Robert Vignola
Caduta e riscatto. Lionel Messi continua a dar fondo al suo repertorio, con il risultato non marginale di allungare il passo in
quel mondiale nel mondiale rappresentato dalla corsa al miglior marcatore di tutti i tempi. E se perde un colpo con quel rigore
mandato al lato in avvio nella gara contro l’Austria, mette a referto comunque il gol decisivo che dà una spallata al girone J e proietta
l’Argentina alla fase ad eliminazione diretta. Già alla mezz’ora si era capito che la Pulce non si era lasciato deprimere dall’errore dal dischetto in avvio. Sfuggente come sempre, aveva prima ispirato Enzo Fernandez e poi, sulla ribattuta del portiere, calciato a colpo sicuro trovando però Schlager in traiettoria. Niente da fare poco dopo, perché il filtrante di Medina era troppo ghiotto per lasciarsi sfuggire l’occasione di sbloccare il match spareggio.
A cavallo tra le due frazioni Sabitzer aveva provato a suonare la carica per gli austriaci, anche arrivando ad impegnare severamente
Martinez, per poi suggerire senza fortuna a Gregoritsch la via del pari. Rangnick ha allora affidato le sue speranze all’ingresso in
campo di Arnautovic, per un finale che i 70mila di Dallas hanno atteso col fiato sospeso. Ancora Messi è riapparso in cronaca per un assist
al neo entrato Gonzalez, rimasto sprecato. In pieno recupero fioccano le occasioni da una parte e dall’altra e, nemmeno a dirlo, ecco che
quando il pallone capita a Messi cala il sipario: 2-0 e la zampata di Lionel, cinque gol nei primi due incontri, è di quelle destinate a
lasciare il segno. Una millimetrica questione di angolazione gli avrebbe poi tolto il secondo hattrick consecutivo, ma gli applausi
fioccano lo stesso: è un Messi già siderale e l’Argentina con lui può sognare una stella in più da aggiungere all’occhiello.

