E’ accaduto tutto in un battito di ciglia, e quello striscione in campo con la scritta ‘Las Malvinas son argentinas”, esposto da Leo Messi e compagni al termine della partita con l’Inghilterra, è stato frutto del momento. Anche se inappropriato. Lo striscione era stato esposto in tribuna da un tifoso, i giocatori lo hanno visto e se lo sono fatto consegnare, esponendolo come trofeo sul campo. Gianni Infantino, presidente della Fifa, è da sempre stato intransigente, bandendo la propaganda politica. Ma gli argentini, Messi in testa, non sono pentiti. “Fin dall’inno nazionale abbiamo iniziato a sentire qualcosa di speciale, tutto il gruppo lo ha sentito. Sapevamo che questa partita non era come le altre, che la gente in Argentina ci teneva, la voleva – ha detto Messi ricordando Maradona -. Sicuramente Diego da lassù sarà contento perché per lui era un giorno molto speciale”. Dichiarazioni poi ribadire da Enzo Fernandes. “Diego sarà contento. Con Julian Álvarez in albergo abbiamo visto la partita dell’86 con gli inglesi almeno 3 o 4 volte, ed è stata una motivazione enorme”, mentre Paredes a precisa domanda ha risposto: “le Malvinas erano argentine e lo saranno sempre”.
La protesta l’ha montata la federcalcio inglese che ha chiesto alla Fifa di sanzionare l’Argentina, irrobustita dagli interventi del Governo britannico. C’è un precedente datato 2024, quando Rodri e Morata furono squalificati per un turno per aver intonato il coro “Gibraltar is Spain” per festeggiare il successo agli Europei. E qui subentra la politica, visti rapporti tesi tra Londra e Buenos Aires. In Argentina, tutti solidali con Messi e compagni, ma inglesi fuoriosi. E adesso la palla passa alla Fifa che atteggiamenti del genere non li tollera. Già c’è stata la storia della squalifica a Bologan revocata, e adesso che succede? Manca poco, e lo sapremo.

