Anoir Assou
Domenica sera San Siro ospiterà una delle sfide più attese di questa stagione: Inter–Napoli, un incrocio che va ben oltre i tre punti e che racconta molto del presente – e forse del futuro – del campionato. Un big match che arriva in un momento delicatissimo, con equilibri sottili e tensioni emotive pronte a esplodere. L’Inter si presenta all’appuntamento forte di sei vittorie consecutive in Serie A, una striscia che ha restituito ai nerazzurri quella continuità e quella ferocia che mancavano dai tempi della seconda stella. La squadra di Cristian Chivu sembra aver ritrovato ciò che si era smarrito: equilibrio, compattezza e soprattutto il piacere di sentirsi parte di un gruppo. Un aspetto tutt’altro che scontato se si torna con la memoria all’alba del campionato, quando le sconfitte contro Udinese e Juventus avevano fatto emergere dubbi profondi sulla scelta dell’allenatore, aprendo scenari che sembrano presagire una stagione colma di difficoltà e figlia delle incertezze create nell’ultima stagione. Oggi, invece, l’Inter appare rinata, più solida mentalmente e più convinta del proprio percorso. Ma la sfida con il Napoli riapre ferite ancora vive. All’andata, al Maradona, finì 3-1 per gli azzurri: una sconfitta sonora, figlia non solo del campo ma anche della gestione emotiva della gara. In quell’occasione Antonio Conte riuscì a portare la partita sul terreno a lui più congeniale, scardinando i nervi dell’Inter e trascinandola in una trappola emotiva dalla quale non seppe uscire. Una lezione ancora impressa nella memoria nerazzurra, e che rende questa rivincita ancora più carica di significati.
Il Napoli arriva a Milano con un percorso più accidentato. Le difficoltà europee sono sotto gli occhi di tutti, e il piazzamento arretrato nella classifica generale di Champions League lo certifica. In campionato, però, Conte ha confermato di essere uno specialista assoluto (lo provano i 5 campionati vinti su 6 in Serie A). Anche nei momenti più complessi, il tecnico salentino ha saputo tenere le redini della squadra e rovesciare i pronostici che avrebbero visto il Napoli cadere in un vortice di risultati negativi. Emblematico il periodo successivo alla sconfitta di Bologna prima della sosta di Novembre, quando Conte scelse di allontanarsi temporaneamente da Castel Volturno, lasciando il gruppo sotto la guida di Stellini per riflettere e ripensare il suo Napoli. Da lì è nato un nuovo assetto, più funzionale e brillante, che ha rilanciato gli azzurri anche grazie all’impatto devastante di Højlund. La maniera in cui l’allenatore ha saputo rimodellare e plasmare la propria squadra, nonostante la marea di infortuni che hanno colpito gli azzurri questa stagione, dà la misura della grandezza a cui è arrivata la squadra partenopea in tutte le sue componenti. Resta però un dato storico difficile da ignorare: le squadre di Conte hanno spesso faticato a mantenere un livello altissimo di competitività in presenza di impegni ravvicinati. Gli infrasettimanali, nel tempo, hanno tolto punti e certezze, sia in campionato sia in Europa. Un dettaglio che potrebbe pesare in una fase così densa della stagione.
L’Inter arriva con il vento in poppa, sospinta da entusiasmo e risultati. Il Napoli, invece, arriva ferito e consapevole che una sconfitta potrebbe spalancare uno scenario pericoloso, con un distacco potenziale che rischierebbe di diventare difficile da colmare. È proprio in queste condizioni, però, che le squadre di Conte diventano più pericolose. Domenica non sarà solo una partita: sarà un crocevia emotivo e tecnico, capace di indirizzare la stagione in entrambe le direzioni. San Siro è pronto, il campionato trattiene il fiato.






