League, andai alla sua ultima partita in casa e fu bellissimo vedere trionfare un italiano”.
Poi ci sarà da chiedere anche una mano alla politica. E sarà fondamentale. “Chiederò un aiuto a tutti quanti, anche alla politica se dovesse servire. È bello seguire l’Italia sempre, quando si vince e quando si perde. Ne va della nostra italianità, non possiamo andare avanti così”.
E in tutto questo, la moglie Rosanna che da quattro anni sente dire che col calcio ha chiuso, ma poi, Ranieri ci ricasca sempre. Per amore. “Stavolta sarà contenta, perché finalmente non le faccio fare un altro trasloco, quindi sarà felice”.

