SERIE A

Roma, con l’Atalanta è l’ultima chiamata

Intanto l'attacco frontale di Ranieri a Gasperini, apre nuovi scenari per il club giallorosso

Nella foto: Ranieri e Gasperini, uno contro l'altro (foto Salvatore Fornelli)

Enrico Rossi

Sei giornate alla fine di una stagione che difficile lo si sapeva, ma con questi contorni, nessuno lo avrebbe immaginato. Sabato sera all’Olimpico c’è Roma-Atalanta, l’amarcord per Gian Piero Gasperini che alla Dea ha costruito un impero (economico e sportivo) che adesso vorrebbe riproporre in casa giallorossa. Limitiamoci all’aspetto sportivo perché alla fine della stagione ne mancano sei e c’è ancora molto da scrivere di questa stagione. La classifica in chiave quarto posto dice: Juventus 60, Como 58, Roma 57, Atalanta 53, con la Dea virtualmente fuori dalla corsa. Per la Roma la sfida all’Atalanta arriva in un momento particolare della stagione. I giallorossi non sono ancora out, ma non dipende solo dai risultati che di qui alla fine andranno a confezionare Malen e compagni. Alla Roma servirà vincerle tutte e poi tirare le somme, sperando che chi è davanti rallenti la propria corsa., Non facile, con una Juve in salute che grazie alla vittoria di Bergamo ha messo la freccia e sembra destinata a prendersi il quarto posto. E a Gasp serve solo vincere per continuare a sperare. 

Ma in casa Roma c’è un altro tema, ben più scottante, che tiene banco. Perché quanto successo la settimana scorsa, a pochi minuti dal calcio d’inizio di Roma-Pisa, ha del surreale. L’attacco frontale di Claudio Ranieri a Gian Piero Gasperini, che nessuno si aspettava, nei tempi, nei modi, nella parole. Parole che hanno fatto il giro del globo per quanto forti. Ma anche inopportune. Parole dure, taglienti, alle quali Gasperini non ha risposto, evitanto di peggiorare una situazione già di per sè critica. Ma il giorno del giudizio è arrivato, con i texani che si troveranno a dover scegliere se pendere per l’uno o per l’altro. E comunque vada a finire, è la sintesi di un progetto tecnico fallito. Questa estate sorrisi e ambizioni campeggiavano dalle parti di Trigoria perché finalmente era arrivata una troika (Ranieri, Gasperini e Massara) che sembrava preludere ad un ciclo fatto di calcio, passione e risultati. Fino a sabato quando Ranieri ha sfondato il muro del silenzio, dicendo cose che si sapevano, sbagliando però tempi e modi. Un attacco frontale al tecnico che questa estate aveva elevato all’ennesima potenza, per poi scaricarlo a quarta scelta tra i candidati alla panchina della Roma.

Gasperini, ha fatto innamorare tutti, perché non ama mezze misure, perché dice sempre quello che pensa. Compreso un mercato fatto male, con tanti soldi investiti altrettanto male. Gasperini è questo e non lo cambi. La frattura è insanabile, perché uno dei due è di troppo. Ranieri, da senior advisor, sembra ragionare ancora da allenatore, che non è, e altrettanto fa Gasperini, che invece è allenatore a tutti gli effetti. L’affetto, la stima, la riconoscenza e la romanità di Ranieri, non potrà mai essere messa in discussione, ma gli si può dire che stavolta ha sbagliato. Capita a tutti, magari ha sbagliato per il troppo amore per la Roma, ma ha sbagliato. Uno è di troppo, in attesa che la matassa venga sciolta da Dan Friedkin. La proprietà avrà pure investito tanto nella Roma, ma non ha investito nella figure. Manca un direttore generale, manca un amministratore delegato, manca gente di campo che oltre a Ranieri avrebbero poturo e dovuto stendere il velo della Madonna e coprire la bocca a tutti. La stagione non è finita e in attesa di quello che decideranno sul futuro i Friedkin, Claurio e Gian Piero, dovranno convivere fino alla fine per il bene della Roma, per quei 65mila che cor core acceso da ‘na passione, riempono l’Olimpico ogni maledetta domenica. E non  meritano questo scempio.

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