Massimo Ciccognani
E’ un risveglio amarissimo. Rivedi mentalmente la sfida di Zenica e pensi, non è possibile. E non neppure un pesce d’aprile. Incredibile per essere vero, siamo di nuovo fuori dal mondiale. Riflessioni ad alta voce sulla partita le abbiamo fatte. In dieci per oltre un tempo, si poteva fare il 2-0 e chiuderla lì, poi la lotteria dei calci di rigore che continua ad essere una maledizione perché non ne indoviniamo una. Ma c’è un alytro aspetto che va sottolineasto. A chi interessa questo calcio, a chi interessa della Nazionale? Che Gravina non abbia rassegnato le dimissioni, ci sta, fondamentalmente perché se c’è qualcuno che deve pagare è il sistema calcio italiano. Che non fiunziona.
In Italia decide la Lega, decidono i Club. Quindi niente stage di una settimana per preparare meglio l’assalto al mondiale, e tutta una serie di situazioni che non giovano a nessuno. Un campionato a venti squadre non si può vedere, pieno di stranieri che finiscono con il togliere spazio alle risorse di casa. Se uno deve cambiare, è il sistema politico che muove il nostro calcio. Ma vallo a dire ai nostri presidenti che oggi brontolano dal pulpito invocando le dimissioni di Gravina.
Quello che non va è evidente, ma nessuno lo vuole ammettere. Eppure era stato trovato lo spazio per giocare Milan-Como in Australia, ma rinviare una giornata di campionato, assolutamente no. E allora l’esame di coscienza se lo facciano dall’alto. Così non si va da nessuna parte, o si cambia o si affonda ancora. Ci rimane negli occhi il volto rigato di Gattuso, che ha tenuto in piedi l’Italia conn la sua proverbiale anima. Poi mettiamoci anche arbitri e Var. In Italia è uno sfacelo, errori continui, ma quello di Turpin di ieri sera è grossolano perché non ha estratto il rosso a Muharemovic e quelli del Var neppure se ne sono accorti. Potevamo tornare in parità numerica e respirare. Niente, non ce ne va bene una, come Paperino. La realtà è inclemente, perché in America vola la Bosnia. A noi, resta soltanto il divano di casa.





